Continua la telenovela del tribolato PRG di Rimini. Questa pronuncia si colloca nel solco delle tante che l’hanno preceduta e presenta i soliti profili di interesse con riguardo alla enunciazione dei limiti dell’obbligo della motivazione nella pianificazione urbanistica e con riguardo all’individuazione dei vincoli di inedificabilità che comportano l’obbligo di indennizzo ove reiterati." />
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TAR EMILIA 22/12/2003 - UNA DESTINAZIONE URBANISTICA ESCLUSIVAMENTE PUBBLICISTICA COME IL VERDE PUBBLICO HA NATURA ESPROPRIATIVA

Continua la telenovela del tribolato PRG di Rimini. Questa pronuncia si colloca nel solco delle tante che l’hanno preceduta e presenta i soliti profili di interesse con riguardo alla enunciazione dei limiti dell’obbligo della motivazione nella pianificazione urbanistica e con riguardo all’individuazione dei vincoli di inedificabilità che comportano l’obbligo di indennizzo ove reiterati.



 


 


 


 


 


Continua la telenovela del tribolato PRG di Rimini. Questa pronuncia si colloca nel solco delle tante che l’hanno preceduta e presenta i soliti profili di interesse con riguardo alla enunciazione dei limiti dell’obbligo della motivazione nella pianificazione urbanistica e con riguardo all’individuazione dei vincoli di inedificabilità che comportano l’obbligo di indennizzo ove reiterati. Nel caso in questione è stata considerata espropriativa una destinazione “zona G3.1 "aree a verde pubblico, parco di quartiere e per il gioco" disciplinata dal paragrafo 26.1.3 NTA che prevede per tali zone che "l'intervento potrà essere esclusivamente di iniziativa pubblica e riguarda la creazione, la difesa e l’incremento del verde, la realizzazione di percorsi pedonali e di sosta, la realizzazione di attrezzature per il gioco e la ricreazione, la realizzazione di servizi igienici, di ripostigli per gli attrezzi da giardino e di cabine elettriche, idriche e per il gas" e conformativa la precedente zonizzazione a "parco urbano e di quartiere con specifica indicazione attrezzature di base e di quartiere" che consentiva interventi edilizi diretti da parte dei privati con indice di utilizzazione fondiaria pari a 0,1 mq/mq. Il TAR sembra dunque collegare il carattere espropriativo del vincolo non tanto alla localizzazione lenticolare dell’opera, quanto alla esclusiva preordinazione ad un utilizzo pubblico della destinazione.


 


 







 


 


TAR EMILIA ROMAGNA 22 DICEMBRE 2003 N. 2727


(Perricone pres., Trizzino rel.)


 


Diritto


 


1. I ricorrenti contestano la classificazione e la disciplina urbanistica imposta sull’area di loro proprietà dal Piano regolatore generale del Comune di Rimini approvato nel 1999, lamentando che tali scelte avrebbero comportato una ingiusta e immotivata reiterazione di un precedente vincolo, non compensata neppure dalla previsione di un indennizzo.


Al fine di ottenere l'annullamento degli atti impugnati ne deducono l'illegittimità, da un lato, facendo riferimento a profili attinenti al procedimento di formazione dello strumento urbanistico; dall'altro, formulando censure più puntualmente indirizzate contro le specifiche prescrizioni relative all'area di cui si tratta.


2. A pretesi vizi procedimentali fanno riferimento i primi quattro motivi di ricorso, che riguardano: le modifiche introdotte attraverso il PRG al Piano territoriale paesistico regionale (PTPR) e la conseguente competenza della Regione (in luogo della Provincia) ad approvare lo strumento urbanistico comunale; la formulazione di riserve e l'introduzione di modifiche al piano in fase di approvazione dello stesso; la mancata ripubblicazione degli atti a seguito delle proposte di modifica del piano; la possibilità di approvazione condizionata e di stralci di previsioni.


Questa Sezione si è già trovata ad affrontare censure di uguale tenore in altre controversie riguardanti il medesimo PRG del Comune di Rimini ritenendole inammissibili non avendo la parte ricorrente fornito alcuna prova circa il proprio specifico interesse ai profili denunciati, con riguardo al concreto pregiudizio che avrebbe subito a causa delle pretese violazioni procedimentali e al vantaggio che poteva derivarle dalla rinnovazione degli atti in questione in relazione ad aspetti dai quali la parte stessa non aveva dimostrato di essere toccata (cfr. per tutte, Tar Bologna, 22 novembre 2002 n. 1787).


La situazione non è diversa nel presente giudizio e dunque alla medesima conclusione di inammissibilità si deve pervenire anche per quanto riguarda le censure qui esaminate, che peraltro risultano anche infondate.


