Dopo la scadenza dell’occupazione legittima, il perdurare del possesso del bene in capo all’amministrazione procedente configura un’attività illegittima suscettibile di far maturare un credito risarcitorio in capo al proprietario conseguente alla mancata disponibilità del bene. Essendoci stata una formale immissione in possesso, spetta all’amministrazione dimostrare di non essere stata nella concreta disponibilità del bene nonostante l’occupazione formale, circostanza questa che avrebbe potuto esimerla da obblighi risarcitori. Lo spossessamento e la perdita di disponibilità del bene si realizza nel “dimensionamento”" />
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TAR PUGLIA 27/01/2004 - CON L'INFISSIONE DEI PICCHETTI SI TRASFERISCE IL POSSESSO

Dopo la scadenza dell’occupazione legittima, il perdurare del possesso del bene in capo all’amministrazione procedente configura un’attività illegittima suscettibile di far maturare un credito risarcitorio in capo al proprietario conseguente alla mancata disponibilità del bene. Essendoci stata una formale immissione in possesso, spetta all’amministrazione dimostrare di non essere stata nella concreta disponibilità del bene nonostante l’occupazione formale, circostanza questa che avrebbe potuto esimerla da obblighi risarcitori. Lo spossessamento e la perdita di disponibilità del bene si realizza nel “dimensionamento”



 


 


 


 


GIURISDIZIONE: “Ritiene il Collegio di dover anzitutto richiamare il puntuale disposto di cui all’art.34 D.L.vo 31.3.1998, n.80, come sostituito dall’art.7, comma 1, L.205/2000, secondo il quale “sono devolute alla giurisdizione esclusiva del G.A. le controversie aventi per oggetto gli atti, i provvedimenti e i comportamenti delle amministrazioni pubbliche  e dei soggetti alle stesse equiparati in materia urbanistica ed edilizia” (1° comma), mentre “nulla è innovato in ordine …b) alla giurisdizione del giudice ordinario per le controversie riguardanti la determinazione e la corresponsione delle indennità in conseguenza dell’adozione di atti aventi natura espropriativa o ablativa” (3° comma). Ne discende che le questioni patrimoniali non indennitarie, dunque conseguenti ad attività illegittima e/o illecita della P.A. concretantesi in atti, provvedimenti e/o comportamenti assunti nell’ambito del governo del territorio (urbanistica), in forza della natura “esclusiva” della giurisdizione di che trattasi, restano attribuite al Giudice amministrativo.”


 


Finché dura l’occupazione legittima, a prescindere dalle successive vicende, essa produce una legittima indennità di occupazione, assoggettata alla giurisdizione ordinaria. “la mancata emissione nei termini del decreto di esproprio non comporta illegittimità ab origine dell’occupazione, con la conseguenza che il periodo di occupazione autorizzata resta legittimo e improduttivo di danni, mentre solo dal momento in cui cessa l’occupazione legittima può concettualmente realizzarsi l’illecito aquiliano, onde al privato devono essere riconosciute due diverse forme di indennizzo, di cui una relativa al periodo di occupazione legittima e l’altra per il periodo in cui l’occupazione è diventata illegittima, a titolo di corrispettivo per la perdita del bene e, in quanto tale commisurata al valore di questo (TAR Emilia Romagna, Bologna, sez.,I, 4.7.2001, n.536).”.


Dopo la scadenza dell’occupazione legittima, il perdurare del possesso del bene in capo all’amministrazione procedente configura un’attività illegittima suscettibile di far maturare un credito risarcitorio in capo al proprietario conseguente alla mancata disponibilità del bene. Essendoci stata una formale immissione in possesso, spetta all’amministrazione dimostrare di non essere stata nella concreta disponibilità del bene nonostante l’occupazione formale, circostanza questa che avrebbe potuto esimerla da obblighi risarcitori. Lo spossessamento e la perdita di disponibilità del bene si realizza nel “dimensionamento”, cioè nell’”individuazione dell’area mediante infissione di picchetti e nell’affermazione degli incaricati dell’operazione che da quel momento il possesso dell’area si intende trasferito all’occupante. Sulla base del verbale di consistenza e di immissione in possesso, il beneficiario del provvedimento di occupazione deve dunque presumersi effettivamente in possesso dell’immobile. Né modifica tale conclusione la circostanza che di fatto il fondo non sia stato utilizzato dalla P.A. (che ne aveva giuridica e materiale disponibilità), non avendo dato né offerto prova il Comune della irrilevanza della occupazione “formale” rispetto ai diritti, facoltà e poteri del proprietario del bene, prova che certamente su di essa incombeva stante il contenuto preciso degli atti occupativi.”



