Un’area in zona destinata in zona omogenea F non può dirsi assoggettata ad un vincolo di inedificabilità soggetto a decadenza, per il fatto che l’edificabilità resta condizionata a tempo indeterminato all’approvazione di un piano-quadro. Il Comune ha l’obbligo di attivarsi per dar vita alla pianificazione attuativa: il privato può sempre impugnare il silenzio rifiuto." />
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TAR CAMPANIA 23/12/2003 - LA ZONA F NON E' UN VINCOLO ESPROPRIATIVO

Un’area in zona destinata in zona omogenea F non può dirsi assoggettata ad un vincolo di inedificabilità soggetto a decadenza, per il fatto che l’edificabilità resta condizionata a tempo indeterminato all’approvazione di un piano-quadro. Il Comune ha l’obbligo di attivarsi per dar vita alla pianificazione attuativa: il privato può sempre impugnare il silenzio rifiuto.



 


 


 


 


 


Un’area in zona destinata in zona omogenea F non può dirsi assoggettata ad un vincolo di inedificabilità soggetto a decadenza, per il fatto che l’edificabilità resta condizionata a tempo indeterminato all’approvazione di un piano-quadro. Non vi è carattere espropriativo delle destinazioni urbanistiche “quando le previsioni di piano consentono la realizzazione di opere anche ad iniziativa del privato e, più in generale, quando l’attività edificatoria è subordinata alla preventiva formazione di un piano attuativo in quanto in tali casi non è impedito in modo assoluto l’edificazione e non è del tutto svuotato, quindi, di contenuto il relativo diritto di proprietà, con la conseguenza che tali previsioni non sono soggette alla decadenza di cui all'art. 2 della legge 19 novembre 1968 n. 1187 (Consiglio di Stato, sez. IV^ n. 481 del 25 agosto 2003 cit.).” Il Comune ha l’obbligo di attivarsi per dar vita alla pianificazione attuativa: il privato può sempre impugnare il silenzio rifiuto.


 


 







 


 


TAR CAMPANIA NAPOLI Sezione IV, 23 dicembre 2003 n. 15541


(Monteleone pres., D’Alessio est.)


 


DIRITTO


 


         1.- La signora Luisa De Magistris, proprietaria di un’area sita nel Comune di Mugnano di Napoli in zona omogenea “F” del PRG, ha impugnato il provvedimento, specificato in epigrafe, con il quale il Dirigente del 4° settore del Comune di Mugnano di Napoli ha rigettato la sua istanza volta ad ottenere il rilascio di una concessione edilizia per la realizzazione di una scuola materna nonché il presupposto parere contrario espresso dalla Commissione Edilizia comunale e ne ha chiesto l’annullamento perché illegittimi sotto diversi profili.


         2.- Secondo il Comune di Mugnano di Napoli l’istanza in questione non può essere accolta poiché <>.


         3.- La ricorrente, dopo aver ricordato che nella zona “F”, che include la sua proprietà, è prevista la realizzazione delle attrezzature elencate nell’art. 4 della legge 847/64 e successive integrazioni nonché di asili nido, scuole, mercati di quartiere, delegazioni comunali, chiese ed altri edifici religiosi, centri sociali ed attrezzature sanitarie, sostiene:


che la tipologie delle opere previste non è assimilabile alle opere e destinazioni realizzabili ad iniziativa dei privati ovvero ad iniziativa pubblico-privata;


che, anche a voler ammettere la possibile realizzazione ad iniziativa di privati di alcune delle opere possibili, comunque la maggior parte delle opere sono realizzabili esclusivamente ad iniziativa pubblica;


che manca una differenziazione fra le aree utilizzabili ad iniziativa privata e quelle utilizzabili con iniziativa pubblica;


che solo con il Piano Quadro, atto di pianificazione attuativa, possono essere definiti i limiti e l’ampiezza di tale astratta possibilità edificatoria;


che, quindi, l’iniziativa dei privati è necessariamente condizionata dall’approvazione di tale piano in mancanza del quale il privato nulla può fare;


 che, infine, il PRG non prevede alcun termine per l’adozione del Piano Quadro.


         Secondo la ricorrente, alla luce di tali elementi si deve ritenere che sull’area gravasse un vincolo a carattere espropriativo che deve considerarsi oramai decaduto e quindi inefficace.


         4.- Al riguardo, si deve innanzitutto rilevare che il PRG del Comune di Mugnano di Napoli prevede per la zona “F” (in questione) la realizzazione di attrezzature ed impianti di interesse generale (asili nido, scuole, mercati di quartiere, delegazioni comunali, chiese ed altri edifici religiosi, centri sociali ed attrezzature sanitarie). Tali opere non possono non considerarsi, almeno in parte, certamente realizzabili anche ad iniziativa privata, con la conseguenza che non può ritenersi applicabile nella fattispecie il principio della decadenza quinquennale dei vincoli a carattere espropriativo previsto dall'art. 2 della legge 19 novembre 1968 n. 1187.


         Si deve, infatti, ricordare che, per principio pacifico, i vincoli di piano regolatore cui si applica il principio della decadenza quinquennale, ai sensi dell'art. 2 della legge 19 novembre 1968 n. 1187, sono soltanto quelli che incidono su beni determinati, assoggettandoli a vincoli preordinati all'espropriazione od a vincoli che ne comportano l'inedificabilità e dunque svuotano, il contenuto del diritto di proprietà incidendo sul godimento del bene tanto da renderlo inutilizzabile rispetto alla sua destinazione naturale ovvero diminuendone in modo significativo il suo valore di scambio (da ultimo Consiglio di Stato, sez. IV^ n. 481 del 25 agosto 2003, sez. IV^ n. 2015 del 17 aprile 2003).


