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ASSEGNATAZIONE AREE PEEP: PRINCIPIO DEL PAREGGIO INDEROGABILE DALLE PARTI

La disposizione contenuta nell’art. 35 legge n. 865/1971, in base alla quale la convenzione stipulata dal Comune per concedere il diritto di superficie sulle aree incluse nel P.E.E.P. deve prevedere il corrispettivo della concessione in misura pari al costo di acquisizione delle aree, nonché al costo delle relative opere di urbanizzazione realizzate o da realizzare, è norma inderogabile che va ad integrare la disciplina dettata dalle singole convenzioni stipulate dal Comune con i beneficiari, ex art. 1339 c.c.



Consiglio di Stato, Sezione IV, decisione n.2853 del 17/05/2012

Relatore :
Diego Sabatino
Presidente :
Anna Leoni



Sunto della pronuncia:

Oggetto:
Sintesi:
La disposizione contenuta nell'art. 35 legge n. 865/1971, in base alla quale la convenzione stipulata dal Comune per concedere il diritto di superficie sulle aree incluse nel P.E.E.P. deve prevedere il corrispettivo della concessione in misura pari al costo di acquisizione delle aree, nonché al costo delle relative opere di urbanizzazione realizzate o da realizzare, è norma inderogabile che va ad integrare la disciplina dettata dalle singole convenzioni stipulate dal Comune con i beneficiari, ex art. 1339 c.c.
Oggetto:
Sintesi:
La disposizione contenuta nell'art. 35 legge n. 865/1971 rende palese il diritto del Comune di recuperare quanto speso sia per l'acquisizione delle aree (corrispettivo da adeguare all'effettiva somma dovuta agli espropriati a seguito della definizione della pratica espropriativa), sia per la loro urbanizzazione.
Oggetto:
Sintesi:
Non è possibile desumere alcun comportamento illegittimo del Comune a fronte dell'omessa comunicazione nei confronti degli assegnatari di aree PEEP dell'instaurazione del procedimento dinanzi alla Corte d'Appello per l'opposizione alla stima e concernente la controversia tra il Comune ed il proprietario espropriato, in quanto gli assegnatari, in qualità di soggetti esterni alla procedura ablatoria, non sono soggetti necessari del processo civile. Le parti processuali di tale giudizio rimangono esclusivamente l'espropriato e l'espropriante, salvi i rapporti ulteriori esistenti.

Estratto:
« In relazione al primo profilo, va rilevato come sia centrale nella definizione della vicenda la disamina della norma contenuta nell’art. 35 legge n. 865/1971. Tale disposizione prevede esplicitamente che: “la convenzione stipulata dal Comune per concedere il diritto di superficie sulle aree incluse nel P.E.E.P. deve prevedere il corrispettivo della concessione in misura pari al costo di acquisizione delle aree, nonché al costo delle relative opere di urbanizzazione realizzate o da realizzare, allo scopo evidentemente di assicurare la copertura delle spese complessivamente sostenute o da sostenere da parte dell’Amministrazione”. Si tratta di norma inderogabile che va ad integrare la disciplina dettata dalle singole convenzioni stipulate dal Comune con i beneficiari, ex art. 1339 c.c (inserzione automatica di clausole e di prezzi imposti per legge). Il testo normativo rende palese il diritto del Comune di recuperare quanto speso sia per l’acquisizione delle aree (corrispettivo da adeguare all’effettiva somma dovuta agli espropriati a seguito della definizione della pratica espropriativa) sia per la loro urbanizzazione, come dal costante orientamento della giurisprudenza (ex plurimis, Consiglio di Stato, sez. V, 3 luglio 2003, n. 3982). Peraltro, anche nella deliberazione 2/03, al punto 5 del dispositivo, viene prevista la possibilità di richiedere l’eventuale conguaglio, per cui, poiché la stessa deliberazione fa poi rinvio nelle convenzioni d’assegnazione, appare irrilevante che queste ultime non contengano espressamente una clausola dello stesso tenore. Per altro verso, non è possibile desumere alcun comportamento illegittimo del Comune di Bussolengo a fronte dell’omessa comunicazione nei confronti degli assegnatari, dell’instaurazione del procedimento dinanzi alla Corte d’Appello di Venezia per l’opposizione alla stima e concernente la controversia tra il Comune ed il proprietario espropriato, in quanto gli appellanti, in qualità di soggetti esterni alla procedura ablatoria, non erano soggetti necessari del processo civile. Le parti processuali di tale giudizio rimanevano esclusivamente l’espropriato e l’espropriante, salvi i rapporti ulteriori esistenti tra amministrazione e soggetti beneficiari dell’esproprio. »

Oggetto:
Sintesi:
L'attività di recupero delle somme versate per l'acquisizione delle aree peep e per la loro urbanizzazione, appare direttamente derivante dalle previsioni normative e dai rapporti convenzionali tra le parti; trattandosi quindi di attività di carattere paritetico, e quindi carente di profili discrezionali, non trova spazio la censura di carenza di motivazione, non essendovi spazio giuridico, in tale ambito, per la disamina degli elementi sintomatici dell'eccesso di potere.

Estratto:
« Correttamente, il giudice di prime cure ha ritenuto non doversi soffermare ampliamente sulla doglianza in quanto, come sopra evidenziato, l’attività di recupero delle somme versate appare direttamente derivante dalle previsioni normative e, per quanto rileva, dai rapporti convenzionali tra le parti. Trattandosi quindi di attività di carattere paritetico, e quindi carente di profili discrezionali, non trovano spazio le censura articolate sotto il profilo della carenza di motivazione, non essendovi spazio giuridico, in tale ambito, per la disamina degli elementi sintomatici dell’eccesso di potere, potestà sicuramente carente nella fattispecie in esame. »





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D.P.R. 327/2001
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