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    LE NOTIZIE DEGLI ULTIMI 20 GIORNI

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    EMANATO IL DECRETO DI ESPROPRIO SORGE CONTESTUALMENTE, ED È PERCIÒ STESSO AZIONABILE, IL DIRITTO DEL PROPRIETARIO A PERCEPIRE IL GIUSTO INDENNIZZO
    17/06/2019
    Emanato il provvedimento ablativo, sorge contestualmente, ed è per ciò stesso azionabile, il diritto del proprietario a percepire il giusto indennizzo di cui all'art. 42 Cost. - che si sostituisce al diritto reale e non è subordinato alla liquidazione in sede amministrativa-. Al proprietario espropriato sono concesse due azioni: l'una di determinazione dell'indennità di esproprio e l'altra di opposizione alla stima, a seconda se sia o meno stata calcolata l'indennità definitiva, che è demandata alla Commissione Provinciale ed, in alternativa, al collegio dei tecnici di cui all'art. 21.

    LA PRESENZA O MENO DELLA DICHIARAZIONE DI P.U. È IL DISCRIMINE TRA IL GIUDICE AMMINISTRATIVO OD ORDINARIO
    14/06/2019
    In materia espropriativa sussiste la giurisdizione del giudice amministrativo nei casi in cui l'occupazione e la irreversibile trasformazione del fondo siano avvenute anche in assenza o a seguito dell'annullamento del decreto di esproprio, ma in presenza di una dichiarazione di pubblica utilità, anche se questa sia poi stata annullata in via giurisdizionale o di autotutela (c.d. occupazione usurpativa spuria), mentre spetta al giudice ordinario la giurisdizione nei casi in cui l'occupazione e la irreversibile trasformazione del fondo siano avvenute in assenza della dichiarazione di pubblica utilità.

    USUCAPIONE PUBBLICA: SERVE L'INTERVERSIONE DEL POSSESSO
    14/06/2019
    Premesso che la condotta illecita della pubblica amministrazione incidente sul diritto di proprietà non può comportare, quale che ne sia la forma di manifestazione (occupazione usurpativa, acquisitiva o appropriativa, vie di fatto) l'acquisizione del fondo, nei casi in cui il potere di fatto sulla cosa sia esercitato inizialmente dalla pubblica amministrazione come detenzione - in presenza di validi provvedimenti amministrativi (dichiarazione di pubblica utilità, decreto di occupazione d'urgenza, ecc.) -, occorre l'allegazione e la prova da parte dell'amministrazione della trasformazione della detenzione in possesso utile ad usucapionem, ex art. 1141, comma 2 c.c., cioè il compimento di idonee attività materiali di opposizione specificamente rivolte contro il proprietario-possessore, non essendo sufficienti né il prolungarsi della detenzione né il compimento di atti corrispondenti all'esercizio del possesso che di per sé denunciano unicamente un abuso della situazione di vantaggio determinata dalla materiale disponibilità del bene.

    PRESUPPOSTO DELLA DICHIARAZIONE DI INSERVIBILITÀ È CHE IL BENE SIA IN CONDIZIONE DI ESSERE RIVENDUTO
    14/06/2019
    Ai fini della dichiarazione di inservibilità dei beni occorre non solo che i beni interessati non servano più all'esecuzione dell'opera, ma altresì che, al momento della citata dichiarazione siano in condizione di essere rivenduti, presupposto, quest'ultimo, che di fatto non sussiste se il bene sia stato interessato da successive vicende e destinato ad un'altra opera pubblica.

