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CDS 17/12/2003 - LO SPOSTAMENTO DELL'OPERA RICHIEDE LA VARIANTE, ANCHE SE AVVIENE ENTRO LE FASCE DI RISPETTO

E’ illegittimo lo spostamento dell’opera rispetto al tracciato urbanisticamente conforme, ancorché essa sia riallocata nelle fasce di rispetto, senza un'apposita variante



 


 


 


E’ illegittimo lo spostamento dell’opera rispetto al tracciato urbanisticamente conforme, ancorché essa sia riallocata nelle fasce di rispetto: occorre(va - prima del TU -) la variante ex comma 5 articolo 1 legge 1/78, approvata dal Consiglio comunale. “l’approvazione di un progetto di opera pubblica equivale ex lege a dichiarazione di pubblica utilità, nonché indifferibilità ed urgenza dei relativi lavori, ai sensi dell’articolo 1, comma 1, della legge 3 gennaio 1978, n. 1, solo allorquando l’opera stessa sia conforme alle previsioni dello strumento urbanistico (ex plurimis, C.d.S., sez. IV, 1° marzo 2001, n. 1145): laddove tale conformità difetti è necessario che il progetto dell’opera pubblica da realizzare sia approvato dal competente consiglio comunale, ai sensi del quarto comma del già citato articolo 1 della legge 3 gennaio 1978, n. 1 (se l’opera pubblica viene localizzata su aree già specificamente destinate alla realizzazione di servizi pubblici) ovvero ai sensi del quinto comma, in variante allo strumento urbanistico in vigore (se l’opera pubblica viene localizzata in aree non destinate a servizi pubblici).


La giurisprudenza, al riguardo, ha affermato che la modifica di un tracciato stradale, che comporti lo spostamento della carreggiata su terreni già inclusi nella fascia di rispetto, richiede il procedimento di variante urbanistica, ai sensi del quinto comma dell’articolo 1 della legge 3 gennaio 1978, n. 1, non potendo utilizzarsi la previsione di cui al precedente quarto comma dettata in relazione all’ipotesi in cui si tratti di un terreno comunque destinato all’espropriazione.


D’altra parte deve sottolinearsi che la volontà del consiglio comunale, cui fanno riferimento i commi 4 e 5 della ricordata legge 3 gennaio 1978, n. 1, non può essere in alcun modo surrogata dall’intervento di altri organi o uffici, quand’anche appartenenti alla stessa amministrazione comunale, avendo voluto il legislatore riservare espressamente al massimo organo rappresentativo della comunità locale stanziata sul relativo territorio comunale, l’esercizio della fondamentale e delicata funzione urbanistica, concernente la gestione complessiva del proprio territorio.”


 


 


 





 


 


 


CONS. STATO IV n. 8264 del 17/12/2003


(Costantino pres., Carlo est.)


 


F A T T O


 


I.1. Con ricorso giurisdizionale notificato il 5 maggio 1989 (NRG. 1037/89) Endrizzi Lino, nella asserita qualità di proprietario nel Comune di Ponte di Piave di un fondo in catasto terreni, partita 13, mapp. 86 e 547, interessato ai lavori di costruzione della variante a nord del centro abitato di Ponte di Piave, chiedeva al Tribunale amministrativo regionale del Veneto l’annullamento della delibera del Consiglio Provinciale di Treviso prot. n. 11471 del 23 maggio 1988, con cui era stato approvato il progetto per la costruzione della variante alla strada provinciale a nord del centro abitato di Ponte di Piave, in uno ad ogni altro atto conseguente e presupposto.


A sostegno dell’impugnazione spiegava due motivi di censura.


Con il primo, rubricato “Violazione e falsa applicazione dell’art. 1, comma quarto, della legge 3 gennaio 1978, n. 1 – Violazione del programma di fabbricazione – Eccesso di potere sotto il profilo dell’insufficiente motivazione e dell’erronea valutazione dei presupposti di fatto”, egli rilevava innanzitutto che l’area di sedime del tracciato del raccordo stradale previsto nel progetto approvato non era conforme al tracciato previsto nel vigente strumento urbanistico generale, essendo spostato di una decina di metri verso nord – est ed insistendo, perciò, su aree aventi una diversa destinazione urbanistica; né poteva sostenersi – a suo avviso - che l’approvazione del progetto avesse aver comportato una variante al vigente programma di fabbricazione, ai sensi dell’articolo 1, comma 4, della legge 3 gennaio 1978, n. 1, atteso che l’impugnata delibera di approvazione del progetto non proveniva dall’amministrazione comunale, unica titolare della funzione urbanistica. Ciò senza contare, inoltre, che l’impugnata delibera non aveva fornito alcuna motivazione circa la necessità spostare il tracciato stradale previsto nello strumento urbanistico, dubitandosi così della stessa conoscenza da parte dell’amministrazione provinciale di Treviso delle previsioni urbanistiche vigenti nel Comune di Ponte di Piave.


