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TAR PIEMONTE 14/01/2004 - AREE BIANCHE: IL PROPRIETARIO NON PUO' IMPORRE IL TIPO DI DESTINAZIONE

Quando decade il vincolo espropriativo il Comune deve attivarsi per riqualificare l’area. Diversamente può essere condannato a farlo. Per contro il proprietario non può imporre al Comune di attribuire all'area una specifica destinazione urbanistica



 


 


 


 


Quando decade il vincolo espropriativo il Comune deve attivarsi per riqualificare l’area. Diversamente può essere condannato a farlo. Per contro il proprietario non può imporre al Comune di attribuire all'area una specifica destinazione urbanistica.


 


 





 


 


TAR PIEMONTE, SEZ. I, 14 GENNAIO 2004 N. 30


(De Ayala pres., Peruggia est.)


 


ESPOSIZIONE IN FATTO  E DIRITTO


 


La parrocchia di Lu Monferrato è proprietaria di un terreno sito nel territorio di quel Comune, individuato a catasto al foglio 33 ed al mappale 213: il bene fu destinato a fini pubblici dal PRGC del 1981, e la variante allo strumento approvata nel 1994 rinnovò la destinazione impressa al fondo. L’interessata ritiene ormai scaduto il termine di efficacia del vincolo ad efficacia espropriativa, per cui inviò all’amministrazione l’atto di diffida 13.6.2003, con cui chiedeva di prendere atto dell’intervenuto superamento della precedente destinazione e di dar corso alla nuova tipizzazione del sedime.


 


L’amministrazione non ha dato riscontro a tale domanda, per cui l’ente ricorrente ritiene si sia formato il silenzio rifiuto, di cui chiede l’annullamento con il ricorso in trattazione.


 


L’amministrazione comunale di Lu Monferrato non si è costituita in giudizio. 


 


     Il Collegio ritiene di doversi pronunciare sul ricorso ai sensi dell'art. 21 bis della legge 6 dicembre 1971, n. 1034.


 


     L’ente ecclesiastico proprietario del fondo in questione ritiene illegittimo il silenzio, che l’amministrazione comunale ha serbato in merito all’istanza presentata per l’attribuzione di una destinazione urbanistica al bene di proprietà.


 


Era accaduto che il PRGI aveva attribuito nel 1981 la destinazione del terreno di che si tratta, prevedendone l’utilizzo a “spazi pubblici a parco, gioco e sport”; la variante approvata nel 1994 aveva confermato la qualificazione urbanistica dell’area.


 


Il giudice concorda con la prospettazione della ricorrente parrocchia, nel ritenere che si trattò dell’imposizione di un vincolo di natura espropriativa, poiché era stata inibita ogni possibilità di utilizzazione edificatoria del sedime, ubicato nel centro storico comunale, in vista della futura realizzazione dell’impianto pubblico che il pianificatore aveva ritenuto necessario in quel luogo.  Si applica pertanto la disciplina prevista dalla legge 19 novembre 1968, n. 1187, che prevede la decadenza dei vincoli, dopo l’infruttuoso decorso del termine quinquennale, senza che sia anche solo iniziato il procedimento ablatorio, in vista della realizzazione dell’opera pubblica in previsione.


 


E’ noto che la giurisprudenza ha ampiamente dibattuto circa il momento da cui inizia il computo del  lasso di tempo necessario per considerare decaduto il vincolo espropriativo imposto su un bene immobile: il protrarsi della situazione dei terreni vincolati senza indennizzo è andato di pari passo con il peggioramento della situazione delle finanze pubbliche, così che è stato sempre più arduo dar corso alle espropriazioni necessarie, per ristabilire la certezza giuridica alle situazioni quale è quella in esame.


 


Risulta infatti che il terreno per cui è lite è rimasto vincolato per oltre vent’anni, senza che il Comune provvedesse a dar corso agli atti di natura ablatoria: ne consegue che, effettivamente, la scadenza del vincolo imposto e reiterato ha modificato la situazione giuridica del proprietario dominicale. Questi ha infatti titolo per richiedere che la p.a. imprima una destinazione al bene, in presenza dell’evidente disinteresse palesato dalla p.a., per lo sfruttamento del fondo ai fini di utilità generale.


 


L’interesse che caratterizza la posizione soggettiva dell’ente ricorrente è limitato all’ottenimento di un’espressa determinazione della p.a.; non è invece possibile ritenere che il proprietario abbia titolo per pretendere una specifica destinazione dell’area, in vista del suo eventuale sfruttamento a fini edificatori.


 


Deve perciò ritenersi che, in conformità alla domanda proposta, l’ente ha titolo soltanto a veder pronunciata l’illegittimità del silenzio serbato dal Comune, atteso che la scadenza del vincolo avrebbe dovuto imporre agli organi amministrativi la formulazione di una diversa determinazione in ordine alle sorti dell’area.


 


In tali limiti va accolto il ricorso, disponendosi pertanto che la p.a. si determini sull’istanza entro trenta giorni dalla notificazione della presente sentenza, od in tale tempo dia avvio al relativo procedimento.


 


  




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