Si può parlare di occupazione acquisitiva solo “laddove l'irreversibile trasformazione del fondo derivante dall'esecuzione dell'opera pubblica, che dà titolo al soggetto espropriato di ottenere in luogo del bene perduto il risarcimento del danno, presupponga l'esistenza di una valida dichiarazione di pubblica utilità che permetta di ricondurre l'opera eseguita ad un interesse pubblico o ad una finalità di pubblico interesse." />
TERRITORIO - il network sulla gestione del territorio
DEMANIO MARITTIMO - La rivista del demanio e patrimonio
URBIM - edilizia e urbanistica
TERRITORIO - il network sulla gestione del territorio
URBIM - edilizia e urbanistica
La rivista del demanio e patrimonio pubblico
Exeo Edizioni Digitali Professionali: ebook e riviste web per professionisti
ANNO XVII
ISSN 1971-9817
   
AVVERTENZE REGISTRAZIONE ABBONAMENTI CONTATTI  
Ricerca
Print Page
  • HOME
  • Notizie
  • TAR CALABRIA 21/01/2004 - GIURISDIZIONE IN USURPAZIONE, GLI INTERESSI COMPENSATIVI PRESUPPONGONO UN DANNO, CORRESPONSABILITA'
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
divisione



























     

TAR CALABRIA 21/01/2004 - GIURISDIZIONE IN USURPAZIONE, GLI INTERESSI COMPENSATIVI PRESUPPONGONO UN DANNO, CORRESPONSABILITA'

Si può parlare di occupazione acquisitiva solo “laddove l'irreversibile trasformazione del fondo derivante dall'esecuzione dell'opera pubblica, che dà titolo al soggetto espropriato di ottenere in luogo del bene perduto il risarcimento del danno, presupponga l'esistenza di una valida dichiarazione di pubblica utilità che permetta di ricondurre l'opera eseguita ad un interesse pubblico o ad una finalità di pubblico interesse.



 


 




 


OCCUPAZIONE ACQUISITIVA ED OCCUPAZIONE USURPATIVA. Si può parlare di occupazione acquisitiva solo “laddove l'irreversibile trasformazione del fondo derivante dall'esecuzione dell'opera pubblica, che dà titolo al soggetto espropriato di ottenere in luogo del bene perduto il risarcimento del danno, presupponga l'esistenza di una valida dichiarazione di pubblica utilità che permetta di ricondurre l'opera eseguita ad un interesse pubblico o ad una finalità di pubblico interesse. Quando, invece, interviene l'annullamento in sede giurisdizionale od in sede amministrativa od ancora in autotutela, della dichiarazione di pubblica utilità e di tutti gli atti del procedimento di esproprio (come nel caso in questione), manca ogni collegamento tra l'opera eventualmente costruita e l'interesse pubblico, di modo che viene a concretarsi un'occupazione usurpativa che dà titolo ad un illecito permanente ed all'obbligo del risarcimento del danno in favore del legittimo proprietario del bene illecitamente occupato: peraltro, l'avvenuta esecuzione dell'opera pubblica può comportare che si possa riconoscere un risarcimento per equivalente in luogo di quello in forma specifica (Cassazione, sez. I, 18.2.2000 n.1814; idem, 10.1.1998 n.148; Cons Stato, sez. IV, 14.6.2001, n. 3169; idem, 2.6.2000 n. 3177 nonché TAR Toscana, 25 febbraio 2002 n. 375).” Nell’occupazione usurpativa “l'acquisizione del bene alla mano pubblica non consegue automaticamente (come nell'occupazione appropriativa) all'irreversibile trasformazione di esso, ma è logicamente e temporalmente successiva, e dipende da una scelta del proprietario usurpato che, per come espressamente avvenuto nel caso di specie, rinunciando al diritto dominicale, opta per una tutela (integralmente) risarcitoria in luogo della (pur possibile) tutela restitutoria.