    IL DELEGATO ALLA REALIZZAZIONE DELL'OPERA VA ESENTE DA RESPONSABILITÀ SE L'OPERA VENGA ULTIMATA PRIMA DELLA SCADENZA DEL TERMINE DELL'OCCUPAZIONE
    13/06/2019
    In caso di ultimazione da parte dell'IACP dell'opera pubblica in pendenza del termine di occupazione temporanea legittima e di mancata tempestiva emanazione del decreto di esproprio, ove detto Istituto sia stato delegato dal Comune (L. 22 ottobre 1971, n. 865, artt. 35 e 60) soltanto alla realizzazione dell'opera, va esclusa la responsabilità del delegato per la lesione patrimoniale subita dal proprietario a seguito della irreversibile trasformazione del fondo, atteso che la fattispecie di danno viene in essere con lo spirare del periodo di occupazione legittima e che non spetta al delegato occuparsi del decreto di espropriazione, mentre il comportamento omissivo dell'ente delegante, che ha trascurato di azionare o sollecitare la procedura espropriativa, è da solo sufficiente a determinare l'evento dannoso. Per contro, ove la delega si estenda anche al compimento dell'espropriazione, il fatto che l'opera sia stata ultimata in periodo di occupazione legittima non esonera il delegato da responsabilità, pur sussistendo anche una corresponsabilità dell'ente delegante per culpa in vigilando.

    NON NECESSARIAMENTE L'ESPROPRIO DELLA PERTINENZA CONFIGURA ESPROPRIO PARZIALE
    13/06/2019
    In tema di determinazione dell'indennità di espropriazione per pubblica utilità, l'esistenza di un rapporto pertinenziale non comporta necessariamente l'applicabilità dell'istituto dell'espropriazione parziale, il quale presuppone che la parte residua del fondo sia strettamente collegata con quella espropriata da un vincolo strumentale ed obbiettivo, tale da conferire all'intero immobile una unità economica e funzionale suscettibile di restare oggettivamente pregiudicata dal distacco di una sua parte. Ne deriva che l'espropriazione di un terreno adiacente a un fabbricato che abbia i connotati della pertinenza di cui all'art. 817 c.c., è riconducibile all'espropriazione parziale ed alle regole ad essa attinenti se l'unico proprietario dell'insieme riceva un impoverimento maggiore rispetto a quello correlato al valore del terreno in sé considerato ed oggetto di indennizzo.

    È DIMIDIATO IL TERMINE PER IL DEPOSITO DEL RICORSO PER OTTENERE L'ANNULLAMENTO DEL DECRETO DI ESPROPRIO
    13/06/2019
    Va incluso fra i termini processuali soggetti a dimezzamento anche il termine di trenta giorni per il deposito del ricorso notificato, previsto dall'art. 21 della legge T.A.R., sicché, nelle materie attratte al rito abbreviato, tale termine di decadenza è ridotto a quindici giorni, in forza della previsione dell'art. 23 bis, comma 2, L. n. 1034/1971 (l'esclusione dal dimezzamento riguarda solo il termine per la notifica del ricorso, mentre è dimidiato il termine per il deposito, sia in primo grado che in appello, che si riduce dunque da trenta a quindici giorni).

    DOPO IL 22 SI PUÒ SUBITO ADIRE LA CORTE D'APPELLO
    12/06/2019
    In tema di espropriazione per pubblica utilità, ove si proceda all'esproprio nei modi previsti dal D.P.R. n. 327 del 2001, art. 22 ed insieme al decreto si comunichi la misura dell'indennità provvisoria, il soggetto destinatario può agire, oltre che con il rimedio rappresentato dall'attivazione del procedimento previsto dal D.P.R. n. 327 del 2001, art. 44 anche con l'opposizione alla stima davanti alla Corte d'appello ai sensi dell'art. 54 menzionato decreto, onde sentire dichiarare giudizialmente l'indennità a lui dovuta, senza necessità di dovere attendere la determinazione definitiva della stessa.