Il risarcimento per l’occupazione illegittima è quantificato, in assenza di prova di danni ulteriori, negli interessi legali annualmente calcolati sul valore del fondo al momento della scadenza dell’occupazione legittima, oltre a interessi legali e rivalutazione fino al soddisfo.  Gli interessi legali devono essere calcolati non sull’importo rivalutato ma anno per anno sul valore della somma via via rivalutata, sulla base degli indici annuali medi di svalutazione nell’arco di tempo compreso tra l’evento dannoso e la liquidazione.


 


 


 





 


 


 


TAR PUGLIA, SEZ. II, 27 gennaio 2004 n. 199


(Perrelli pres., Abbruzzese est.)


 


F A T T O


 


Con atto notificato e depositato rispettivamente il 19 aprile ed il 3 maggio 2002 De Mauro Domenico propone il ricorso di cui in epigrafe esponendo: che con deliberazione n.104 del 18.3.1988 il Consiglio Comunale di Grumo Appula approvava il progetto dei lavori di “Verde attrezzato” in zona F del piano di fabbricazione vigente; che con decreto di occupazione d’urgenza n.4 del 27.6.1990 il Sindaco del Comune di Grumo Appula ordinava l’occupazione delle aree di proprietà del ricorrente per ben 9.960 mq. per l’esecuzione dei suddetti lavori; che in data 27.7.1990, previo avviso, il Comune di Grumo Appula procedeva all’immissione in possesso e contestuale stato di consistenza delle aree interessate; che nessuna opera veniva però realizzata nel termine di occupazione legittima scaduta il 30.12.1995, termine espressamente indicato nel decreto di occupazione; che con raccomandata a.r. del 18.7.1996 il ricorrente, sul presupposto della perdurante occupazione abusiva da parte del Comune di Grumo Appula, chiedeva al Sindaco la restituzione dei suoli occupati, l’indennità di occupazione legittima ed il risarcimento del danno per l’occupazione illegittima; che, in assenza di riscontro, le richieste suddette venivano reiterate con raccomandata del 5.12.1996, con richiesta, inoltre, di ritipizzazione del suolo, essendo decaduto il vincolo a “verde attrezzato” ai sensi dell’art.2 L.n.1187/1968, per decorrenza quinquennale; che, perdurando l’inerzia, il ricorrente notificava apposito atto di diffida e messa in mora  in data 6.2.2001; che, con missiva del 27.2.2001, il Sindaco del Comune di Grumo Appula invitava il ricorrente ad un incontro per dirimere la questione; che in data 16 luglio 2001, previa convocazione, il Comune procedeva alla restituzione delle aree illegittimamente occupate, senza tuttavia corrispondere alcunché per il periodo di occupazione dei suoli (circa 11 anni); da qui il ricorso, inteso a sentir dichiarare il diritto del ricorrente al risarcimento del danno derivante dall’occupazione dei suoli e la condanna dell’Amministrazione al pagamento dei danni relativi, oltre interessi e svalutazione, previa eventuale consulenza tecnica d’ufficio per la relativa quantificazione.


Si costituiva il Comune di Grumo Appula con memoria di stile.


All’esito della pubblica udienza del 13 novembre 2003, il Collegio riservava la decisione in camera di consiglio.


 


DIRITTO


 


I. Al ricorrente, il cui fondo dell’estensione di mq.9.960 è stato occupato in via d’urgenza dal Comune di Grumo Appula nel lontano 1990 per la realizzazione di un progetto di lavori di verde attrezzato in zona F del P.d.F. vigente giusta delibera n.105 del 18.3.1988, non  è stata corrisposta alcuna indennità compensativa dell’occupazione per la durata di questa; allo scadere del decreto di occupazione, il fondo, sul quale non è stata realizzata alcuna opera, non è stato restituito se non alla data del 16.7.2001 (cfr. verbale in atti); con il ricorso all’esame il ricorrente chiede il risarcimento del danno conseguente, secondo l’assunto, alla perdita di disponibilità del fondo per tutta la durata dell’occupazione (come detto, pari a circa 11 anni).


 II. Questo Giudice deve anzitutto farsi carico di giustificare la propria giurisdizione, contestata, sia pur genericamente e solo in sede di discussione orale, dalla difesa dell’Amministrazione resistente.


II.1) Ritiene il Collegio di dover anzitutto richiamare il puntuale disposto di cui all’art.34 D.L.vo 31.3.1998, n.80, come sostituito dall’art.7, comma 1, L.205/2000, secondo il quale “sono devolute alla giurisdizione esclusiva del G.A. le controversie aventi per oggetto gli atti, i provvedimenti e i comportamenti delle amministrazioni pubbliche  e dei soggetti alle stesse equiparati in materia urbanistica ed edilizia” (1° comma), mentre “nulla è innovato in ordine …b) alla giurisdizione del giudice ordinario per le controversie riguardanti la determinazione e la corresponsione delle indennità in conseguenza dell’adozione di atti aventi natura espropriativa o ablativa” (3° comma).


