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TAR CALABRIA 22/12/2003 - L'ESPROPRIANDO PU0' IMPUGNARE SOLO IL PROGETTO DEFINITIVO

L’espropriando può impugnare solo il progetto definitivo, non quello preliminare o quello esecutivo, perché solo il definitivo comporta la dichiarazione di pubblica utilità



 


 


 


 


 


L’espropriando può impugnare solo il progetto definitivo, non quello preliminare o quello esecutivo, perché solo il definitivo comporta la dichiarazione di pubblica utilità che ha valenza lesiva della situazione giuridica dei soggetti incisi dall’azione amministrativa. Irrilevante rimane una dichiarazione esplicita di pubblica utilità contenuta nella delibera di approvazione del progetto preliminare, da considerarsi come non effettuata (vitiatur sed non vitiat).


 


 







 


 


TAR CALABRIA Catanzaro Sezione I  22 dicembre 2003 n. 3583


(Mezzacapo pres., Maiello est.)


 


DIRITTO


 


Il ricorso, così come integrato dai motivi aggiunti proposti con atto del 18.6.2003, va dichiarato inammissibile per difetto di interesse.


Va, anzitutto, accolta l’eccezione formulata, in rito, dall’Amministrazione resistente, che, relativamente alle osservazioni censoree afferenti alla fase di programmazione dei lavori, ha dedotto la sopravvenuta carenza di interesse al ricorso a cagione delle modifiche normative introdotte dall’art. 7 della legge 166/2002.


Sul punto, vale osservare che l’art. 14 della legge 109/1994, nella sua attuale formulazione, espressamente prevede che l'attività di realizzazione dei lavori pubblici di singolo importo superiore a 100.000 euro si svolge sulla base di un programma triennale e di suoi aggiornamenti annuali.


Resta, dunque, esclusa l’obbligatorietà della programmazione per gli interventi – come quello in esame – di importo fino a 100.000 €.


Tanto refluisce sulla permanenza dell’interesse al ricorso, dal momento che, per effetto del sopravvenuto mutamento del quadro normativo di riferimento, alcuna utilità conseguirebbe al ricorrente dalla pronuncia di una sentenza di accoglimento.


Invero, l’intervento in contestazione resterebbe, comunque, immediatamente realizzabile dall’Amministrazione, espressamente esentata - ope legis, in ragione dell’importo dei lavori - dagli oneri di programmazione prescritti dall’art. 14 della legge 409/1994.


Di qui, in relazione alle censure in esame, la certa e definitiva inutilità della sentenza, che non esplicherebbe, in concreto, alcuna efficacia sia sotto il profilo ripristinatorio, in quanto annullerebbe atti non più indispensabili ai fini dell’utile prosieguo dell’iter procedimentale, che sotto quello conformativo, non potendo dalla medesima desumersi linee guida per la riedizione di un potere di programmazione, divenuto libero, per i lavori de quibus, da vincoli e criteri normativi.


Né, infine, nel caso di specie la persistenza dell' interesse al ricorso può essere apprezzata in relazione alle paventate ulteriori iniziative attivabili dal ricorrente: la generica anticipazione dell’intenzione di azionare una pretesa risarcitoria senza l’allegazione, nemmeno in via di principio, dei profili di danno da ristorare deve, infatti, reputarsi manifestamente inidonea a radicare un interesse al ricorso che, viceversa, necessita anche di una dimensione oggettiva per poter essere suscettivo di positivo apprezzamento.


La soluzione privilegiata dal Collegio di dichiarare l’inammissibilità del gravame s’impone anche n riferimento alle residue censure in ragione dello stadio, meramente preparatorio, in cui versa la procedura in esame.


E’ evidente che l’opzione di realizzare un’opera pubblica interferisce con la sfera giuridica del singolo cittadino solo al momento in cui la stessa risulti in qualche modo concretamente incisa da atti amministrativi che, superando l’ambito dell’ordinamento interno della singola Amministrazione, proiettano i loro effetti all’esterno  con immediata ricaduta lesiva su posizioni giuridiche soggettive riferibili a soggetti terzi.


Nel caso in esame la posizione legittimante spesa dalla parte ricorrente per accreditare l’ammissibilità delle proposte doglianze si identifica nella proprietà dell’area su cui risulterebbe localizzato l’intervento programmato.


