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    LE NOTIZIE DEGLI ULTIMI 20 GIORNI

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    COMUNI: LA COMPETENZA AD ADOTTARE IL PROVVEDIMENTO DI ACQUISIZIONE SANANTE È DEL CONSIGLIO COMUNALE
    18/10/2019
    La competenza all'adozione del provvedimento di acquisizione sanante nel Comune è riservata al Consiglio comunale, in quanto riconducibile al novero dei provvedimenti di acquisizione ex art. 42, comma 2, lett. l, del d.lgs. n. 267/2000, che dispone doversi adottare con delibera consiliare gli «acquisti e alienazioni immobiliari, relative permute, appalti e concessioni che non siano previsti espressamente in atti fondamentali del Consiglio o che non ne costituiscano mera esecuzione e che, comunque, non rientrino nella ordinaria amministrazione di funzioni e servizi di competenza della Giunta, del segretario o di altri funzionari», così ricomprendendo anche l'ipotesi di acquisto di immobili disciplinata dall'art. 42 bis del d.p.r. n. 327/2001.

    DECRETO DI ESPROPRIO TARDIVO: ANNULLABILE
    18/10/2019
    Ove non sia rispettato il termine massimo di efficacia della dichiarazione di pubblica utilità, il decreto di esproprio impugnato va ritenuto illegittimo e perciò annullato.

    SCADUTO IL TERMINE DI EFFICACIA DEL PIANO PARTICOLAREGGIATO, VIENE MENO LA POSSIBILITÀ DI PORTARE AD ESECUZIONE GLI ESPROPRI
    18/10/2019
    Nel sistema normativo attualmente vigente, ai sensi dell'art. 17, comma 1, della legge n. 1150 del 1942, scaduto il termine di efficacia stabilito per l'esecuzione del piano particolareggiato, per la parte in cui esso è rimasto inattuato non è più possibile portare ad esecuzione gli espropri preordinati alla realizzazione delle opere pubbliche e delle opere di urbanizzazione primaria. Per come invece previsto dal citato art. 17, comma 3, residua, tuttavia, la possibilità di attuazione anche parziale di comparti o comprensori del piano particolareggiato decaduto secondo una specifica modalità, articolata sulla base di proposte di formazione ed attuazione di sub-comparti "indipendentemente dalla parte restante del comparto, per iniziativa dei privati che abbiano la titolarità dell'intero sub-comparto".

    CONCLUSIONE DEL PROCEDIMENTO DI ACQUISIZIONE SANANTE: NON APPLICABILE IL TERMINE DEI 30 GIORNI PREVISTO DALLA DISCIPLINA GENERALE DEL PROCEDIMENTO
    17/10/2019
    Pur mancando un termine legale di conclusione dello specifico procedimento ex art. 42-bis d.p.r. 327/2001, non è ragionevolmente applicabile il termine residuale di 30 giorni previsto dalla disciplina generale del procedimento amministrativo (art. 2 L. 241/90), considerata la peculiarità e l'oggettiva complessità delle valutazioni demandate al all'amministrazione nella fattispecie procedimentale di cui si discute. Nondimeno, sussiste l'obbligo di provvedere in relazione al dovere di correttezza e di buona amministrazione della parte pubblica, ex art. 97 Cost., stante l'insorgenza in capo al proprietario di una legittima aspettativa a conoscere il contenuto e le ragioni delle determinazioni amministrative, quali che esse siano.

    PONTE MORANDI: LA TRIPLICE INDENNITÀ SPETTA SOLO AGLI SFOLLATI
    17/10/2019
    Nell'intenzione del legislatore, le tre indennità di cui all'art. 1-bis comma 2 del D.L. n. 109/2018 (2.025,50 €/mq + € 45.000 + € 36.000) non rivestono una finalità genericamente indennitaria della proprietà (finalità cui provvedono ordinariamente le disposizioni del D.P.R. n. 327/2001), ma di speciale tutela sociale della proprietà "dell'abitazione" (art. 47 comma 2 Cost.), cioè dell'immobile in cui il proprietario abbia anche stabilito la propria residenza o dimora abituale. Non spettano perciò a soggetti non residenti o dimoranti nell'immobile espropriato.