Con il secondo, poi, il ricorrente denunciava “Eccesso di potere per erronea valutazione dei presupposti”, osservando che, nel caso di specie, mancava la concretezza e l’attualità dello scopo di utilità generale che doveva giustificare il procedimento espropriativo, in quanto la realizzazione del nuovo raccordo stradale era strettamente connessa al ripristino della linea ferroviaria Treviso – Portogruaro e alla costruzione di un sottopasso a cura e spese delle Ferrovie dello Stato, evenienze allo stato del tutto ipotetiche.


Si costituivano in giudizio la Provincia di Treviso e il Comune di Ponte di Piave, deducendo l’inammissibilità e l’infondatezza dell’avverso ricorso, di cui pertanto chiedevano il rigetto.


I.2. Con altro ricorso giurisdizionale, notificato il 27 novembre 1989 (NRG. 2852/89) Endrizzi Lino chiedeva al Tribunale amministrativo regionale del Veneto l’annullamento del decreto di occupazione d’urgenza del 23 agosto 1989, con il quale il Sindaco del Comune di Ponte di Piave aveva autorizzato la Provincia di Treviso ad occupare fino al 13 luglio 1991 il fondo di sua proprietà (foglio 13, mapp. 86 per mq. 2855 e mapp. 547 per mq. 2), sollevando due motivi di censura.


Con il primo, intitolato “Violazione dell’art. 11 della L.R. 13 settembre 1978 n. 57”, il ricorrente lamentava che la redazione dello stato di consistenza e del verbale d’immissione in possesso del fondo di sua proprietà, ammesso che fosse avvenuta, non si era svolta, come necessario, in contraddittorio.


Con il secondo, poi, denunciando “Illegittimità derivata”, riproponeva tutte le censure sollevate nei confronti della delibera del Consiglio Provinciale di Treviso prot. 11471 del 23 maggio 1988, recante l’approvazione del progetto dei lavori di costruzione della variante a nord del centro abitato di Ponte di Piave, alla stregua delle quali il decreto di occupazione d’urgenza era inficiato dal vizio di illegittimità derivata.


La Provincia di Treviso ed il Comune di Ponte di Piave resistevano all’impugnazione, chiedendone il rigetto, siccome inammissibile ed infondata. 


I.3. Con un terzo ricorso, infine, notificato il 17 ottobre 1991 (NRG. 2556/91) il predetto Endrizzi Lino chiedeva al Tribunale amministrativo regionale del Veneto l’annullamento del decreto del 6 giugno 1991, n. 4590, con cui il Sindaco del Comune di Ponte di Piave aveva disposto l’ulteriore occupazione dei fondi di sua proprietà fino al 13 luglio 1992, nonché della delibera n. 659 del 28 marzo 1991, con cui la Giunta Provinciale di Treviso aveva prorogato di 365 giorni i termini per l’ultimazione dei lavori e delle espropriazioni relativi ai lavori di costruzione della variante a nord del centro abitato di Ponte di Piave della S.P. n. 34 “Sinistra Piave”.


Anche quest’ultima impugnazione era affidata a due ordini di motivi, con il primo dei quali, lamentando la “Violazione dell’articolo 13, secondo comma, l. 25 giugno 1865 n. 2359 ed eccesso di potere sotto il profilo del difetto di motivazione”, il ricorrente evidenziava che la proroga dei termini per l’esecuzione dei lavori e per l’espropriazione dei lavori in argomento era stata disposta senza fornire alcuna reale motivazione dei fatti obiettivi e straordinari che la giustificavano; con il secondo motivo, richiamando tutti i motivi di censura svolti con gli altri due gravame, il ricorrente sosteneva che gli atti impugnati erano inficiati da illegittimità derivata.


Anche in quest’ultimo giudizio l’Amministrazione Provinciale di Treviso ed il Comune di Ponte di Piave si costituivano, insistendo per il rigetto del ricorso.


