La piena conoscenza del provvedimento amministrativo, di cui all’art. 21 della legge istitutiva dei Tar (n. 1034/1971), per farne decorrere il termine d’impugnazione, non si ha soltanto quando esso sia noto in tutti i suoi elementi, ma è sufficiente la conoscenza della sua esistenza e dei suoi elementi essenziali in tema di lesività, potendo la successiva integrale cognizione di tutti gli aspetti del provvedimento consentire la proposizione dei motivi aggiunti." />
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TAR TOSCANA 15/01/2004 - LA CONOSCENZA DEGLI EFFETTI DELL'ATTO VALE A FAR DECORRERE I TERMINI DI DECADENZA DELL'IMPUGNAZIONE

La piena conoscenza del provvedimento amministrativo, di cui all’art. 21 della legge istitutiva dei Tar (n. 1034/1971), per farne decorrere il termine d’impugnazione, non si ha soltanto quando esso sia noto in tutti i suoi elementi, ma è sufficiente la conoscenza della sua esistenza e dei suoi elementi essenziali in tema di lesività, potendo la successiva integrale cognizione di tutti gli aspetti del provvedimento consentire la proposizione dei motivi aggiunti.



 


 


 


 


“L’eventuale mancata preventiva notifica del progetto all’interessato, mentre rende illegittimo il procedimento e il provvedimento conclusivo, non vale ad impedire il decorso del termine di decadenza dell’impugnazione quando l’interessato abbia avuto comunque conoscenza della procedura e degli effetti lesivi, reali o presunti, che ne sarebbero derivati.


E’ infatti giurisprudenza pacifica che, nel campo del diritto pubblico dominato dall’esigenza del consolidamento dell’atto amministrativo specie nella materia della realizzazione di opere pubbliche per i peculiari interessi pubblici e privati coinvolti, la piena conoscenza del provvedimento amministrativo, di cui all’art. 21 della legge istitutiva dei Tar (n. 1034/1971), per farne decorrere il termine d’impugnazione, non si ha soltanto quando esso sia noto in tutti i suoi elementi, ma è sufficiente la conoscenza della sua esistenza e dei suoi elementi essenziali in tema di lesività, potendo la successiva integrale cognizione di tutti gli aspetti del provvedimento consentire la proposizione dei motivi aggiunti. Va quindi affermato che il principio della effettiva piena conoscenza, ai fini della individuazione del termine per la proposizione del ricorso, deve essere contemperato con il comportamento tenuto dal ricorrente nel procurarsi tale piena conoscenza, cosicché imputet sibi colui che consapevolmente lasci decorrere il prescritto termine di decadenza.”


 


 


 





 


 


 


 


TAR TOSCANA Sez. III, n. 17 del 15 gennaio 2004


(Lazzeri pres., Colombati rel.)


 


 


D I R I T T O


 


Il ricorrente, titolare di un’azienda agricola interessata dai lavori di ampliamento di una strada di grande comunicazione (adeguamento a quattro corsie), nel premettere di essere venuto a conoscenza del procedimento espropriativo per l’esecuzione dell’opera pubblica e dei presupposti atti progettuali soltanto con la notifica della comunicazione del 2.9.1997, con la quale l’Ente nazionale per le strade gli aveva comunicato la prossima immissione in possesso di parte dei suoi terreni in ottemperanza al decreto prefettizio di occupazione d’urgenza (n. 4106 del 5.6.1997),  precisa nel suo ricorso:


- di non avere all’epoca sollevato obiezioni, considerando trascurabile la parte di terreno (striscia lungo la strada da ampliare) interessata dall’occupazione;


- di avere soltanto in seguito appreso che l’esecuzione dell’opera pubblica avrebbe potuto comportare l’interclusione di una parte del suo fondo a causa della eliminazione di una strada vicinale che assicurava il collegamento di tutta la proprietà;


- di avere quindi interesse all’impugnativa, non del decreto di occupazione di urgenza che riguarda una porzione minima trascurabile, bensì degli atti progettuali ed esecutivi mai comunicati (nell’ipotesi in cui essi comportino la interclusione di parte del fondo) nonché dei  comportamentali materiali della p.a. la quale ripetutamente gli avrebbe impedito, nonostante richieste di chiarimenti e di accesso rimaste inevase, di conoscere il contenuto della progettazione e l’eventuale effetto lesivo.


Nonostante la perspicua prospettazione della parte, è fondata l’eccezione di tardività del ricorso sollevata dalle amministrazioni resistenti e dalla controinteressata.


Risulta dalla documentazione in atti (istanza del ricorrente all’Anas in data 21.9.1999 - doc. 7 depositato dalla soc. Coestra; e successiva corrispondenza a mezzo dei legali in data 22.10.1999, 5.1.2000 e 20.4.2000 - doc. da 8 a 10 del medesimo deposito) che il ricorrente fosse a conoscenza dell’approvazione del progetto e della realizzazione dei lavori da epoca molto precedente la notifica del ricorso che è del 2.9.2002.