    PEEP: IL COMPORTAMENTO INERTE O NEGLIGENTE DEL COMUNE NON PUÒ AVERE RIPERCUSSIONI ECONOMICHE SUGLI ASSEGNATARI
    17/10/2019
    Sulla base dell'art. 35, 12° comma, della legge n. 865/1971, (secondo il quale i corrispettivi della concessione in superficie ed i prezzi delle aree cedute in proprietà devono, nel loro insieme, assicurare la copertura delle spese sostenute dal comune o dal consorzio per l'acquisizione delle aree comprese in ciascun piano approvato a norma della legge 18 aprile 1962, n. 167), di regola l'Amministrazione comunale, dopo una stima iniziale, ben può modificare l'entità dei suddetti corrispettivi, all'esito della quantificazione dei costi effettivamente sostenuti, al fine di ottenerne la copertura. Tuttavia ciò vale quando un tale più elevato costo dipenda dal valore del bene e sia stata correttamente e nei termini espletata la procedura espropriativa per pervenire all'acquisizione delle aree. Non può, infatti, pretendersi che un comportamento inerte e negligente possa traslare le conseguenze i termini economici sugli assegnatari degli alloggi di edilizia popolare e loro aventi causa.

    TERMINI PROCESSUALI DIMIDIATI ANCHE SE BENEFICIARIO DELL'ESPROPRIO È UN PRIVATO
    16/10/2019
    Ai sensi dell'art. 23-bis, l. n. 1034/1971, oggi confluita nell'art. 119 cod. proc. amm., nelle controversie aventi ad oggetto i provvedimenti relativi alle procedure di occupazione e di espropriazione delle aree destinate alle opere pubbliche o di pubblica utilità, i termini processuali sono ridotti alla metà, salvo quelli per la proposizione del ricorso. Tra i termini soggetti a dimezzamento c'è anche quello decadenziale per il deposito del ricorso notificato, previsto dall'art. 21 della stessa legge, sicché tale termine è ridotto a quindici giorni. Ciò che rileva è che la controversia attenga a un potere ablatorio per finalità di pubblica utilità, essendo, sotto tale profilo, irrilevante che la proprietà del bene espropriato venga trasferita, in ultima istanza, ad altro soggetto privato, attesa comunque la preminente finalizzazione pubblicistica dell'acquisizione.

    ABDICAZIONE: SE L'AMMINISTRAZIONE SI ASTIENE DALL'ACQUISIZIONE SANANTE, RISPARMIA IL 10%
    16/10/2019
    In caso di abdicazione, deve riconoscersi all'abdicante il risarcimento del danno per equivalente per la perdita del bene e il danno per la mancata disponibilità dello stesso per tutto il periodo di occupazione sine titulo, da determinarsi con le modalità di seguito specificate: a) il quantum del risarcimento va commisurato al valore venale del bene, a cui dovrà sommarsi la rivalutazione e gli interessi al tasso legale, da calcolarsi fino al momento della sentenza; b) la determinazione del risarcimento del danno per mancato godimento del bene a causa dell'occupazione illegittima -per il periodo antecedente al momento abdicativo del diritto di proprietà e quindi alla proposizione della domanda giudiziale- può essere calcolata, in assenza di opposizione delle parti e in difetto della prova rigorosa di diversi ulteriori profili di danno, facendo applicazione, in via equitativa, dei criteri risarcitori dettati dall'art. 42-bis D.P.R. n. 327/2001 e dunque in una somma omnicomprensiva pari al 5% annuo del valore degli immobili; c) non spetta, invece, in difetto di prova specifica, alcuna liquidazione in misura forfettaria del danno non patrimoniale sia in quanto ciò è previsto dall'art. 42-bis, commi 1 e 5, solo in caso di acquisizione del bene con decreto della p.a. e non già in presenza di un negozio abdicativo, sia in quanto -con riferimento non già alla perdita del diritto di proprietà ma solo con riferimento alla compressione delle facoltà di godimento- la misura del risarcimento disposta in via equitativa è da ritenersi omnicomprensiva di ogni ulteriore posta, ivi compresi gli accessori, cioè interessi legali e rivalutazione monetaria.

    ESSENZIALE IL PIANO PARTICELLARE NEL PROGETTO CON CUI SI INTENDE APPORRE IL VINCOLO PREORDINATO ALL'ESPROPRIO
    16/10/2019
    L'allegazione al progetto dell'opera dei dati catastali dei proprietari dei terreni sui quali si intende apporre il vincolo preordinato all'esproprio è indispensabile per l'assolvimento degli altri obblighi connessi all'imposizione di vincoli espropriativi, dovendo i proprietari delle aree soggette a vincolo essere posti nella condizione di interloquire con l'Amministrazione prima del consolidamento del vincolo derivante dall'approvazione dello strumento urbanistico. Il carattere necessario della suddetta interlocuzione si risolve nell'obbligo di notiziare personalmente i titolari delle aree individuate dell'avvio del procedimento di espropriazione, ovvero, nel caso di declaratoria implicita di pubblica utilità conseguente all'approvazione del progetto o della variante di piano urbanistico, dell'avvio dei rispettivi procedimenti. L'introduzione di vincoli preordinati all'espropriazione in esito all'approvazione delle varianti fa sì che l'interesse pubblico alla realizzazione dell'opera debba essere soppesato in relazione agli interessi proprietari confliggenti. La ponderazione di questi ultimi esige, pertanto, che già nella fase urbanistica che si svolge a monte di quella ablativa, sia prevista la partecipazione dei titolari di detti interessi, primi fra tutti i proprietari dei beni oggetto di vincolo preordinato all'espropriazione.