 


GIURISDIZIONE DEL GA. Il TAR in commento aderisce all’orientamento interpretativo che nega alla Cassazione la giurisdizione finanche nelle ipotesi di occupazione usurpativa.  E’ da condividersi, infatti, l’assunto secondo cui ai sensi degli artt. 23 bis comma 1 e 7 comma 3 L. 6 dicembre 1971 n. 1034, quali modificati dalla L. 21 luglio 2000 n. 205, rientra sia nella giurisdizione generale di legittimità sia nella giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo la controversia avente per oggetto richieste di risarcimento dei danni che si assumono derivanti da comportamenti illeciti della Pubblica amministrazione in ordine all'uso del territorio che abbiano determinato la c.d. «occupazione appropriativa» (o «occupazione usurpativa», o «accessione invertita», o «espropriazione sostanziale», o «occupazione acquisitiva») in conseguenza o dell'annullamento del decreto di espropriazione o di occupazione ovvero di provvedimenti espropriativi adottati in carenza di potere ovvero ancora di occupazioni divenute illegittime perché protrattesi oltre il termine di legge senza che ad esse abbia fatto seguito per tempo il decreto di esproprio (cfr. Csi., 14 giugno 2001 n. 296).”


 


CRITERI DEL RISARCIMENTO. Secondo il TAR, per la quantificazione del danno occorre “a) far riferimento al valore di mercato del bene al momento in cui la trasformazione fisica ha provocato la perdita del diritto dominicale; valore che andrà incrementato degli interessi legali per il periodo precedente, a partire dalla data dello spossessamento; b) considerare che l'obbligazione risarcitoria de qua costituisce debito di valore: va quindi tradotto in moneta, per equivalente, il valore complessivamente determinato ai sensi del precedente punto a); la somma risultante va poi sottoposta a rivalutazione fino alla data della sentenza.”


 


L’ALLEGAZIONE DEL DANNO PER GLI INTERESSI COMPENSATIVI. “Non vanno invece riconosciuti gli ulteriori interessi sulla somma complessivamente risultante dall'applicazione dei criteri di cui alle precedenti lettere a) e b). Si tratta infatti di interessi in linea di principio attribuibili a titolo di lucro cessante, ed aventi natura compensativa per il depauperamento di colui che non abbia ricevuto a tempo debito la disponibilità della somma, successivamente alla consumazione dell'illecito; come tali essi presuppongono l'allegazione di un danno specifico in tal senso: allegazione che nella specie è mancata.”



 


CORRESPONSABILITA’. La procedura illegittima è stata posta in essere dal Comune, ma è stata chiamata a rispondere in solido anche l’ATERP, in quanto soggetto nel cui interesse è stata condotta la procedura, in capo al quale può ravvisarsi sussistente “l'onere di attivarsi affinché la procedura si svolga nella fisiologica cornice di legittimità”. Non è stata ritenuta responsabile l’amministrazione provinciale mera emanatrice del provvedimento di occupazione.


 







 


 


TAR CALABRIA, 21 GENNAIO 2004, N. 111


(Mezzacapo pres. rel.)


 


F A T T O e D I R I T T O


 


Con delibera del Consiglio regionale n. 266 del 1993 veniva approvata la localizzazione degli interventi di edilizia residenziale pubblica sovvenzionata relativi al progetto biennale 1990/1991. Nell’ambito di tale localizzazione veniva assegnato dalla Regione Calabria al Comune di Zagarise un finanziamento di £ 1.200.000.000 per la costruzione di dodici nuovi alloggi. Il Comune di Zagarise con delibera consiliare n. 12 del 28 dicembre 1994 individuava ed assegnava all’ATERP di Catanzaro un’area di circa 2400 mq. sita in agro del Comune di Zagarise, località “San Basile” per la realizzazione degli alloggi, dichiarando l’opera di pubblica utilità nonché urgenti ed indifferibili i lavori e fissando i termini iniziali e finali dei lavori e delle espropriazioni. L’area di cui sono comproprietari gli odierni ricorrenti è quella interessata al richiamato intervento. Successivamente alla scadenza del termine per l’inizio dei lavori e della procedura espropriativa (due anni dalla delibera n. 12 del 1994), il Comune di Zagarise, con delibera di Giunta municipale n. 107 del 1996, ha rifissato i termini, confermando per ogni altra disposizione la delibera n. 12 del 1994. Con coeva delibera n. 108 del 1996 la medesima Giunta municipale ha approvato gli atti espropriativi. Infine, con decreti nn. 101 e 102 del 9 dicembre 1997 il Presidente della Provincia di Catanzaro ha autorizzato l’occupazione dell’area e fissato l’indennità di espropriazione. Questi atti sono stati impugnati innanzi al giudice amministrativo che, in accoglimento del proposto ricorso, ha annullato la delibera di Giunta n. 107 del 1996 (sentenza del TAR Calabria 9 aprile 1999 n. 750, confermata in appello). La citata pronuncia di primo grado è stata quindi confermata in appello con decisione 24 novembre 2000 n. 6221 della IV Sezione del Consiglio di Stato.  In ragione di detta circostanza i ricorrenti rilevano che l’occupazione perpetrata dall’Amministrazione è sine titulo.