II.2) Ne discende che le questioni patrimoniali non indennitarie, dunque conseguenti ad attività illegittima e/o illecita della P.A. concretantesi in atti, provvedimenti e/o comportamenti assunti nell’ambito del governo del territorio (urbanistica), in forza della natura “esclusiva” della giurisdizione di che trattasi, restano attribuite al Giudice amministrativo.


III. Tanto precisato, nel senso che le questioni di ordine risarcitorio in subiecta materia rientrano nella giurisdizione di questo Giudice, va anzitutto ribadito che la occupazione del fondo di proprietà D Mauro consegue originariamente al decreto di occupazione di urgenza n.4 del 27.6.1990, per la durata di cinque anni (cfr. decreto in atti).


Il decreto è stato eseguito con immissione in possesso e redazione dello stato di consistenza in data 27.7.1990 (cfr. verbale di redazione di stato di consistenza in atti).


Scaduto il decreto in data 31.12.1995, senza l’emissione di alcun decreto di esproprio né l’esecuzione di lavori di alcun genere, il Comune ha continuato ad occupare il fondo restituito solo in data 16.7.2001 (cfr. note in atti).


III.1) Orbene, è evidente che per la durata dell’occupazione legittima (e cioè fino al 31.12.1995) non è configurabile, né in alcun modo diversamente prospettata, alcuna pretesa “risarcitoria”, posto che la perdita di disponibilità del fondo da parte del proprietario (nel che consisterebbe il preteso “danno”) consegue unicamente alla precisa esecuzione del decreto di occupazione di urgenza e cioè ad attività amministrativa non contestata nella sua legittimità, in relazione alla quale spetta in favore del proprietario solo l’indennità di occupazione legittima per la quale, sia che si verta in tema di “determinazione” sia che si verta in tema di “corresponsione”, questo Giudice, per quanto sopra detto in relazione all’art.34 del D.L.vo 80/98, difetta di  giurisdizione.


III.2) Come peraltro già detto, per il periodo di occupazione “legittima”, non è stata allegata alcuna ulteriore o diversa attività illegittima e/o illecita imputabile all’Amministrazione cui far conseguire il risarcimento astrattamente rientrante nella giurisdizione di questo Giudice.


In particolare, è stato osservato che la mancata emissione nei termini del decreto di esproprio non comporta illegittimità ab origine dell’occupazione, con la conseguenza che il periodo di occupazione autorizzata resta legittimo e improduttivo di danni, mentre solo dal momento in cui cessa l’occupazione legittima può concettualmente realizzarsi l’illecito aquiliano, onde al privato devono essere riconosciute due diverse forme di indennizzo, di cui una relativa al periodo di occupazione legittima e l’altra per il periodo in cui l’occupazione è diventata illegittima, a titolo di corrispettivo per la perdita del bene e, in quanto tale commisurata al valore di questo (TAR Emilia Romagna, Bologna, sez.,I, 4.7.2001, n.536)..


III.3) Limitatamente ai primi cinque anni di occupazione (per quanto detto sopra, legittima) la domanda è dunque inammissibile, ove intesa ad ottenere l’indennità di occupazione, per difetto di giurisdizione, ovvero, in alternativa, infondata, ove intesa ad ottenere un ristoro per danni non affatto configurabile essendo la limitazione sofferta, iuxta alligata, conseguente ad attività legittima della P.A.


III.4) Residua la domanda di ristoro relativo alla perdita di disponibilità del fondo successiva alla scadenza del termine di occupazione legittima (31.12.1995) e fino alla restituzione dell’immobile (intervenuta in data 16.7.2001).


Ad avviso del Collegio, non può revocarsi in dubbio che la prospettata persistente detenzione del fondo da parte della P.A., conseguente al venir meno del titolo legittimante (per scadenza del termine di occupazione legittima) configuri precisamente un “comportamento”, nel caso di specie attinente alla materia urbanistica, giacché connesso, oggettivamente, ad un precedente provvedimento amministrativo di occupazione nell’ambito di un procedimento espropriativo, sia pur non efficacemente concluso, finalizzato originariamente alla realizzazione di lavori pubblici di sistemazione di un’area a verde attrezzato.


La fattispecie ricade dunque anch’essa, in ragione della qualificazione tipologica (comportamento), oltre che ratione materiae (urbanistica), nella giurisdizione di questo Giudice.


IV. Passando al merito della questione, la difesa dell’Amministrazione ha sostenuto la infondatezza della domanda risarcitoria, non essendo in concreto ravvisabile alcun danno in capo al proprietario che avrebbe sostanzialmente mantenuto la disponibilità del fondo, mai utilizzato dalla P.A. che nessuna opera, invero, vi ha mai realizzato.