         Il principio in questione non si applica invece, fra l’altro, quando le previsioni di piano consentono la realizzazione di opere anche ad iniziativa del privato e, più in generale, quando l’attività edificatoria è subordinata alla preventiva formazione di un piano attuativo in quanto in tali casi non è impedito in modo assoluto l’edificazione e non è del tutto svuotato, quindi, di contenuto il relativo diritto di proprietà, con la conseguenza che tali previsioni non sono soggette alla decadenza di cui all'art. 2 della legge 19 novembre 1968 n. 1187 (Consiglio di Stato, sez. IV^ n. 481 del 25 agosto 2003 cit.).


         Si è coerentemente affermato, in fattispecie analoga, che la specifica destinazione di zona per servizi scolastici contenuta in un Piano Regolatore Generale, non imponendo necessariamente un vincolo preordinato all'esproprio, dato che i detti servizi possono essere realizzati anche tramite strutture private, esclude l'applicazione dell'art. 2 della legge 19 novembre 1968 n. 1187 (TAR Lazio, sez. II^, n. 469 del 29 gennaio 2000).


         5.- Alla luce delle esposte considerazioni, non avendo i vincoli gravanti sull’area in questione contenuto espropriativi, il ricorso in esame non risulta fondato. Né può avere rilievo, in senso contrario, la vicenda, ricordata in ricorso, riguardante l’approvazione, con delibera di C.C. n. 107 del 25.10.1994, del Piano Quadro per la diversa zona E1 di PRG.


         6.- Deve peraltro osservarsi che, se è vero che, come sottolineato dalla ricorrente, nel caso di specie, l’iniziativa dei privati è necessariamente condizionata dall’approvazione di tale piano quadro, non essendo possibile a priori individuare le destinazioni delle singole aree, non è esatto affermare, come fa sempre la ricorrente, che in mancanza del piano quadro il privato nulla può fare.


         Si deve infatti ritenere applicabile alla fattispecie in esame il principio affermato dalla giurisprudenza in relazione alle ipotesi di mancanza di un Piano regolatore o nelle quali viene meno per il decorso del tempo l’efficacia di una destinazione di piano.


         Ed invero, per giurisprudenza costante, la decadenza dei vincoli urbanistici che comportano l'inedificabilità assoluta, o che privano il diritto di proprietà del suo sostanziale valore economico, determinata dall'inutile decorso del termine quinquennale stabilito dall'art. 2 comma 1 della legge 19 novembre 1968 n. 1187, decorrente dall'approvazione del piano regolatore generale, comporta l’obbligo per il Comune di reiterare i vincoli o di procedere comunque alla nuova pianificazione dell'area rimasta priva di disciplina urbanistica. Né la disciplina dettata dall'art. 4, ultimo comma lett. a ) e b ), della legge 28 gennaio 1977 n. 10, che ha natura provvisoria, (ora art. 9 del D.P.R. 6 giugno 2001, n. 380 recante il Testo Unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia edilizia) può sostituirsi alla disciplina che la legge affida alle responsabili valutazioni del Comune (Consiglio di Stato sez. IV^ n. 2015 del 17 aprile 2003 cit., n. 3999 del 17 luglio 2002, sez. V^, n. 1172 del 3 marzo 2003).


         7.- Del resto la pianificazione urbanistica è uno dei compiti essenziali ed obbligatori per i Comuni e ciò lo si rileva anche dal recente intervento del legislatore che ha previsto lo scioglimento dei Consigli Comunali per i Comuni che siano sprovvisti  degli strumenti urbanistici generali e non li adottino entro diciotto mesi dalla data di elezione degli organi (art. 141 del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, recante il Testo Unico delle leggi sull’ordinamento degli enti locali, come modificato dall’art. 32, comma 7 della legge 24 novembre 2003, n. 326, di conversione del D.L. 30 settembre 2003, n. 269).


         Tale principio, affermato in relazione alla carenza di una strumentazione urbanistica generale, può trovare applicazione anche in casi, come quello di specie, di carenza di una strumentazione urbanistica attuativa in considerazione della estrema genericità delle previsioni contenute per la detta area nel P.R.G.


         8.- Secondo tali principi si deve, quindi, ritenere che il Comune di Mugnano di Napoli abbia un vero e proprio obbligo di procedere alla disciplina di dettaglio per l’area che il PRG individua come zona “F” e che il privato interessato possa richiedere formalmente l’esercizio di tale funzione ed attivarsi, avverso l’eventuale perdurante inerzia del Comune, attivando la procedura del silenzio rifiuto attraverso la quale far rilevare l’illegittimità del comportamento tenuto dal Comune (da ultimo, Consiglio di Stato, sez. V^, n. 1172 del 3 marzo 2003, cit.).


         Per fare ciò si deve ricordare che, anche nel vigore della nuova disciplina introdotta dalla legge 7 agosto 1990 n. 241, in mancanza di regole speciali concernenti determinate materie che equiparano il silenzio al provvedimento espresso di rifiuto, il soggetto che intende reagire contro l' inerzia della Pubblica amministrazione ha l'onere di seguire l' iter ordinario, caratterizzato, ai sensi dell' art. 25 T.U. 10 gennaio 1957 n. 3, dalla presentazione di un' istanza e dall' inerzia dell' Amministrazione protrattasi per almeno sessanta giorni dalla successiva diffida a provvedere entro un congruo termine, comunque non inferiore a trenta giorni, notificata secondo la procedura prevista per gli atti giudiziari (TAR Lecce 4420 31 luglio 2001).


         9.- Per tutte le esposte considerazioni il ricorso deve essere respinto.




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45 46 47 48 49 50 51 52 bis
ter quater quinquies sexies
septies octies nonies 53 54 55
56 57 bis 58 59        

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