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TAR SARDEGNA 9/01/2004 - GIUSTO PROCEDIMENTO PRIMA DELLA PU

Ancora una volta: prima della dichiarazione di pubblica utilità occorre espletare il giusto procedimento.



 


 


 


Prima della dichiarazione di pubblica utilità occorre espletare il giusto procedimento. Nella parte finale il TAR in commento sembra implicitamente ammettere, con una citazione dell’adunanza plenaria 14/99, che il giusto procedimento potesse essere effettuato direttamente mediante l’articolo 10 della legge 865/71.


 


 







 


 


TAR SARDEGNA, 9 gennaio 2004, n. 5


(Atzeni, pres., Scano est.)


 


D I R I T T O


 


Il ricorso è fondato.


Fondate appaiono le assorbenti censure proposte con il primo e quarto motivo di ricorso.


Con il primo motivo viene proposta  la censura di violazione dell’articolo 7  della legge 7 agosto 1990 n. 241, e dell’articolo  11 della legge n. 865 del 1971.


Invero ai ricorrenti non è stata data la comunicazione di avvio del procedimento culminato con l’impugnata dichiarazione di pubblica utilità dell’opera pubblica e con il decreto di occupazione di urgenza. Di nessun rilievo deve considerarsi la comunicazione di deposito degli atti espropriativi effettuata successivamente alla adozione della delibera di approvazione del progetto dell’opera pubblica.


La questione giuridica circa la necessità della comunicazione dell’avvio del procedimento nelle procedure espropriative è stata affrontata dal Tribunale con la sentenza n. 1536 del 14.11.2002, la cui motivazione, essendo condivisa dal Collegio, può essere richiamata per la risoluzione dell’identico problema di diritto di cui al primo motivo di ricorso.


Al riguardo è utile evidenziare che la dichiarazione di pubblica utilità ha per effetto quello di vincolare il bene alla realizzazione del fine pubblico sottoponendolo al regime di espropriabilità.


Essa, incidendo direttamente nella sfera giuridica del proprietario, è atto finale (e quindi immediatamente lesivo) di un autonomo procedimento, che essendo caratterizzato da esigenze di celerità, vede ristrette le garanzie partecipative già in precedenza assicurate (si veda il sistema disciplinato dalla L. 25/6/1865 n°2359).


Nella suddetta logica acceleratoria la stessa Adunanza Plenaria del Consiglio di Stato (18/6/1986 n° 6) aveva stabilito che in presenza di una dichiarazione di pubblica utilità implicita, gli adempimenti di cui agli artt. 10 e 11 della L. n° 865/1971 (attraverso i quali, per l’appunto, trovava attuazione il principio del giusto procedimento) non dovessero ritenersi soppressi, ma soltanto differiti ad un momento successivo all’approvazione del progetto d’opera pubblica, purché anteriore al decreto di esproprio.


Con l’entrata in vigore della L. 7 Agosto 1990 n° 241 l’istituto della partecipazione, in passato limitato a sporadici casi, è stato esteso alla generalità dei procedimenti amministrativi, eccezion fatta per talune specifiche ipotesi fra le quali non rientra quella di che trattasi (art. 13 citata L. n° 241/1990).


In tal modo il legislatore ha introdotto in via generalizzata nell’ordinamento il principio del giusto procedimento, in base al quale la definizione del pubblico interesse deve avvenire attraverso il contraddittorio con i portatori dei contrapposti interessi coinvolti dall’esercizio del potere. E naturalmente affinché gli interessati possano esercitare la propria pretesa partecipativa, occorre che siano resi edotti della pendenza del procedimento, finalità cui risponde la comunicazione di avvio del procedimento che l’autorità procedente è tenuta a dare personalmente ai soggetti nei cui confronti il provvedimento finale è destinato a produrre effetti diretti e a quelli che per legge debbono intervenirvi (art. 7 della citata L. n°241/1990).


In questa nuova ottica, nella quale la dialettica procedimentale assurge a presupposto del corretto esplicarsi dell’azione amministrativa, escludere l’applicazione della norma sulla comunicazione di avvio del procedimento alla dichiarazione di pubblica utilità implicita equivarrebbe ad “espungere dall’ambito del giusto procedimento, fuori dai casi previsti dalla legge, un procedimento amministrativo autonomo”.


Né ora, nell’attuale contesto normativo diretto a garantire la partecipazione, potrebbe valere a tal fine una partecipazione differita, successiva alla dichiarazione di pubblica utilità e all’occupazione d’urgenza. Questa, infatti, oltre a intervenire in una situazione di fatto (il più delle volte) irreversibile resterebbe comunque esterna allo sviluppo procedimentale della dichiarazione di pubblica utilità, che risulterebbe priva di garanzia partecipativa” (Cons. Stato A.P. 15/9/1999 n° 14 in termini anche T.A.R. Sardegna 30/12/1999 n° 1677 e 11/1/2001 n° 8).


Ed invero, una volta compiuta la definitiva scelta sull’opera pubblica da realizzare e sul sito ove ubicarla e conseguentemente dichiarata la pubblica utilità della stessa, ben poco rimarrebbe da obiettare al privato espropriando, il cui intervento potrebbe ormai avere solo il diverso scopo di indurre l’amministrazione a tornare sui propri passi, con evidente pregiudizio, tra l’altro, ove la prospettazione fosse ritenuta meritevole di considerazione e da accogliere, di quell’esigenza di celerità dell’azione amministrativa che sola aveva giustificato la compressione della garanzia partecipativa, in passato assicurata dal procedimento preordinato alla dichiarazione di pubblica utilità esplicita.


Ciò premesso in termini generali, occorre ricordare “che il procedimento di dichiarazione di pubblica utilità non è del tutto carente di disciplina di partecipazione, in quanto gli artt. 10 e 11 della L. n° 865/1971 ne regolano la forma esplicita secondo il consueto modulo deposito atti – notifica agli espropriandi dell’avvenuto deposito – osservazioni - decisione sulle stesse” (citata A.P. n° 14/1999).




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