Nel primo dei documenti ricordati il ricorrente testualmente segnala all’Anas che “i lavori di ampliamento” della strada “prevedono la chiusura dell’unico accesso esistente” provocando la “non possibilità di accesso ai fondi” e chiede che “sia preso atto della situazione dell’azienda che si troverebbe nell’impossibilità di esercitare i normali lavori agricoli”. Negli altri documenti i legali del ricorrente osservano che al loro assistito “era stato verbalmente assicurato…che i lavori di adeguamento…della strada…avrebbero comunque lasciato la possibilità di attraversamento…della predetta strada lungo l’esistente strada vicinale di Torre a Castello che attualmente consente il collegamento tra i terreni di proprietà…siti ai due lati della strada…”, mentre “da informazioni assunte in loco e dallo stato attuale dei lavori sembra di capire che la strada della Torre a Castello verrà interrotta nel punto di incrocio con la strada di grande comunicazione” comportando “la interclusione totale dei terreni…”; quindi si conclude che “se quella che è al momento solo un’ipotesi si rivelasse una certezza, di ciò dovrà essere tenuto conto in sede di calcolo dell’indennità di esproprio definitiva…”.


Tali risultanze documentali dimostrano senza alcun dubbio che l’interessato fosse a conoscenza dell’effetto lesivo scaturente dagli atti amministrativi.


C’è un altro elemento indiziario da cui è possibile ricavare la conoscenza dei provvedimenti lesivi. Risulta infatti che nel verbale di consistenza e di immissione in possesso in data 29.9.1997 si dà atto della presenza del ricorrente alle relative procedure, il quale però si è rifiutato di sottoscrivere il medesimo verbale, tanto che è stata necessaria la firma di due testimoni, richiesta appunto in caso di mancata sottoscrizione del proprietario.


Tale circostanza contrasta con quanto sostenuto nel ricorso, che cioè nessuna obiezione sarebbe stata sollevata di fronte all’occupazione d’urgenza di una striscia insignificante di terreno lungo la strada di grande comunicazione, perché se ciò fosse vero non ci sarebbe stata nessuna preclusione alla palese collaborazione del ricorrente attraverso la firma del verbale, mentre al contrario tale comportamento denota che fin da allora l’interessato aveva contezza degli effetti pregiudizievoli ulteriori che l’opera pubblica avrebbe provocato sulla sua proprietà e cioè l’inteclusione dei fondi a causa della eliminazione della strada poderale fino ad allora utilizzata, ma ciò nonostante non si era attivato per conoscere il contenuto degli atti progettuali fidando nell’obbligo di notifica degli stessi.


Ma è noto che l’eventuale mancata preventiva notifica del progetto all’interessato, mentre rende illegittimo il procedimento e il provvedimento conclusivo, non vale ad impedire il decorso del termine di decadenza dell’impugnazione quando l’interessato abbia avuto comunque conoscenza della procedura e degli effetti lesivi, reali o presunti, che ne sarebbero derivati.


E’ infatti giurisprudenza pacifica che, nel campo del diritto pubblico dominato dall’esigenza del consolidamento dell’atto amministrativo specie nella materia della realizzazione di opere pubbliche per i peculiari interessi pubblici e privati coinvolti, la piena conoscenza del provvedimento amministrativo, di cui all’art. 21 della legge istitutiva dei Tar (n. 1034/1971), per farne decorrere il termine d’impugnazione, non si ha soltanto quando esso sia noto in tutti i suoi elementi, ma è sufficiente la conoscenza della sua esistenza e dei suoi elementi essenziali in tema di lesività, potendo la successiva integrale cognizione di tutti gli aspetti del provvedimento consentire la proposizione dei motivi aggiunti. Va quindi affermato che il principio della effettiva piena conoscenza, ai fini della individuazione del termine per la proposizione del ricorso, deve essere contemperato con il comportamento tenuto dal ricorrente nel procurarsi tale piena conoscenza, cosicché imputet sibi colui che consapevolmente lasci decorrere il prescritto termine di decadenza.


Nella presente fattispecie l’interessato, che si è dichiarato consapevole della situazione concreta anche “dallo stato attuale dei lavori”, avrebbe dovuto non tanto e non solo rivolgere istanze di chiarimenti alla p.a., quanto, a seguito di domanda di copia degli atti di progettazione (i cui estremi erano ricavabili dal decreto di occupazione e dalla nota di immissione in possesso) e di necessaria diffida in caso di silenzio della p.a., tempestivamente dolersi dinanzi al giudice amministrativo del comportamento silente della p.a.


Il ricorso principale è pertanto irricevibile per tardività e la stessa sorte seguono i motivi aggiunti proposti contro i medesimi atti progettuali. In conseguenza di ciò, mentre non può essere esaminata la domanda di “accertamento” e di “declaratoria di illegittimità e/o illiceità dei comportamenti e delle attività materiali” della p.a., trattandosi di un giudizio impugnatorio, deve anche essere rigettata la domanda di risarcimento dei danni; le spese processuali possono essere compensate per la peculiarità della vicenda.




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D.P.R. 327/2001
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