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TAR EMILIA 22/12/2003 - SE LA PREVISIONE FINANZIARIA DEGLI ESPROPRI NON E' CONGRUA, LA P.U. NON E' ILLEGITTIMA

Non è necessaria, ai fini della legittimità della pubblica utilità, la congruità dell’originaria previsione finanziaria dell’indennità di esproprio.



 


 


 


 


 


Non è necessaria, ai fini della legittimità della pubblica utilità, la congruità dell’originaria previsione finanziaria dell’indennità di esproprio. “Ai fini della legittimità del provvedimento dichiarativo della pubblica utilità di un'opera è sufficiente l'esistenza di una previsione di spesa, sia pure non esattamente quantificata; pertanto, è irrilevante la circostanza che in questa fase del procedimento l'indennità di esproprio sia prevista in misura incongrua, giacché tale profilo investe soltanto la legittimità del futuro provvedimento di espropriazione (T.A.R. Toscana, 30 settembre 1982, n. 292; T.A.R. Marche, 15 novembre 1984, n. 507); l'insufficienza delle previsioni di spesa relative al costo derivante dall'erogazione degli indennizzi dovuti ai proprietari interessati dal procedimento ablatorio non è idonea ad invalidare di per sè gli atti approvativi del progetto della realizzanda opera pubblica che hanno comportato la dichiarazione di pubblica utilità, indifferibilità ed urgenza dell'opera medesima, potendo sempre intervenire in prosieguo un provvedimento integrativo delle originarie previsioni del piano finanziario approvato, di norma predisposto sulla base di stime presuntive soggette necessariamente ad adeguamento in sede di consuntivo (T.A.R. Toscana, sez. I, 7 maggio 1990, n. 436; T.A.R. Campania Napoli, sez. V, 10 aprile 1995, n. 157).”


 


 


 


 





 


 


 


TAR EMILIA ROMAGNA sez. I 22 dicembre 2003 n. 2733


(Perricone pres., Calderoni est.)


 


DIRITTO


 


1.1. Va preliminarmente disposta la riunione dei ricorsi in epigrafe, per evidenti ragioni di connessione oggettiva e soggettiva.


1.2. Sempre in via preliminare, il Collegio osserva che parte ricorrente ha prodotto, in prossimità dell’odierna udienza, un’unica memoria cumulativa per i tre ricorsi proposti, richiamandosi ai motivi in essi dedotti ed evidenziando particolarmente “la fondatezza del motivo concernente la violazione delle disposizioni in materia di adozione del piano finanziario presupposto del progetto di opera pubblica”, anche in considerazione della circostanza che in data 29.7.1993 l’apposita Commissione provinciale ha determinato in lire 474.768.965 l’ammontare della sola indennità di esproprio.


1.3. Seguendo, pertanto, la stesso ordine di priorità attribuito da parte ricorrente, è quest’ultima argomentazione difensiva che va trattata con precedenza rispetto alle altre, anche per la ragione che essa costituisce l’asse portante di ciascun gravame e, perciò, dell’intera controversia.


2. L’anzidetta tesi non può essere condivisa, sotto il seguente duplice profilo:


a) in primo luogo essa è di dubbia ammissibilità (come peraltro prontamente eccepito dal Comune), in quanto la giurisprudenza del Consiglio di Stato, coeva all’adozione degli atti di cui qui si controverte, era nel senso che la previsione finanziaria in ordine alla spesa per indennità di esproprio non incide sulla sfera giuridica degli espropriati, che potrà essere compromessa soltanto a seguito del provvedimento di determinazione della indennità espropriativa per ciascuno di essi fissata (sez. IV, 15 novembre 1988, n. 872);


b) la tesi è comunque infondata nel merito, alla stregua dell’orientamento del Giudice amministrativo di I grado consolidato prima e durante la vigenza della norma (comma 9 art. 4 legge n. 155/89), assunta dalla ricorrente a parametro di illegittimità ed abrogata dall'art. 123, D.lg. 25 febbraio 1995, n. 77; orientamento secondo cui, rispettivamente:


ai fini della legittimità del provvedimento dichiarativo della pubblica utilità di un'opera è sufficiente l'esistenza di una previsione di spesa, sia pure non esattamente quantificata; pertanto, è irrilevante la circostanza che in questa fase del procedimento l'indennità di esproprio sia prevista in misura incongrua, giacché tale profilo investe soltanto la legittimità del futuro provvedimento di espropriazione (T.A.R. Toscana, 30 settembre 1982, n. 292; T.A.R. Marche, 15 novembre 1984, n. 507);


l'insufficienza delle previsioni di spesa relative al costo derivante dall'erogazione degli indennizzi dovuti ai proprietari interessati dal procedimento ablatorio non è idonea ad invalidare di per sè gli atti approvativi del progetto della realizzanda opera pubblica che hanno comportato la dichiarazione di pubblica utilità, indifferibilità ed urgenza dell'opera medesima, potendo sempre intervenire in prosieguo un provvedimento integrativo delle originarie previsioni del piano finanziario approvato, di norma predisposto sulla base di stime presuntive soggette necessariamente ad adeguamento in sede di consuntivo (T.A.R. Toscana, sez. I, 7 maggio 1990, n. 436; T.A.R. Campania Napoli, sez. V, 10 aprile 1995, n. 157).


3.1. E sempre alla luce dell’indirizzo giurisprudenziale formatosi nel periodo storico in cui si inseriscono gli atti controversi, sono, del pari, da disattendere le ulteriori censure dedotte dalla Società ricorrente nei singoli ricorsi proposti.


3.2. Quanto alla pretesa violazione dell’art. 20 legge n. 865/1971 (secondo motivo del ricorso n. 302/91), detto indirizzo era viceversa nel senso (opposto) che la fissazione del termine massimo previsto dalla predetta norma costituisca scelta latamente discrezionale dell'amministrazione e non necessiti di motivazione: T.A.R. Toscana, 28 marzo 1988, n. 425 e 3 aprile 1987, n. 249; T.A.R. Sardegna, 5 giugno 1993, n. 670; Consiglio Stato, sez. IV, 26 ottobre 1985, n. 474.


3.3.  Non sussiste ugualmente la violazione dell'art. 13 l. 28 gennaio 1977, n. 10 (terzo motivo del ricorso n. 302/91), poiché gli interventi intesi alla realizzazione di opere pubbliche da parte di enti istituzionalmente competenti erano da tempo ritenuti ammissibili dalla giurisprudenza anche al di fuori delle previsioni del programma pluriennale d'attuazione (T.A.R. Piemonte, 7 aprile 1981, n. 273; T.A.R. Toscana, sez. I, 3 marzo 1989, n. 172).


3.4. Così come si riteneva che l'occupazione d'urgenza di un'area per l'esecuzione di un'opera pubblica, approvata ai sensi e per gli effetti di cui all'art. 1 l. 3 gennaio 1978 n. 1, non richiedesse alcuna motivazione in ordine all'urgenza e all'indifferibilità del provvedimento, siccome discendenti direttamente dalla legge (cfr. ad es. T.A.R. Toscana, 28 giugno 1984, n. 511): cosicché anche il primo (ed ultimo da esaminare) motivo del ricorso n. 675/92 si rivela privo di pregio.


4. Per l’insieme delle considerazioni che precedono, i ricorsi riuniti qui all’esame devono essere tutti respinti.




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