I.4. L’adito Tribunale, sezione prima, con la sentenza n. 580 del 26 maggio 1993, riuniti i tre ricorsi, li accoglieva e annullava gli atti impugnati, rilevando che effettivamente il tracciato della realizzanda variante a nord del centro abitato di Ponte di Piave, approvato con la delibera del Consiglio Provinciale di Treviso del 23 maggio 1988, prot. n. 11471, era difforme dal tracciato previsto nello strumento urbanistico vigente all’epoca della delibera stessa, con conseguente illegittimità derivata dei conseguenti provvedimenti concernenti l’occupazione d’urgenza dei beni del ricorrente e la proroga dei termini per l’esecuzione dei lavori e per l’espropriazione.


I.5. Avverso tale statuizione insorgeva l’Amministrazione Provinciale di Treviso, chiedendone la riforma con atto di appello notificato il 18 ottobre 1993, alla stregua di due motivi.


Con il primo, rubricato “Omessa valutazione di atti e documenti acquisiti agli atti del giudizio – Violazione dei principi generali in tema di inammissibilità per carenza di interesse”, l’amministrazione appellante lamentava che i primi giudici avevano erroneamente omesso di verificare che il progetto dei lavori di costruzione della variante a nord del centro abitato di Ponte di Piave della S.P. n. 34 “Sinistra Piave”, approvato con la impugnata delibera del Consiglio Provinciale di Treviso del 23 maggio 1988, prot. 11471, era nettamente migliorativo degli interessi del ricorrente rispetto a quello originariamente previsto nello strumento urbanistico, così, come puntualmente eccepito, ma erroneamente non recepito, il ricorso di primo grado avrebbe dovuto essere dichiarato inammissibile per carenza di interesse.


Con il secondo, intitolato “Violazione dell’articolo 34 L.U. 17.8.1942 n. 1150 nonché dell’art. 1 della L. 3.1.1978, n.1”, l’Amministrazione Provinciale di Treviso deduceva che, contrariamente a quanto sostenuto dai primi giudici, non solo vi era assoluta identità strutturale e funzionale tra l’opera approvata con la impugnata delibera e quella prevista nello strumento urbanistico (le eventuali differenza riscontrabili essendo riconducibili a mere modalità di esecuzione dell’opera stessa ovvero ai necessari adattamenti rispetto alla previsione - esclusivamente di massima – contenuta nello strumento urbanistico), per quanto il progetto approvato era stato effettivamente “studiato” con i tecnici del Comune di Ponte di Piave, la cui autonomia, quanto all’esercizio della funzione urbanistica, non aveva perciò subito alcuna compromissione.


Nessuno degli appellati si è costituito in giudizio.


 


D I R I T T O


 


II. E’ controversa la legittimità della delibera del Consiglio provinciale di Treviso prot. n. 11471 del 23 maggio 1998, con cui è stato approvato il progetto per la costruzione della variante alla strada provinciale a nord del centro abitato di Ponte di Piave, e degli atti conseguenti ed in particolare del decreto in data 23 agosto 1989, con cui il Sindaco del Comune di Ponte di Piave ha autorizzato l’occupazione d’urgenza dei fondi necessari, e del successivo decreto in data 5 giugno 1991, sempre del Sindaco del Comune di Ponte di Piave, che ha prorogato l’originaria occupazione in applicazione della delibera del consiglio provinciale di Treviso (anch’essa impugnata) di proroga degli originari termini per l’ultimazione dei lavori e delle espropriazioni.


L’Amministrazione provinciale di Treviso, con atto di appello notificato il 18 ottobre 1993, ha chiesto la riforma della sentenza n. 580 del 26 maggio 1993, con cui il Tribunale amministrativo regionale del Veneto, sezione prima, ha annullato i predetti atti per la riscontrata difformità del tracciato dell’opera approvato con la impugnata delibera rispetto a quello previsto nel vigente strumento urbanistico.


Il gravame è affidato a due motivi, con i quali si contesta l’esistenza e la legittimità della predetta difformità, rilevando come il nuovo tracciato dell’opera in questione sarebbe addirittura più favorevole per gli interessi dell’originario ricorrente, così che i primi giudici avrebbero dovuto dichiarare inammissibile il ricorso per difetto di interesse.


Nessuno degli appellati si è costituito in giudizio.