 


In ragione di quanto sopra richiedono all’adito Tribunale l’accertamento del diritto al risarcimento del danno pari al valore del fondo al momento della decisione, pari a circa £ 100.000 al mq, oltre al risarcimento del danno relativo all’occupazione illegittima, commisurato alla durata della sottrazione illegittima del bene.


 


Si sono costituiti in giudizio il Comune di Zagarise e l’Amministrazione provinciale di Catanzaro entrambi preliminarmente eccependo il proprio difetto di legittimazione passiva e comunque affermando la infondatezza nel merito del proposto ricorso.


 


Alla pubblica udienza del 19 dicembre 2003 il ricorso viene ritenuto per la decisione.


 


Il ricorso è fondato e va, pertanto, accolto.


 


Innanzi tutto va osservato che nel caso di specie, secondo anche il più recente orientamento della giurisprudenza sia della Corte di Cassazione che del Consiglio di Stato (da cui il Collegio non ha motivo di discostarsi), non può richiamarsi l'istituto dell'accessione invertita o dell'occupazione acquisitiva. Infatti, di tale istituto - che configura un'occupazione sine titulo - è d'uopo parlare solo laddove l'irreversibile trasformazione del fondo derivante dall'esecuzione dell'opera pubblica, che dà titolo al soggetto espropriato di ottenere in luogo del bene perduto il risarcimento del danno, presupponga l'esistenza di una valida dichiarazione di pubblica utilità che permetta di ricondurre l'opera eseguita ad un interesse pubblico o ad una finalità di pubblico interesse. Quando, invece, interviene l'annullamento in sede giurisdizionale od in sede amministrativa od ancora in autotutela, della dichiarazione di pubblica utilità e di tutti gli atti del procedimento di esproprio (come nel caso in questione), manca ogni collegamento tra l'opera eventualmente costruita e l'interesse pubblico, di modo che viene a concretarsi un'occupazione usurpativa che dà titolo ad un illecito permanente ed all'obbligo del risarcimento del danno in favore del legittimo proprietario del bene illecitamente occupato: peraltro, l'avvenuta esecuzione dell'opera pubblica può comportare che si possa riconoscere un risarcimento per equivalente in luogo di quello in forma specifica (Cassazione, sez. I, 18.2.2000 n.1814; idem, 10.1.1998 n.148; Cons Stato, sez. IV, 14.6.2001, n. 3169; idem, 2.6.2000 n. 3177 nonché TAR Toscana, 25 febbraio 2002 n. 375). Nel caso di specie, infatti, occorre parlare di occupazione usurpativa, difettando una valida ed efficace dichiarazione di pubblica utilità. E’ necessario ricordare che l'art. 13 L. 25 giugno 1865 n. 2359, il quale prevede che « nell'atto che dichiara un'opera di pubblica utilità saranno stabiliti i termini entro i quali dovranno incominciarsi e compiersi le espropriazioni e i lavori », delimita nel tempo la potestà ablatoria della Pubblica amministrazione, individuando l'ambito di efficacia della dichiarazione di pubblica utilità, la cui funzione è quella di degradare il diritto soggettivo di proprietà in interesse legittimo, rendendolo così suscettibile di soccombenza rispetto alle esigenze di interesse pubblico all'acquisizione del bene; pertanto, la potestà ablatoria, sia nella forma ordinaria dell'espropriazione che in quella prodromica e strumentale dell'occupazione di urgenza, non è legittimamente esercitabile in ipotesi di decadenza della dichiarazione di pubblica utilità, indifferibilità e urgenza per l'inutile decorso del termine di ultimazione dell'espropriazione e dei lavori di cui all' art. 13 legge n. 2339 cit (cfr. T.A.R. Campania, Salerno, 22 gennaio 1999 n. 14). Nel caso di specie è fuor di dubbio la decadenza per decorso dei ricordati termini della dichiarazione di pubblica utilità recata dalla delibera consiliare n. 12 del 1994. Né altra dichiarazione di pubblica utilità è rinvenibile nella procedura di che trattasi. E’ vero che si vi è stata proroga dei termini, ma questa è stata disposta con deliberazione n. 107 del 1996, annullata dal giudice amministrativo. Appare quindi fuor di ogni dubbio come nel caso di specie si sia verificata, essendo del pari accertata per quanto consta in atti del presente giudizio l’avvenuta realizzazione di un intervento E.R.P. con la costruzione di due fabbricati per complessivi n. 12 alloggi, la citata fattispecie della occupazione usurpativa. Configurabile questa, come si è già detto, soltanto in assenza (originaria o sopravvenuta) di una valida dichiarazione di pubblica utilità dell'opera, così che l'acquisizione del bene alla mano pubblica non consegue automaticamente (come nell'occupazione appropriativa) all'irreversibile trasformazione di esso, ma è logicamente e temporalmente successiva, e dipende da una scelta del proprietario usurpato che, per come espressamente avvenuto nel caso di specie, rinunciando al diritto dominicale, opta per una tutela (integralmente) risarcitoria in luogo della (pur possibile) tutela restitutoria.


