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INDENNIZZO EX ART. 46 L. N. 2359/1865: NON DOVUTO IN CASO DI IMMOBILI ABUSIVI

Gli immobili costruiti abusivamente non sono suscettibili di indennizzo; la medesima regola vale anche per le ipotesi di espropriazione cosiddetta larvata previste dalla L. n. 2359 del 1865, art. 46, atteso il necessario raccordo tra l'indennizzo previsto da tale norma e l'indennità di espropriazione e ciò pure se il danno lamentato consista proprio nella diminuzione di godimento dell'immobile abusivo, poiché è principio di carattere generale desumibile dalla normativa sia urbanistica, che espropriativa (L. n. 865 del 1971, art. 16, comma 9), quello per cui il proprietario non può trarre beneficio alcuno dalla sua attività illecita.



Corte di Cassazione, Sezione I civile, sentenza n.17604 del 18/07/2013

Relatore :
Salvatore Salvago
Presidente :
Ugo Vitrone



Sunto della pronuncia:

Oggetto:
Sintesi:
La pronuncia del decreto ablativo, segnando il momento del trasferimento della proprietà dell'immobile a titolo originario dall'espropriato all'ente espropriante nonché della sostituzione del diritto reale del primo in diritto al giusto indennizzo di cui all'art. 42 Cost., costituisce ontologicamente un'indefettibile condizione dell'azione di determinazione dell'indennità di esproprio, risolvendosi in un fatto indispensabile per integrarne la fattispecie costitutiva. Questo sistema non è stato derogato, ma al contrario interamente recepito dalla L. n. 219 del 1981, artt. 80 ed 81, nonchè dal T.U. n. 76 del 1990, art. 37.
Oggetto:
Sintesi:
Emanato il decreto ablativo, sorge contestualmente ed è per ciò stesso azionabile, il diritto del proprietario a percepire il giusto indennizzo; ne consegue che l'ammontare dell'indennità definitiva deve essere determinato con riguardo alla data del trasferimento coattivo della proprietà, tenendo dunque conto delle caratteristiche dell'immobile espropriato in questo momento.

Estratto:
« Il motivo è infondato, non tenendo in alcun conto la regola fondamentale posta dalla L. n. 2359 del 1865, artt. 50 e 51, e recepita da tutta la legislazione successiva che l'azione di determinazione dell'indennità di esproprio trova causa nella procedura espropriativa ritualmente definita mediante la pronuncia del decreto ablativo;il quale segnando il momento del trasferimento della proprietà dell'immobile a titolo originario dall'espropriato all'ente espropriante nonchè della sostituzione del diritto reale del primo in diritto al giusto indennizzo di cui all'art. 42 Cost., costituisce ontologicamente un'indefettibile condizione dell'azione suddetta, risolvendosi in un fatto indispensabile per integrarne la fattispecie costitutiva (v. Cass. sez. un. 833/1999; 818/1999; 385/1999 e succ.). Siffatto principio comporta necessariamente che il provvedimento di espropriazione e la sua data costituiscono componente indefettibile di qualsiasi giudizio avente ad oggetto la determinazione della giusta indennità definitiva,acquistando al riguardo una duplice valenza. Per la prima, non consente di addivenire ad una statuizione sull'ammontare dell'indennità definitiva se non in presenza del provvedimento ablatorio: mancando il quale,dunque,viene meno il presupposto stesso per configurare la trasformazione del diritto di proprietà in diritto all'indennizzo, e la domanda deve essere dichiarata inammissibile. Per la seconda, introduce il corollario per cui, per converso, emanato il provvedimento, sorge contestualmente ed è per ciò stesso azionabile,il diritto del proprietario a percepire detto indennizzo,ormai non più subordinato alla sua liquidazione in sede amministrativa (Corte Costit. 67/1990): perciò identificandosi la vicenda ablatoria anche per il profilo degli effetti favorevoli al proprietario con il momento del decreto di espropriazione;con la conseguenza ulteriore che l'ammontare dell'indennità definitiva deve essere determinato con riguardo alla data del trasferimento coattivo della proprietà, tenendo dunque conto delle caratteristiche dell'immobile espropriato in questo momento (Cass. 3146/2006/7066 e 10570/2003/3873/2000). Questo sistema non è stato derogato,ma al contrario interamente recepito dalla L. n. 219 del 1981, artt. 80 ed 81, nonchè dal T.U. n. 76 del 1990, art. 37, i quali per l'acquisizione delle aree mediante espropriazione e per l'opposizione alla stima dell'indennità rinviano alle disposizioni della L. n. 2892 del 1885, artt. 12 e 13; che la consentono soltanto nei confronti dell'"indennità dovuta ai proprietari degl'immobili espropriati". E' d'altra parte nota la funzione dell'offerta da parte dell'espropriante dell'indennità provvisoria di espropriazione,rivolta soltanto a conseguire l'accettazione da parte del proprietario o il trasferimento consensuale dell'immobile mediante cessione volontaria; con la conseguenza che ove detta finalità non sia raggiunta per il silenzio dell'espropriando o il suo rifiuto espresso di accettarla, l'indennità offerta resta caducata e si apre la strada alla sua determinazione definitiva da parte della Commissione provinciale (o di altro organo equipollente), previa adozione del decreto di esproprio; che è il solo atto contro il quale è ammissibile l'opposizione sia ai sensi della L. n. 865 del 1971, art. 19, che dell'ordinanza commissariale n. 45 del 16 dicembre 1981, invocata dai ricorrenti (Cass. sez. un. 846/1998; 13704/1992; 6303/2003). Il tutto salvo rimanendo il loro diritto a percepire l'indennizzo per l'occupazione temporanea dell'immobile, ovvero l'intero risarcimento del danno ove il relativo titolo sia venuto meno. »