Orbene, la mancata realizzazione di opere sul fondo non costituisce ex se prova del fatto che il fondo sia rimasto nella disponibilità del proprietario.


Al contrario, secondo la giurisprudenza della Corte di Cassazione (cfr., da ultimo, sez.I, 17.9.2002, n.13582), lo spossessamento (e la conseguente perdita di disponibilità che costituisce il proprium della fattispecie di danno lamentata nel caso in esame) è realizzato in conseguenza del cosiddetto “dimensionamento”, cioè dell’individuazione dell’area mediante infissione di picchetti e nell’affermazione degli incaricati dell’operazione che da quel momento il possesso dell’area si intende trasferito all’occupante.


Sulla base del verbale di consistenza e di immissione in possesso, il beneficiario del provvedimento di occupazione deve dunque presumersi effettivamente in possesso dell’immobile.


IV.1) Né modifica tale conclusione la circostanza che di fatto il fondo non sia stato utilizzato dalla P.A. (che ne aveva giuridica e materiale disponibilità), non avendo dato né offerto prova il Comune della irrilevanza della occupazione “formale” rispetto ai diritti, facoltà e poteri del proprietario del bene, prova che certamente su di essa incombeva stante il contenuto preciso degli atti occupativi.


IV.2) Va aggiunto che la contestazione sul punto è sicuramente tardiva, giacché il Comune non ha mai contestato le precise richieste del ricorrente, intese ad ottenere la restituzione del fondo, risalenti ad epoca immediatamente successiva alla scadenza del termine di occupazione legittima (cfr. raccomandate del 18.7.1996 e del 5.12.1996 in fascicolo di parte ricorrente), argomento certamente valutabile anche ai sensi dell’art.116 C.P.C.


La richiesta di prova testimoniale formulata dalla difesa resistente solo in sede di udienza di discussione è pertanto inammissibile, risultando aliunde ed anche in forza di atti scritti (verbali redatti dalla stessa Amministrazione), il contrario di quanto si intende provare per testi.


IV.3) Deve dunque concludersi che con l’immissione in possesso effettivamente l’Amministrazione abbia privato giuridicamente e di fatto il proprietario della disponibilità del fondo, di cui è rientrato in possesso solo alla data del 16.7.2001.


Tale comportamento, integrante, come detto, spossessamento, è ex se produttivo di danni, giacché lesivo del possesso e delle facoltà dispositive e di godimento connesse alla titolarità del diritto di proprietà, come tale meritevole di idonea sanzione reintegratoria per equivalente commisurata equitativamente, non risultando allegati né provati danni ulteriori, agli interessi legali annualmente calcolati sul valore del fondo al momento della scadenza dell’occupazione legittima (31.12.1995), come risultante da atti pubblici relativi a suoli consimili ovvero, in mancanza, dalla rendita catastale risultante dalle dichiarazioni dei redditi, dal 31.12.1995 al 16.7.2001, dunque per il periodo di effettiva occupazione, oltre interessi legali e rivalutazione fino all’effettivo soddisfo.


IV.4) Va precisato che la somma liquidata dovrà essere aggiornata, al fine della necessaria attualizzazione dell’espressione monetaria del debito, sulla base dell’inflazione sopravvenuta sino alla data della decisione (Cass., sez.I, 11.8.2000. n.10696), mentre gli interessi legali devono essere calcolati non sul suddetto importo rivalutato ma anno per anno sul valore della somma via via rivalutata, sulla base degli indici annuali medi di svalutazione nell’arco di tempo compreso tra l’evento dannoso e la liquidazione.


IV.5) Per l’effetto, ricorrendo i presupposti, anche per ragioni di economia processuale, per fare applicazione del particolare meccanismo previsto dall’art.35, comma 2, D.L.vo n.80/98, il Collegio fa obbligo all’Amministrazione di offrire al ricorrente, nel termine di giorni novanta dalla comunicazione e/o notifica della presente sentenza, la somma calcolata secondo i criteri sopra determinati, onerando parte ricorrente di esibire, entro quarantacinque giorni decorrenti dallo stesso termine, le dichiarazioni dei redditi relative agli anni in questione e al fondo de quo e parte resistente di acquisire, nello stesso termine, eventuali atti pubblici di acquisto di suoli consimili ovvero determinazioni di valore presso gli Uffici competenti.


Il Collegio ha l’obbligo di avvertire che, in difetto di ottemperanza, di procederà a termini dell’art.35 D.L.vo 80/98, con la nomina di un Commissario ad acta che procederà in luogo dell’Amministrazione, con aggravio di spese a carico di questa.




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