 


Rammenta ancora il Collegio che l’operata qualificazione della vicenda di cui sopra in termini di occupazione usurpativa non leva la giurisdizione dell’adito giudice amministrativo. E’ da condividersi, infatti, l’assunto secondo cui ai sensi degli artt. 23 bis comma 1 e 7 comma 3 L. 6 dicembre 1971 n. 1034, quali modificati dalla L. 21 luglio 2000 n. 205, rientra sia nella giurisdizione generale di legittimità sia nella giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo la controversia avente per oggetto richieste di risarcimento dei danni che si assumono derivanti da comportamenti illeciti della Pubblica amministrazione in ordine all'uso del territorio che abbiano determinato la c.d. «occupazione appropriativa» (o «occupazione usurpativa», o «accessione invertita», o «espropriazione sostanziale», o «occupazione acquisitiva») in conseguenza o dell'annullamento del decreto di espropriazione o di occupazione ovvero di provvedimenti espropriativi adottati in carenza di potere ovvero ancora di occupazioni divenute illegittime perché protrattesi oltre il termine di legge senza che ad esse abbia fatto seguito per tempo il decreto di esproprio (cfr. Csi., 14 giugno 2001 n. 296).


 


Tutto ciò premesso, emerge con chiarezza la fondatezza del proposto ricorso.


 


Atteso che nella presente fattispecie la piena reintegrazione del patrimonio del danneggiato s'impone come regola generale in conseguenza della connotazione del comportamento del soggetto pubblico quale ordinario fatto illecito generatore di danno e che si tratta di una vicenda unitaria, in cui si ha una condotta generatrice di un danno progressivo nel suo divenire e definitivo nel momento in cui il proprietario opti per la rinuncia al proprio diritto piuttosto che per la restituzione, occorrerà, ai fini del dovuto risarcimento:


a) far riferimento al valore di mercato del bene al momento in cui la trasformazione fisica ha provocato la perdita del diritto dominicale; valore che andrà incrementato degli interessi legali per il periodo precedente, a partire dalla data dello spossessamento;


b) considerare che l'obbligazione risarcitoria de qua costituisce debito di valore: va quindi tradotto in moneta, per equivalente, il valore complessivamente determinato ai sensi del precedente punto a); la somma risultante va poi sottoposta a rivalutazione fino alla data della sentenza. Non vanno invece riconosciuti gli ulteriori interessi sulla somma complessivamente risultante dall'applicazione dei criteri di cui alle precedenti lettere a) e b). Si tratta infatti di interessi in linea di principio attribuibili a titolo di lucro cessante, ed aventi natura compensativa per il depauperamento di colui che non abbia ricevuto a tempo debito la disponibilità della somma, successivamente alla consumazione dell'illecito; come tali essi presuppongono l'allegazione di un danno specifico in tal senso: allegazione che nella specie è mancata.