2.1. In particolare, la competenza all'approvazione del PRG da parte della Provincia di Rimini, nonostante le modifiche grafiche apportate al PTPR, discende dalla previsione di cui all’articolo 13 comma 2 della legge regionale 30 gennaio 1995 n. 6, in base alla quale le modalità approvative stabilite dall’articolo 1 della legge regionale 6 settembre 1993 n. 31 (richiamato nel ricorso a sostegno della censura di incompetenza) operavano fino alla data di trasferimento alle province del potere in questione; potere che l’articolo 6 della citata legge regionale n. 6 del 1995 faceva coincidere con la data di efficacia della delibera di approvazione del PTCP o del Piano infraregionale, che nel caso di specie è divenuto esecutivo a far tempo dal 25.10.1995.


2.2. Quanto poi alle altre contestazioni relative a profili procedimentali, si richiamano in proposito le seguenti decisioni di questa stessa Sezione riguardanti il medesimo PRG di Rimini: 27 ottobre 2003 n. 2172; 13 ottobre 2003 n. 2023; 22 novembre 2002 n. 1786.


3. Con il quinto motivo i ricorrenti, asserendo che vi sarebbe stata una immotivata reiterazione del vincolo imposto sui loro terreni già con il P.R.G. del 1975, deducono, invece, la violazione dell’articolo 3 della legge 7.8.1990 n. 241  e in relazione a ciò, in applicazione della sentenza della Corte Costituzionale n. 179/1999,  chiedono la condanna del Comune al risarcimento o alla corresponsione dell’indennizzo conseguente al pregiudizio sofferto per effetto della rinnovazione e del protrarsi del vincolo.


3.1. Al riguardo, sulla base della documentazione in atti e delle affermazioni delle parti, va preliminarmente osservato quanto segue:


il PRG del 1975 destinava l'area dei ricorrenti (contraddistinta nel N.C.T. al foglio 86, mappali 451, 452, 552 e 361) a "parco urbano e di quartiere con specifica indicazione attrezzature di base e di quartiere" e in tale area erano ammessi interventi edilizi diretti da parte dei privati con indice di utilizzazione fondiaria pari a 0,1 mq/mq.;


tale area, ricompresa all’interno della perimetrazione del territorio urbanizzato del 1988, è classificata dal PTPR come “zona di tutela dei corpi idrici superficiali e sotteranei” (articolo 28 relative NTA);


il PRG del 1999 classifica l'area in questione come zona G3.1 "aree a verde pubblico, parco di quartiere e per il gioco" disciplinata dal paragrafo 26.1.3 NTA che prevede per tali zone che "l'intervento potrà essere esclusivamente di iniziativa pubblica e riguarda la creazione, la difesa e l’incremento del verde, la realizzazione di percorsi pedonali e di sosta, la realizzazione di attrezzature per il gioco e la ricreazione, la realizzazione di servizi igienici, di ripostigli per gli attrezzi da giardino e di cabine elettriche, idriche e per il gas"; i parametri edificatori per l’insieme delle attrezzature che comportano la realizzazione di un edificio sono costituiti da H = 4 m.; Uf = 0,05 mq/mq.;


questo Tribunale Amministrativo Regionale con sentenza 12.7.2002 n. 932, resa inter partes nel ricorso R.G. 1608/1984 proposto avverso il diniego di concessione edilizia, ha ritenuto che fosse stato implicitamente riconosciuto dall’Amministrazione che il vincolo gravante sull’area di che trattasi (risalente al PRG approvato nel 1978) avesse natura espropriativa e che lo stesso fosse scaduto per decorso quinquennio;


avverso tale sentenza il Comune di Rimini ha proposto appello al Consiglio di stato e il giudizio è tutt’ora pendente;


3.2. Ciò premesso, in relazione al dedotto difetto di motivazione, il Collegio deve rilevare che il comma 2 dell’art. 3 della legge 7 agosto 1990 n. 241 esclude dall'obbligo di motivazione gli atti normativi e quelli a contenuto generale, nel cui novero rientra lo strumento in questione.