    TERRENO COLTIVATO: I PROPRIETARI POSSONO DIMOSTRARE CHE IL SUO VALORE È SUPERIORE A QUELLO AGRICOLO IN BASE A POSSIBILITÀ D'USO CONSENTITE
    12/06/2019
    Dell'art. 40, il comma 1 non consente di attribuire un ristoro commisurato alle effettive caratteristiche del bene ablato, se sussiste una rilevante discrepanza fra il valore agricolo e il valore di mercato del terreno, influenzata da particolari qualità del terreno non già apprezzabili in relazione all'utilizzo agricolo ma determinata da fattori non rilevanti a tali fini. Occorre invece tener conto delle obbiettive ed intrinseche caratteristiche ed attitudini dell'area in relazione alle utilizzazioni autorizzate dagli strumenti di pianificazione del territorio: perciò è consentito al proprietario di dimostrare sempre all'interno della categoria suoli/inedificabili, anche attraverso rigorose indagini tecniche e specializzate, che il valore agricolo, da determinarsi in base al relativo mercato, sia mutato e/o aumentato in conseguenza di una diversa destinazione del bene egualmente compatibile con la sua ormai accertata non edificatorietà. Così il fondo, suscettibile di sfruttamento ulteriore e diverso da quello agricolo, pur senza raggiungere i livelli dell'edificatorietà, deve ricevere un'effettiva e documentata valutazione di mercato che rispecchi le possibilità di utilizzazioni intermedie tra l'agricola e l'edificatoria (parcheggi, depositi, attività sportive e ricreative, chioschi per la vendita di prodotti ecc.), purché assentite dalla normativa vigente, previo conseguimento delle opportune autorizzazioni amministrative.

    DEVE ESSERE IL PROPRIETARIO - E NON L'ESPROPRIANTE - A TENERE INDENNE IL CONDUTTORE
    12/06/2019
    È devoluta alla giurisdizione del giudice ordinario la controversia avente ad oggetto la spettanza dell'indennità di espropriazione, anche quando trattasi di una pretesa indennità diversa ed aggiuntiva, che a dire della parte ricorrente il proprietario espropriato avrebbe dovuto domandare a tutela del locatario. In tal caso si è in presenza di una pretesa afferente rapporti fra privati, che solo indirettamente coinvolge il soggetto pubblico, rispetto alla quale il giudice amministrativo è dunque sfornito di giurisdizione sia in relazione al profilo oggettivo della controversia (rivendicazione di un'indennità di espropriazione: comunque qualificata), sia con riferimento alle posizioni soggettive coinvolte.

    GLI ESPROPRIATI NON POSSONO FAR VALERE I PROPRI DIRITTI CON UN INTERVENTO AD ADIUVANDUM
    11/06/2019
    È inammissibile un intervento ad adiuvandum di privati proprietari di terreni incisi da un'opera pubblica che aspirino alla mera caducazione della concessione dell'opera pubblica stessa, non essendo titolari di posizioni giuridiche soggettive collegate o dipendenti, a nulla rilevando che, in via mediata e provvisoria, dall'eventuale accoglimento del ricorso possa discendere una temporanea sospensione o interruzione dell'opera. Laddove i privati proprietari intendano far valere la lesione di interessi riconducibili direttamente al proprio diritto di proprietà sui beni danneggiati dall'opera o fatti oggetto di occupazione ed espropriazione, è evidente che ciò dovrebbe avvenire per mezzo della proposizione di un autonomo ricorso, mentre tali interessi non possono certo essere veicolati in giudizio per mezzo di un atto di intervento ad adiuvandum.

    LA DOMANDA RISARCITORIA NON RICHIEDE LA PROBATIO DIABOLICA DELLA PROPRIETÀ DEL BENE
    11/06/2019
    La domanda con cui l'attore chieda di dichiarare abusiva ed illegittima l'occupazione di un immobile di sua proprietà da parte del convenuto, con conseguente condanna dello stesso al rilascio del bene ed al risarcimento dei danni da essa derivanti, senza ricollegare la propria pretesa al venir meno di un negozio giuridico, non dà luogo ad un'azione personale di restituzione, e deve qualificarsi come azione di rivendicazione. Nell'azione di rivendicazione colui il quale si afferma proprietario, in generale, è gravato della probatio diabolica della titolarità del diritto di proprietà in quanto è tenuto a provare la proprietà risalendo, anche attraverso i propri danti causa, fino all'acquisto a titolo originario, ovvero dimostrando il compimento dell'usucapione, non essendo sufficiente l'atto di accettazione di eredità né il contratto di acquisto del bene. Tuttavia, da un lato, il comportamento - anche extraprocessuale - della controparte può attenuare l'onere probatorio dell'attore che agisca in rivendica, dall'altro, nel giudizio sul risarcimento del danno derivante dall'illegittimo protrarsi delle occupazioni finalizzate alle espropriazioni, l'indagine sulla spettanza all'istante del diritto di proprietà sul bene si traduce nell'accertamento della qualità di titolare del credito risarcitorio e, pertanto, può essere condotta con gli ordinari strumenti probatori, ed anche con il ricorso a presunzioni, non richiedendosi la rigorosa dimostrazione del diritto dominicale prescritta in tema di rivendicazione.

