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CDS 12/12/2003 - NON SI POSSONO RIAPPORRE I VINCOLI CON UN PROVVEDIMENTO ATIPICO

Il Comune non può confermare con una delibera atipica, anziché mediante una formale adozione di uno strumento urbanistico, le destinazioni di interesse pubblico già inserite in un piano annullato a suo tempo dal TAR.



 


 


CDS 12 dicembre 2003 n. 8198 – Il Comune non può confermare con una delibera atipica, anziché mediante una formale adozione di uno strumento urbanistico, le destinazioni di interesse pubblico già inserite in un piano annullato a suo tempo dal TAR.


 


 







 


 


CONSIGLIO DI STATO SEZ. V 12 DICEMBRE 2003 N. 8198


(Quaranta pres., Cerreto est.)


 


DIRITTO


 


1. Con sentenza T.A.R. Campania, sez. II, n. 1156 del 28.4.1999 è stato accolto il ricorso proposto da Crispino Nicola avverso il avverso il provvedimento n. 11172/97 del comune di Frattamaggiore di diniego della concessione edilizia richiesta e la delibera n. 105/95 di riproposizione dei vincoli previsti dal PRG per la salvaguardia delle aree destinate ad opere pubbliche o di interesse pubblico.


Avverso detta sentenza ha proposto appello il Comune.


2. L’appello è infondato.


2.1. Priva di pregio è l’eccezione di improcedibilità del ricorso originario sollevata dal Comune.


Tale carenza sopravvenuta di interesse sarebbe dovuta al fatto che medio tempore l’Amministrazione provinciale aveva approvato con decreto n. 884 del 7.11.2001 il nuovo piano regolatore, adottato dall’amministrazione comunale in data 16.1.1999, con il rigetto delle osservazioni proposte dal Crispino con deliberazione C.C. n. 17 del 15.3.2000 e con deliberazioni C.P. n. 12 del 14.2.2001 e n. 53 del 9.7.20011. Tanto più che l’interessato aveva proposto altro ricorso al TAR Campania avverso l’approvazione del nuovo piano regolatore ed il rigetto delle sue osservazioni, che era stato respinto con la sentenza n. 8283 del 2003.


Al riguardo si osserva che le circostanze evidenziate non possono comunque condurre ad una pronuncia di improcedibilità per il semplice fatto che quanto statuito dall’invocata sentenza TAR Campania n. 8283/2003 (decisa nella camera di consiglio del 21.5.2003) non risulta allo stato passato in giudicato, essendo tuttora pendente per lo meno il termine annuale per appellarla in mancanza di intervenuta notifica della sentenza di 1° grado presso il procuratore costituito (aspetto di cui il Comune non fa cenno).


2.2. Nel merito la decisione del TAR merita conferma.


2.2.1. Contrariamente a quanto sostenuto dal Comune, l’annullamento giurisdizionale (TAR Campania n. 305/1995) della delibera provinciale del 1989 di approvazione del piano regolatore generale adottato dal Comune nel 1984 aveva travolto nella specie anche la delibera di adozione del piano.


Occorre considerare che nella specie l’annullamento giurisdizionale del provvedimento di approvazione provinciale non si era limitato a statuire l’illegittimità delle modifiche apportate d’ufficio dalla Provincia (nel qual caso evidentemente vi sarebbe stato un annullamento parziale con salvezza del provvedimento approvativo senza le prescrizioni aggiuntive ritenute illegittime : V. la decione di questo Consiglio n. 2592 del 15.5.2002) ma ha ritenuto che la determinazione adottata dalla Provincia evidenziava un sostanziale giudizio sfavorevole del piano adottato.


Con la conseguenza che l’annullamento dell’approvazione provinciale veniva a caducare anche la delibera comunale di adozione del piano, con reviviscenza della precedente disciplina urbanistica.


2.2.2. Inoltre, come correttamente rilevato dal TAR, in materia urbanistica (come del resto in ogni altro settore disciplinato dal diritto pubblico) occorre tener presente il principio di nominatività e tipicità degli atti amministrativi, in base al quale la PA. non può adottare uno strumento urbanistico che non corrisponda ad uno schema già predeterminato dalla specifica normativa non solo nel suo iter procedurale, ma anche con riguardo all’oggetto ed al contenuto (V. la decisione di questo Consiglio Sez. IV n. 525 del del 28.7.1982).


Per cui, non essendo previsto dalla relativa normativa un provvedimento del genere, il Comune non aveva il potere di adottare la delibera n. 105/1995 al solo scopo di confermare, sino alla definitiva programmazione urbanistica del territorio, le destinazioni di interesse pubblico già inserite nel piano regolatore adottato nel 1984 ed annullato dal TAR con la sentenza n. 305/1995.


Avrebbe potuto semmai adottare, tenendo conto del vincolo nascente dal giudicato, un nuovo piano regolatore secondo l’iter procedurale prescritto, come poi del resto ha fatto con la delibera del 16.1.1999.


Ne discende anche che l’interessato non aveva un onere di impugnare autonomamente e tempestivamente detta delibera n. 105/1995 in quanto non idonea a ledere la sua posizione soggettiva fino a quando non è intervenuto poi il concreto provvedimento di diniego, regolarmente impugnato.


2.2.3. Prive di pregio sono infine le deduzioni dell’appellante in ordine ad una presunta formazione del silenzio assenso rispetto sia alla delibera di adozione del piano regolatore comunale del 1984 sia alla delibera n. 105/95.


Invero, la delibera di adozione di piano regolatore del 1984 era stata travolta dall’annullamento dell’approvazione provinciale operato dalla sentenza del TAR n. 305/1995, per cui su di essa non poteva intervenire alcun silenzio assenso per inerzia dell’Amministrazione provinciale.


La trasmissione poi alla Provincia della delibera n. 105/1995, intervenuta peraltro con notevole ritardo e precisamente il 27.3.1997, non poteva comportare l’invocato silenzio assenso, previsto dall’art.5 L.R.C. 20.3.1982 n. 14 esclusivamente per i piani regolatori generali non esaminati dalla Provincia entro un anno, atteso che l’atto trasmesso non poteva qualificarsi un piano regolatore generale per mancanza di una disciplina della totalità del territorio comunale, limitandosi solo ad una mera reiterazione di vincoli di inedificabilità.


3. Per quanto considerato, l’appello deve essere rigettato.




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