Orbene, in relazione ad essa, alcun effetto lesivo può, anzitutto, imputarsi alle determinazioni afferenti alla scelte compendiate negli atti di programmazione dei lavori pubblici e di approvazione del bilancio di previsione in ragione dei risvolti finanziari che ad essa si riconnettono ovvero dei vincoli di attuazione che ne derivano quanto all’ulteriore esercizio dell’azione amministrativa: la funzione dei predetti atti si esaurisce nella individuazione degli effettivi e più impellenti bisogni della collettività e nella scelta, tra le soluzioni di intervento astrattamente realizzabili, di quelle ritenute più utili ed allo stesso tempo compatibili con le risorse finanziarie di cui l’Amministrazione dispone.


Le relative opzioni, sebbene condizionino le ulteriori determinazioni dell’Amministrazione, non esplicano alcuna incidenza lesiva sul bene appartenente al privato cittadino, non ancora giuridicamente vincolato ad alcuna destinazione pubblicistica: non ne pregiudicano la disponibilità, né limitano o condizionano, in alcun modo, le facoltà e/o i poteri che compongono il nucleo giuridico del diritto dominicale.


Lo stesso è a dirsi per gli ulteriori atti della sequela procedimentale: né la delibera n°56 del 19.7.2001, di mera ricognizione dell’area interessata dall’intervento con dichiarato valore programmatorio, né gli atti di affidamento dell’incarico progettuale né l’approvazione del progetto preliminare, di per se stessi, assumono valenza lesiva.


Secondo un orientamento giurisprudenziale condiviso dal Collegio, nell'ambito della serie degli atti di approvazione di un progetto per la realizzazione di un'opera pubblica devono considerarsi impugnabili solo quegli atti che siano effettivamente dotati di lesività nei confronti dei cittadini incisi dall'attività della pubblica amministrazione, tra cui in via generale devono comprendersi l'approvazione del progetto definitivo dei lavori da realizzare, che, contenendo la dichiarazione di pubblica utilità, indifferibilità ed urgenza, come disposto dal comma 13 dell'art. 14 della legge 11 febbraio 1994 n. 109, imprime al bene privato quella particolare qualità (o utilità pubblica) che lo rende assoggettabile alla procedura espropriativa…..Gli altri atti (quali, per esempio, l'approvazione del progetto preliminare, l'approvazione del progetto esecutivo, la comunicazione della data di immissione in possesso, etc.) non possono considerarsi ex se immediatamente lesivi ( cfr. CdS Sez. IV, g giugno 2001 n°3033).


Ciò, indipendentemente dalla tipologia del vizio allegato, dal momento che la lesività dell’atto impugnato va apprezzata in relazione al regime tipico di efficacia del medesimo che, a differenza del caso prospettato dal ricorrente in cui il procedimento aveva avuto sviluppi attuativi, non risulta alterato dall’Amministrazione procedente: nel caso in esame, la dedotta inversione dell’iter procedimentale potrà essere valutata solo quando il procedimento ( che, peraltro, potrebbe essere rinnovato) assumerà un livello di concretezza tale da interferire con la sfera giuridica del ricorrente.


Né assume rilievo, rispetto al costrutto giuridico sopra richiamato, la circostanza che la delibera consiliare n°73 del 14.11.2001 rechi, come effetto dell’intervenuta approvazione del progetto preliminare,  anche la dichiarazione di pubblica utilità, l’urgenza e l’indifferibilità dell’opera da eseguire per la realizzazione dello svincolo SS 109 bis.


Vale premettere che la formulazione letterale dell’espressione compendiata nel dispositivo del richiamato deliberato sembrerebbe differire l’effetto costitutivo della dichiarazione in argomento all’approvazione del progetto definitivo, cui conseguirebbe anche il perfezionamento della fase di adozione della variante urbanistica.


Ad ogni buon conto, in aderenza ad un autorevole orientamento giurisprudenziale, deve rilevarsi che, nel caso di specie, comunque, non si è perfezionata la fattispecie di dichiarazione di pubblica utilità implicita nell'approvazione del progetto delle opere da realizzare, perchè essa consegue ope legis alla sola approvazione del progetto definitivo, come stabilisce il comma 13 dell'articolo 14 della legge 11 febbraio 1994, n. 109, laddove con la impugnata delibera consiliare è stato approvato soltanto il progetto preliminare.


Diversamente opinando, la dichiarazione di pubblica utilità contenuta nell'atto, in quanto contraria a legge, deve considerarsi come non apposta o inutilmente apposta ed in ogni caso non è idonea ad inficiare l'atto, in virtù del principio di conservazione degli atti giuridici, valevole anche per il diritto amministrativo, espresso dal brocardo, trattandosi di una determinazione accessoria, che vitiatur sed non vitiat ( cfr. CdS Sez. V n°366/2002).


Conclsivamente, ribadite le svolte considerazioni, il ricorso va dichiarato inammissibile.




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ter quater quinquies sexies
septies octies nonies 53 54 55
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