 


Ciò posto, atteso che l'art. 35 del D.L. vo n. 80 del 1998 consente al giudice amministrativo di stabilire i criteri in base ai quali l'Amministrazione debitrice è poi tenuta a proporre agli aventi titolo il pagamento entro un congruo termine, fermo restando l'intervento del giudice stesso, in sede di ottemperanza, nel caso di mancato raggiungimento dell'accordo tra le parti, è sulla scorta dei sopra segnalati elementi che sarà congiuntamente formulata dal Comune di Zagarise e dall’ATERP di Catanzaro apposita proposta di risarcimento per equivalente entro il termine di 60 (sessanta) giorni dalla comunicazione in via amministrativa o dalla notificazione della presente sentenza. L'illecito de quo è infatti imputabile, solidalmente, ai due Enti ora citati. L’ATERP, infatti, come soggetto attuatore e destinatario dell'intervento, nel cui interesse è svolta la procedura non è esente da responsabilità, assumendo l'onere di attivarsi affinché la procedura si svolga nella fisiologica cornice di legittimità; il Comune di Zagarise risulta del pari responsabile quale autorità che ha in concreto emanato gli atti viziati (cfr. Cass. Civ., I Sez., 4 settembre 1999 n. 9381; 27 aprile 1999 n. 4206). Sussiste, invece, il difetto di legittimazione passiva della pur intimata Amministrazione provinciale di Catanzaro, autorità che ha adottato a suo tempi i decreti di occupazione di urgenza su richiesta del Comune di Zagarise, dovendo quindi la detta Amministrazione provinciale essere estromessa dal presente giudizio relativo esclusivamente alla richiesta dei ricorrenti di risarcimento del danno. Del resto, costituisce principio pacifico quello secondo cui tanto nel giudizio di risarcimento del danno da occupazione appropriativa, quanto, a fortiori, in quello di risarcimento del danno da occupazione illegittima, la legittimazione passiva non compete non all'Autorità amministrativa che ha emesso il decreto di occupazione d'urgenza, ma appunto al soggetto, beneficiario del provvedimento autoritativo, che ha proceduto alla distruzione e alla radicale trasformazione del fondo di proprietà privata.  (cfr. Cass. Civ., I Sez., 12 dicembre 2001 n. 15687).


 


Conclusivamente, ribadite le svolte considerazioni, il Collegio accoglie il ricorso in esame e, estromessa dal presente giudizio l’Amministrazione provinciale di Catanzaro, condanna il Comune di Zagarise e l’ATERP di Catanzaro, in solido, a risarcire il danno subito dai ricorrenti, da determinarsi per come innanzi prescritto.


 




Vai a : 

D.P.R. 327/2001
1 2 3 4 5 6 7 8 9
10 11 12 13 14 15 16 17 18
19 20 21 22 bis 23 24 25 26
27 28 29 30 31 32 33 34 35
36 37 38 39 40 41 42 bis 44
45 46 47 48 49 50 51 52 bis
ter quater quinquies sexies
septies octies nonies 53 54 55
56 57 bis 58 59        

Login Utente
Inserire il vostro Token
Oppure utilizzate le vostre :
Email:
Password:
Ricorda i miei dati
- Registrazione gratuita
- Recupera password
- Problemi di accesso


























 
Coordinatore scientifico e direttore responsabile: PAOLO LORO
Rivista professionale nella materia dell'espropriazione per pubblica utilità
Registro Stampa Tribunale di Padova n° 2067 del 19.2.2007. COPYRIGHT © 2002-2018. Exeo srl - www.exeo.it CF PI RI 03790770287 REA 337549 ROC 15200/2007 DUNS: 339162698 cap. soc. 10.000 i.v. sede legale: piazzetta Modin 12 351129 Padova. PEC: exeo.pec@mail-certa.it. TUTTI I DIRITTI RISERVATI. Le opere presenti su questo sito hanno assolto gli obblighi derivanti dalla normativa sul diritto d'autore e sui diritti connessi. La riproduzione, la comunicazione o messa a disposizione al pubblico, la pubblica diffusione senza l'autorizzazione dell'autore e dell'editore è vietata. Alle violazioni si applicano le sanzioni previste dagli art. 171, 171-bis, 171-ter, 174-bis e 174-ter L. 633/1941.
Powered by Next.it