    ILLEGITTIMO L'ESPROPRIO SE DURANTE LA PROCEDURA SOPRAGGIUNGE UNA VARIANTE URBANISTICA INCOMPATIBILE
    11/06/2019
    Il decreto di esproprio e/o impositivo di una servitù devono intervenire nell'ambito di una legittima procedura di esproprio, dopo una dichiarazione di pubblica utilità e, soprattutto, prima della scadenza dei termini ivi fissati. Tuttavia può ben darsi il caso che, tra la dichiarazione di pubblica utilità e il decreto di esproprio (o di asservimento), si verifichino situazioni tali da rendere necessario l'accertamento della permanenza, nel bene, di quei caratteri che hanno determinato la dichiarazione di pubblica utilità, e dell'assenza di errori o sopravvenienze ostative all'esproprio (o all'asservimento) (nella fattispecie, il sopraggiungere di una variante urbanistica che ha imposto sul bene una destinazione alberghiera incompatibile con il passaggio di una pista da sci per la quale era stato avviato il procedimento di asservimento coattivo).

    UN'OCCUPAZIONE ULTERIORE E PIÙ AMPIA RISPETTO A QUELLA AUTORIZZATA È UN MERO COMPORTAMENTO MATERIALE
    11/06/2019
    Sono attribuite alla giurisdizione amministrativa le domande di risarcimento del danno che si pongano in rapporto di causalità diretta con l'illegittimo esercizio (o con il mancato esercizio) del potere pubblico, mentre resta riservato al giudice ordinario il risarcimento del danno provocato da comportamenti della p.A. che non trovano rispondenza nel precedente esercizio di quel potere, come nel caso in cui sia dedotta una occupazione ulteriore e più ampia di fondi.

    SE I PROPRIETARI HANNO RICEVUTO UN RISARCIMENTO PIENO PER EQUIVALENTE, NON POSSONO CHIEDERE LA RESTITUZIONE DEL BENE O INVOCARE L'ACQUISIZIONE SANANTE
    10/06/2019
    Ove i proprietari abbiano ottenuto un risarcimento pieno per equivalente non possono poi professandosi ancora proprietari - stante l'insussistenza dell'accessione invertita - richiedere, sostanzialmente, lo stesso bene della vita, già di fatto ristorato per mezzo del pagamento ottenuto a titolo di risarcimento del danno. Diversamente ragionando, essi otterrebbero una tutela duplicata, da una parte avendo già incassato la somma a titolo di compensazione per la res perduta, dall'altra, instando per la restituzione della res medesima ovvero per il pagamento dell'indennizzo previsto dall'art. 42 bis T.U. Espropri.

    NON HANNO NATURA ESPROPRIATIVA LIMITI AD AMBITI EDIFICATI
    10/06/2019
    Hanno natura conformativa e non espropriativa limitazioni all'edificabilità di un territorio già contraddistinto da edificazione, consentendo solo interventi di conservazione e miglioramento dell'esistente.