    SUSSISTE L'OBBLIGO DI CONCLUDERE IL PROCEDIMENTO ATTIVATO DAL PRIVATO ANCHE QUANDO LA SUA ISTANZA SIA MANIFESTAMENTE IRRICEVIBILE
    15/10/2019
    Sussiste l'obbligo di concludere il procedimento attivato da una domanda di un privato tutte quelle volte in cui, in relazione al dovere di correttezza e di buona amministrazione della parte pubblica, sorga per il privato una legittima aspettativa a conoscere il contenuto e le ragioni delle determinazioni (qualunque esse siano) dell'amministrazione, persino in caso di manifesta irricevibilità, inammissibilità, improcedibilità o infondatezza della domanda, anche se, in tale evenienza l'onere procedimentale incombente sull'autorità procedente risulta "alleggerito" (la decisione sull'istanza può essere resa con motivazione in "forma semplificata" con un sintetico riferimento al punto di fatto o di diritto ritenuto risolutivo), come sancito dall'art. 2 co. 1 secondo periodo della legge n. 241/90 nella versione attualmente in vigore a seguito delle modifiche apportate dalla legge 6 novembre 2012 n. 190 (per cui risulta superata l'impostazione tradizionale che riteneva, per ragioni di economicità dell'azione amministrativa, che in tali ipotesi fosse del tutto inutile provvedere).

    PER ESPROPRIARE NON È SUFFICIENTE LA CONFORMITÀ URBANISTICA DELL'OPERA, MA È NECESSARIO CHE SIA APPOSTO IL VINCOLO PREORDINATO ALLA ESPROPRIAZIONE
    15/10/2019
    Nel sistema introdotto dal D.P.R. 327 del 2001 per la dichiarazione di p.u. non è sufficiente la semplice compatibilità urbanistica dell'opera o dell'intervento di pubblica utilità ma occorre una specifica previsione della stessa ad opera del piano regolatore generale con valenza prenotativa ed efficacia di vincolo preordinato alla espropriazione, come tale assoggettato al limite di durata quinquennale.

    IN TEMA DI OPERE PUBBLICHE, L'INTERESSE ALL'IMPUGNAZIONE SI CONCRETIZZA SOLTANTO CON L'APPROVAZIONE DEL PROGETTO DEFINITIVO
    15/10/2019
    In tema di opere pubbliche, l'interesse all'impugnazione si concretizza soltanto con l'approvazione del progetto definitivo, poiché solo in tale momento l'opera assume una stabile connotazione che consente di valutare appieno i profili di interferenza con le posizioni giuridiche dei soggetti confinanti, mentre al livello di progettazione preliminare l'opera è ancora ad uno stadio iniziale e abbozzato che, in quanto tale, non è suscettibile di radicare un interesse concreto e attuale all'impugnazione. Fa eccezione il progetto preliminare delle opere strategiche di interesse nazionale che non è atto meramente preparatorio, bensì atto dotato di una propria autonomia e di immediata capacità lesiva, e ciò perché fonte del vincolo preordinato all'espropriazione, essendo il progetto preliminare atto diretto ad incidere immediatamente nella sfera giuridica dei titolari di diritti sugli immobili assoggettati a vincolo e, quindi, atto autonomamente impugnabile; di conseguenza la deliberazione di approvazione del progetto preliminare delle infrastrutture strategiche deve essere intesa nel senso sostanziale e processuale di atto immediatamente efficace e conclusivo del procedimento.

    INAMMISSIBILE L'USUCAPIONE A FAVORE DELLA P.A. NEL CASO IN CUI ABBIA OCCUPATO ILLEGITTIMAMENTE UN'AREA PRIVATA
    15/10/2019
    L'inammissibilità dell'usucapione da parte (ed in favore) della P.A. nel caso in cui essa abbia occupato illegittimamente un'area privata, deriva dalla giurisprudenza della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo, la quale ha costantemente affermato la non conformità alla Convenzione (...), dell'istituto della c.d. "espropriazione indiretta o larvata"; e quindi di alternative all'acquisizione in proprietà che non siano rappresentate dal decreto di espropriazione, ovvero dal contratto tra le parti.