Oggetto:
Sintesi:
La norma di cui alla L. n. 2359 del 1865, art. 46, è diretta alla tutela di soggetti che (quand'anche un procedimento espropriativo vi sia stato) o ne siano rimasti completamente estranei (in quanto proprietari di suoli contigui a quelli sui quali è stata eseguita l'opera) o abbiano subito un danno non per effetto della mera separazione (per esproprio) di una parte di suolo, ma in conseguenza dell'opera eseguita sulla parte espropriata ed indipendentemente dall'espropriazione stessa; per cui detta indennità non è cumulabile nè sovrapponibile a quelle previste dai precedenti L. n. 2359, artt. 39 e 40.
Oggetto:
Sintesi:
Gli immobili costruiti abusivamente non sono suscettibili di indennizzo, a meno che alla data dell'evento ablativo non risulti già rilasciata la concessione in sanatoria; ne consegue che non si applica nella liquidazione il criterio del valore venale complessivo dell'edificio e del suolo su cui il medesimo insiste, ma si valuta la sola area, sì da evitare che l'abusività degli insediamenti possa concorrere anche indirettamente ad accrescere il valore del fondo.
Oggetto:
Sintesi:
Gli immobili costruiti abusivamente non sono suscettibili di indennizzo; la medesima regola vale anche per le ipotesi di espropriazione cosiddetta larvata previste dalla L. n. 2359 del 1865, art. 46, atteso il necessario raccordo tra l'indennizzo previsto da tale norma e l'indennità di espropriazione e ciò pure se il danno lamentato consista proprio nella diminuzione di godimento dell'immobile abusivo, poiché è principio di carattere generale desumibile dalla normativa sia urbanistica, che espropriativa (L. n. 865 del 1971, art. 16, comma 9), quello per cui il proprietario non può trarre beneficio alcuno dalla sua attività illecita.

Estratto:
« Con il secondo motivo,i ricorrenti deducendo violazione della L. n. 2359 del 1865, art. 46, nonché art. 112 cod. proc. civ. insistono per il riconoscimento del loro diritto ad ottenere l'indennizzo per il deprezzamento subito dal fabbricato in conseguenza della realizzazione del viadotto stradale, richiamandone i presupposti individuati dalla giurisprudenza,nella perdita e/o diminuzione permanente del diritto dominicale,nonché nel nesso di causalità tra l'opera ed il pregiudizio; nonché la differenza ontologica con l'indennità dovuta per l'espropriazione del bene. Anche questa censura è infondata per due ordini di ragioni: a) essa collide anzitutto con l'interpretazione della più qualificata dottrina e della giurisprudenza in ordine all'ambito di applicazione della norma, diretta alla tutela di soggetti che (quand'anche un procedimento espropriativo vi sia stato) o ne siano rimasti completamente estranei (in quanto proprietari di suoli contigui a quelli sui quali è stata eseguita l'opera) o abbiano subito un danno non per effetto della mera separazione (per esproprio) di una parte di suolo, ma in conseguenza dell'opera eseguita sulla parte espropriata ed indipendentemente dall'espropriazione stessa; per cui detta indennità non è cumulabile nè sovrapponibile a quelle previste dai precedenti L. n. 2359, artt. 39 e 40 per l'espropriazione di un immobile spettando non a chi ne subisce l'ablazione, ma solo ai terzi titolari di immobili (rimasti in loro proprietà) ai quali la realizzazione dell'opera pubblica su terreni altrui arrechi un danno permanente (Cass. 18547/2011; 19972/2009; 25017/2005). Pertanto, se è vero che a tutt'oggi l'espropriazione del terreno B. - M. non è stata pronunciata, è pur vero che lo stesso è oggetto di una procedura ablatoria, nel corso della quale è stato adottato il decreto di occupazione 469/1986 che attribuisce ai proprietari il diritto di percepire la relativa indennità L. n. 219 del 1981, ex art. 81 e L. n. 2359 del 1865, art. 72; b) quindi perchè la Corte di appello ha accertato che il fabbricato è realizzato in zona avente destinazione agricola ed abusivamente per cui non bastava ai ricorrenti, per smentire detto accertamento, affermare che invece avevano provveduto alla sanatoria come da documentazione in atti,avendo essi l'onere specifico di indicare gli estremi della concessione ottenuta nonchè di riportarne il contenuto nel ricorso. Non avendo essi, invece, assolto a detto onere, il Collegio deve confermare la propria giurisprudenza secondo cui: 1) in tema di espropriazione per pubblica utilità, gli immobili costruiti abusivamente non sono suscettibili di indennizzo, a meno che alla data dell'evento ablativo non risulti già rilasciata la concessione in sanatoria; 2) pertanto non si applica nella liquidazione il criterio del valore venale complessivo dell'edificio e del suolo su cui il medesimo insiste, ma si valuta la sola area, sì da evitare che l'abusività degli insediamenti possa concorrere anche indirettamente ad accrescere il valore del fondo. 3) la medesima regola vale anche per le ipotesi di espropriazione cosiddetta larvata previste dalla L. n. 2359 del 1865, art. 46, atteso il necessario raccordo tra l'indennizzo previsto da tale norma e l'indennità di espropriazione (anche se regolata da leggi speciali) e ciò pure se il danno lamentato consista proprio nella diminuzione di godimento dell'immobile abusivo, poichè è principio di carattere generale desumibile dalla normativa sia urbanistica, che espropriativa (L. n. 865 del 1971, art. 16, comma 9), quello per cui il proprietario non può trarre beneficio alcuno dalla sua attività illecita (Cass. 17881/2004; 26260/2009; 4206/2011; nonchè sez. un. 9341/2003). »





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ter quater quinquies sexies
septies octies nonies 53 54 55
56 57 bis 58 59        

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