    IMPOSSIBILE L'ACQUISIZIONE SANANTE DOPO L'ABDICAZIONE ACCERTATA CON SENTENZA PASSATA IN GIUDICATO
    10/06/2019
    Non può essere accolta un'azione con la quale il privato, a seguito di un'occupazione illegittima da parte dell'amministrazione, abbia chiesto l'adozione di un provvedimento di acquisizione sanante ove in precedenza l'acquisto della proprietà dell'area da parte della P.A. sia stato sancito con efficacia di giudicato da sentenze del Tribunale e della Corte di Appello civili, le quali si sono basate sull'effetto abdicativo al diritto di proprietà prodotto dalla richiesta di risarcimento del danno da parte del privato.

    OCCUPAZIONE SINE TITULO: IL TRASFERIMENTO DELLA PROPRIETÀ NON PUÒ DERIVARE DALL'UNILATERALE VOLONTÀ DEL PROPRIETARIO «RINUNCIATARIO»
    10/06/2019
    Nell'ipotesi dell'utilizzazione senza titolo di un dato bene per scopi di pubblico interesse, il trasferimento della proprietà del predetto bene non può collegarsi all'unilaterale volontà del privato di rinunciare al proprio diritto, anche là dove si consideri siffatta volontà implicita nella richiesta di liquidazione del danno commisurato alla perdita definitiva della disponibilità del bene in questione. Infatti, tre sono le strade che la P.A. può seguire per pervenire alla legittima apprensione del bene illegittimamente occupato: a) il contratto, mediante l'acquisizione del consenso della controparte; b) il provvedimento, da intendere come riedizione del procedimento espropriativo, con le garanzie conseguenti; c) il procedimento di sanatoria disciplinato dall'art. 42-bis del d.P.R. n. 327/2001.

    OCCUPAZIONE ILLEGITTIMA: IL PROPRIETARIO DEVE DIMOSTRARE LA TITOLARITÀ DEL BENE
    07/06/2019
    La parte danneggiata in quanto proprietaria di un bene illegittimamente occupato dalla pubblica amministrazione non può sottrarsi all'onere probatorio su di essa gravante e rimettere l'accertamento dei propri diritti all'attività del consulente tecnico d'ufficio, senza dedurre quantomeno i fatti e gli elementi specifici posti a fondamento di tali diritti. Questo perché è inammissibile la richiesta di CTU preordinata ad una finalità meramente esplorativa, vale a dire alla ricerca di fatti, circostanze o elementi non provati dalla parte che li allega.

    L'ISTITUTO DELLA RINUNCIA ABDICATIVA HA INNUMEREVOLI E INDISCUTIBILI DIFFICOLTÀ RICOSTRUTTIVE E SISTEMATICHE
    07/06/2019
    Non possono sottacersi le indiscutibili difficoltà ricostruttive che determina l'istituto della rinunzia abdicativa, con riguardo ad aspetti a esso correlati, ma non secondari, quali la sorte dei diritti reali parziali o delle garanzie reali sui beni rinunziati, e le difficoltà di trascrizione non tanto della rinunzia (ove effettuata attraverso un atto unilaterale scritto), quanto della successiva acquisizione al patrimonio dello Stato, ritenuto un acquisto a titolo originario. L'accettazione generalizzata dell'istituto rischia, inoltre, di portare a conseguenze inique, tutte le volte in cui riguardi un terreno divenuto oneroso per il proprietario (necessità di disinquinamento o di prevenzione del rischio frane), con concrete possibilità di fare gravare sulla collettività oneri conseguenti a comportamenti indebiti di privati. Peraltro non può non rilevarsi che le varie disposizioni del codice civile in considerazione delle quali viene generalmente tratta l'esistenza dell'istituto (art. 1350 c.c., art. 2643 c.c.) in realtà sono poco indicative, e ben potrebbero essere lette con riferimento alle specifiche ipotesi in cui la rinunzia a un diritto immobiliare è espressamente prevista e disciplinata, e non costituire indice dell'esistenza generalizzata dell'istituto; l'art. 827 c.c. poi sembra una norma di chiusura - di applicazione assolutamente eccezionale - di un ordinamento che non tollera la possibilità di beni immobili privi di proprietario.

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