II. L’appello è infondato e deve essere respinto.


II.1. Giova innanzitutto rilevare che, in punto di fatto, non è contestato che il tracciato del progetto per la costruzione della variante alla strada provinciale a nord del centro abitato del Comune di Ponte di Piave, approvato dal Consiglio Provinciale di Treviso con la impugnata deliberazione prot. 11471 del 23 maggio 1988 è difforme da quello previsto nello strumento urbanistico vigente all’epoca (essendo del tutto irrilevante, ai fini della decisione della presente controversia, come correttamente precisato dai primi giudici, che il predetto nuovo progetto sia risultato conforme alle previsioni del nuovo piano regolatore del Comune di Ponte di Piave, approvato in epoca successiva).


Ciò precisato, occorre ricordare che l’approvazione di un progetto di opera pubblica equivale ex lege a dichiarazione di pubblica utilità, nonché indifferibilità ed urgenza dei relativi lavori, ai sensi dell’articolo 1, comma 1, della legge 3 gennaio 1978, n. 1, solo allorquando l’opera stessa sia conforme alle previsioni dello strumento urbanistico (ex plurimis, C.d.S., sez. IV, 1° marzo 2001, n. 1145): laddove tale conformità difetti è necessario che il progetto dell’opera pubblica da realizzare sia approvato dal competente consiglio comunale, ai sensi del quarto comma del già citato articolo 1 della legge 3 gennaio 1978, n. 1 (se l’opera pubblica viene localizzata su aree già specificamente destinate alla realizzazione di servizi pubblici) ovvero ai sensi del quinto comma, in variante allo strumento urbanistico in vigore (se l’opera pubblica viene localizzata in aree non destinate a servizi pubblici).


La giurisprudenza, al riguardo, ha affermato che la modifica di un tracciato stradale, che comporti lo spostamento della carreggiata su terreni già inclusi nella fascia di rispetto, richiede il procedimento di variante urbanistica, ai sensi del quinto comma dell’articolo 1 della legge 3 gennaio 1978, n. 1, non potendo utilizzarsi la previsione di cui al precedente quarto comma dettata in relazione all’ipotesi in cui si tratti di un terreno comunque destinato all’espropriazione.


D’altra parte deve sottolinearsi che la volontà del consiglio comunale, cui fanno riferimento i commi 4 e 5 della ricordata legge 3 gennaio 1978, n. 1, non può essere in alcun modo surrogata dall’intervento di altri organi o uffici, quand’anche appartenenti alla stessa amministrazione comunale, avendo voluto il legislatore riservare espressamente al massimo organo rappresentativo della comunità locale stanziata sul relativo territorio comunale, l’esercizio della fondamentale e delicata funzione urbanistica, concernente la gestione complessiva del proprio territorio.


II.2. Non sono pertanto meritevoli di accoglimento le doglianze svolte dall’amministrazione provinciale nei confronti dell’impugnata sentenza.


Il fatto che il progetto approvato con la impugnata delibera prot. 11471 del 23 maggio 1988 sia stato “studiato con il Comune di Ponte di Piave, come asserito nel gravame in esame, non assume alcun rilievo ai fini della sua legittimità, non essendo stato in alcun modo provato che il consiglio comunale di Ponte di Piave abbia espresso, nei modi e nelle forme previste dalla legge, un’apposita puntuale manifestazione di volontà in relazione ai profili urbanistici dell’opera stessa in relazione alle previsioni contenute nel vigente (all’epoca dell’emanazione della delibera impugnata) strumento urbanistico.


Né può in alcun modo condividersi, essendo pacifica – come già rilevato – la difformità dell’opera approvata rispetto a quella prevista nello strumento urbanistico, la tesi della carenza di interesse del ricorrente in ordine all’impugnazione della delibera di approvazione del progetto dell’opera in argomento, in quanto il suo nuovo tracciato sarebbe stato nettamente migliorativo di quello previsto nello strumento urbanistico contenuto e dunque meno dannoso per i suoi interessi: è sufficiente sul punto osservare che tale fatto, asserito, ma apodittico e non provato, non ha in alcun modo eliminato o diminuito il sacrificio della proprietà del signor Lino Endrizzi, sacrificio che avrebbe potuto giustificarsi soltanto se il provvedimento di approvazione dell’opera pubblica da realizzare fosse stato legittimo e cioè se la predetta opera fosse stata conforme alle previsione urbanistiche.


Per completezza è appena il caso di rilevare che priva di qualsiasi rilievo giuridico, per i fini che ci occupano, è la dedotta conformità, strutturale e sostanziale, del progetto di opera approvato rispetto al tracciato previsto, trattandosi di affermazione in ogni caso prive di qualsiasi supporto probatorio.


III. In conclusione l’appello deve essere respinto.




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