L’orientamento giurisprudenziale sul punto (cfr. C.d.S., A.P., 22 dicembre 1999 n. 24; idem, IV, 25 settembre 2002 n. 4907; idem, 6 ottobre 2003 n. 5869) è pressoché univoco nel ritenere che:


le scelte urbanistiche costituiscono apprezzamenti di merito sottratte al sindacato di legittimità salvo che non siano inficiate da errori di fatto o da abnormi illogicità;


le scelte discrezionali relative alla destinazione di singole aree non necessitano di apposita motivazione oltre a quella che si può evincere dai criteri generali seguiti nell'impostazione del PRG, risultanti dalla relazione illustrativa del piano;


l'esigenza di una più incisiva e specifica motivazione è ravvisabile solo allorché sussistano particolari situazioni che abbiano creato aspettative o affidamenti in favore di soggetti le cui posizioni appaiano meritevoli di specifica considerazione;


tali situazioni si concretano nel superamento degli standards minimi di cui al d.m. 2 aprile 1968, nella lesione dell'affidamento qualificato del privato in rapporto a precedenti convenzioni di lottizzazione, ad accordi di diritto privato intercorsi tra il Comune e i proprietari delle aree, ovvero ad aspettative nascenti da giudicati di annullamento di dinieghi di concessione edilizia o di silenzio rifiuto su una domanda di concessione; nella modificazione in zona agricola della destinazione di un'area limitata, interclusa da fondi edificati in modo non abusivo;


al di fuori di tali specifiche evenienze in capo ai proprietari non è ravvisabile altro che una generica aspettativa ad una reformatio in melius, non meritevole di particolare tutela, né idonea a configurare obblighi di puntuale motivazione.


3.3. Nel caso in esame non sussiste nessuna delle peculiari situazioni sopra indicate.


Innanzitutto va ribadito che nei confronti nella sentenza di annullamento del diniego di concessione edilizia pende ricorso in appello e che conseguentemente i ricorrenti non possono invocare alcuna concreta aspettativa in merito.


In ordine al vincolo di P.R.G. gravante sul terreno di proprietà dei ricorrenti va tuttavia precisato che la destinazione a verde pubblico, a parco di quartiere e per il gioco esclude ogni possibilità di intervento da parte dei privati e di fatto limita a zero le possibilità edificatorie dell’area, sicché il vincolo si connota come vincolo di inedificabilità assoluta.


Alla luce di tali indicazioni risulta evidente che le prescrizioni urbanistiche impugnate impongono sul terreno dei ricorrenti un vincolo (sostanzialmente) espropriativo.


Esse, peraltro non si configurano come reiterative di pregressi vincoli urbanistici decaduti, attesa la natura conformativa del vincolo precedentemente gravante sull’area di che trattasi, nella quale, come specificato dal Comune, erano ammessi interventi diretti da parte del privato con indice di utilizzazione fondiaria pari a 0,1 mq./mq.


In considerazione di quanto sopra deve perciò escludersi che nella ipotesi di cui si controverte il Comune fosse tenuto a prevedere un indennizzo e a motivare adeguatamente la scelta effettuata, in relazione alle effettive esigenze urbanistiche".


3.4. La Corte Costituzionale nella sentenza 12-20 maggio 1999 n. 179 (invocata dai ricorrenti), ha infatti chiarito che l’alternativa non eludibile tra previsione di indennizzo ovvero di un termine di durata massima dell'efficacia del vincolo…… si può porre solo in rapporto a vincoli particolarmente gravosi, tra i quali, in primo luogo, quelli che "siano preordinati all'espropriazione, ovvero abbiano carattere sostanzialmente espropriativo, nel senso di comportare come effetto pratico uno svuotamento, di rilevante entità ed incisività, del contenuto della proprietà stessa, mediante imposizione, immediatamente operativa, di vincoli a titolo particolare su beni determinati…… comportanti inedificabilità assoluta, qualora non siano stati discrezionalmente delimitati nel tempo dal legislatore dello Stato o delle Regioni……"; mentre "sono al di fuori dello schema ablatorio-espropriativo con le connesse garanzie costituzionali (e quindi non necessariamente con l'alternativa di indennizzo o di durata predefinita) i vincoli che importano una destinazione (anche di contenuto specifico) realizzabile ad iniziativa privata o promiscua pubblico-privata, che non comportino necessariamente espropriazione o interventi ad esclusiva iniziativa pubblica ".


Infine va precisato che in base all'orientamento giurisprudenziale costituente diritto vivente, richiamato anche dalla citata sentenza della Corte costituzionale n. 179 del 1999, solo in caso di reiterazione di vincolo decaduto è richiesta una congrua e specifica motivazione sull'attualità della previsione, con una nuova ed adeguata comparazione degli interessi pubblici e privati coinvolti, e con giustificazione delle scelte urbanistiche di piano, tanto più dettagliata e concreta quante più volte viene ripetuta la reiterazione del vincolo.


3.5. Sulla base delle suesposte considerazioni deve perciò escludersi che il P.R.G. di Rimini, in relazione alla destinazione impressa ai terreni di proprietà dei ricorrenti, incorra nelle censure di difetto di motivazione dedotte con il quinto motivo e, conseguentemente, che possano trovare ingresso le richieste di risarcimento avanzate dai medesimi ricorrenti.


4. Il ricorso va dunque respinto.




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