    DIVIETO DI PLURIMA REITERAZIONE DEI VINCOLI IN VENETO: LE AMMINISTRAZIONI CHE RIMANGONO INERTI NON POSSONO PIÙ ESPROPRIARE
    14/10/2019
    Il legislatore regionale veneto, disponendo che "i vincoli preordinati all'esproprio hanno la durata di cinque anni e possono essere reiterati una sola volta e per la stessa durata", impone alle Amministrazioni comunali una attenta programmazione della concreta fattibilità delle opere pubbliche le cui procedure devono essere avviate in concreto entro l'arco temporale che va dal momento dell'apposizione del vincolo a quello della perdita di efficacia della prima reiterazione.

    QUANDO L'AMMINISTRAZIONE INIZIA IL PROCEDIMENTO DI ACQUISIZIONE SANANTE, HA L'OBBLIGO DI CONCLUDERLO
    14/10/2019
    Sull'amministrazione che abbia iniziato il procedimento di acquisizione sanante ex art.42 bis del D.P.R. n.327 del 2001 incombe l'obbligo di definire la sorte del terreno sottratto al privato, concludendo il procedimento avviato di acquisizione sanante.

    VARIANTE IN CORSO D'OPERA NON ASSISTITA DA D.P.U., COMPORTANTE UN'OCCUPAZIONE ULTERIORE E DIVERSA DI AREE PRIVATE, È CAUSA DI OCCUPAZIONE USURPATIVA
    14/10/2019
    In ordine alla domanda di accertamento del diritto alla restituzione di un'area ulteriore e diversa rispetto a quella formalmente riportata negli atti della procedura ablatoria, occupata ed irreversibilmente trasformata dalla p.a. per l'esecuzione dell'opera pubblica nel corso dei lavori senza essere assistita da alcuna dichiarazione di p.u., difetta la giurisdizione del giudice amministrativo e sussista quella del giudice ordinario, configurandosi come un comportamento di mero fatto, perpetrato in carenza assoluta di potere, che integra un illecito a carattere permanente, lesivo del diritto soggettivo (c.d. occupazione usurpativa).

    SE L'ENTE DISPONGA DI UN BENE SULL'ERRONEO PRESUPPOSTO DELLA SUA DEMANIALITÀ, LA RELATIVA CONTROVERSIA SPETTA ALLA COGNIZIONE DEL GIUDICE ORDINARIO
    14/10/2019
    La giurisdizione spetta al giudice ordinario quando la posizione giuridica soggettiva vantata dal privato di un bene occupato dalla pubblica amministrazione non sia ricostruibile in termini di interesse legittimo oppositivo - quale è quella tipicamente esistente in capo al soggetto formalmente destinatario del procedimento ablatorio e, dunque, inciso in via immediata e diretta dal potere espropriativo di cui assume l'illegittimità - bensì di diritto soggettivo, risolvendosi nella sostanziale rivendicazione giudiziale del diritto di proprietà privata rispetto ad aree di cui l'ente avrebbe erroneamente disposto iure domini, assumendone la natura demaniale ovvero la proprietà pubblica.

    NEL CONTEMPERARE INTERESSI PUBBLICI E PRIVATI LE SCELTE DELL'AMMINISTRAZIONE SONO CONNOTATE DA AMPLISSIMA DISCREZIONALITÀ
    11/10/2019
    Nel porre in essere un equo contemperamento ed una congrua ponderazione degli interessi coinvolti, comparando il poziore interesse pubblico con il concorrente interesse privato, le scelte dell'amministrazione sono connotate da amplissima discrezionalità, tal che restano tendenzialmente non sindacabili nel merito, solo esigendosi che l'amministrazione dia contezza delle scelte operate per mezzo di un idoneo apparato motivazionale e, sotto altro profilo, sempre che l'operato amministrativo non sia macroscopicamente viziato da illogicità manifesta ovvero palesi travisamenti dei fatti.

    NON PUÒ ESSERE CONSIDERATA EDIFICATA UN'AREA OCCUPATA DA FABBRICATI ABUSIVI
    11/10/2019
    Non può essere considerata edificata ai fini indennitari area destinata a verde privato e pertanto soggetta a vincolo di inedificabilità assoluta occupata da manufatti abusivi per i quali sia stata emessa ordinanza di demolizione.

    EDILIZIA CONVENZIONATA: NON È UNA RIFORMA ECONOMICO-SOCIALE
    11/10/2019
    In tema di espropriazione per pubblica utilità, nel caso in cui il procedimento sia adottato per realizzare un programma di edilizia convenzionata, non sussiste il presupposto dell'intervento di riforma economico-sociale, che giustifica la riduzione del 25% del valore venale del bene ai fini della determinazione dell'indennità, dovendo esso riguardare l'intera collettività o parti di essa geograficamente o socialmente predeterminate ed essere, quindi, attuato in forza di una previsione normativa che in tal senso lo definisca.

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