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TAR CAMPANIA 16/12/2003 - NESSUN GIUSTO PROCEDIMENTO PRIMA DEL PIP

Non serve l’avvio del procedimento preordinato alla dichiarazione di pubblica utilità che discende dall’approvazione del PIP.



 


 


TAR CAMPANIA 16 DICEMBRE 2003 – Non serve l’avvio del procedimento preordinato alla dichiarazione di pubblica utilità che discende dall’approvazione del PIP. “Nel caso di adozione di piani di insediamenti produttivi non può contestarsi la violazione degli art. 7 ss., l. 7 agosto 1990 n. 241, per omessa comunicazione ai ricorrenti dell'avvio del procedimento: l'art. 13 della medesima legge esclude infatti dall'ambito di applicazione dell'obbligo di previa comunicazione di avvio del procedimento i procedimenti di pianificazione urbanistica, per i quali soccorrono le particolari norme di pubblicità e partecipazione espressamente dettate dalle disposizioni che ne disciplinano la formazione (T.A.R. Puglia Bari, sez. II, 2 novembre 2001, n. 4825).”


 


 







 


 


TAR CAMPANIA, sez. V Napoli, 16 dicembre 2003 n. 15367


(D’Alessandro pres., Arzillo rel.)


 


FATTO   E  DIRITTO


 


1.       Il ricorrente agisce nella qualità di proprietario di un fondo sito nel Comune di Benevento, riportato in catasto al Foglio 14, particella 1008.


Con il presente ricorso, notificato il 16 dicembre 2000 e depositato il 21 dicembre 2000, il medesimo impugna il decreto del Dirigente dell'Ufficio del Settore Sviluppo del Comune di Benevento  prot. n. 10037  del 17.10.2000, con il quale è stata disposta l'espropriazione definitiva del suolo in questione per la realizzazione di un opificio industriale nell'ambito del piano degli insediamenti produttivi in località "Olivola".


Unitamente al decreto di espropriazione il ricorrente impugna:


- la delibera del C.C. di Benevento  n. 115  dell'8.11.1991, con cui è stata approvata la variante del P.I.P.  comunale;


- la delibera del C.C. di Benevento  n. 339  del 22.4.1987, con cui è stato approvato il P.I.P.  comunale;


- il decreto del Dirigente dell'Ufficio del Settore Sviluppo del Comune di Benevento   n.3/2000 del 5.9.2000, con il quale è stata determinata la misura dell'indennità provvisoria di espropriazione;


- la delibera del C.C.di  Benevento  n. 20/1994, con cui sono stati fissati i criteri di assegnazione  previsti dall'art.  27 della L.  n. 865/71.


         Il ricorso si basa sui seguenti motivi:


1) violazione di legge (art.  27  della l. n. 865/71); eccesso  di potere (difetto dei presupposti; carente istruttoria; violazione del giusto procedimento); carenza assoluta di potere ablatorio;


2) violazione di legge (art. 2  della L. n.  1187/68 in relazione all'art.  27  della l. n. 865/71); eccesso  di potere (carenza  dei presupposti; violazione del giusto procedimento; perplessità; difetto di istruttoria); carenza di potere ablatorio;


3) violazione di legge (art. 2, comma 2 della l. n. 12/1988); eccesso  di potere (violazione del giusto procedimento; carente istruttoria; perplessità; difetto dei presupposti);


4) violazione di legge (art. 12  della l.  n. 8/72  in relazione alla L.R.C.  n. 29/75); eccesso  di potere (difetto dei presupposti;  carente istruttoria; sviamento  di potere; perplessità);


5) violazione di legge  (art. 1  della l. n. 1/78  in relazione all'art.  7 della L.. n. 2359/1865 e all'art. 11  della L. n. 865/71);  eccesso  di potere (carente istruttoria; contraddittorietà;  violazione del principio di buon andamento dell'azione amministrativa; difetto del presupposto;  violazione del principio del contraddittorio);


6) violazione di legge (art. 27 della l. n. 865/71  in relazione all'art. 3  della L. n.  241/90); eccesso  di potere (difetto di motivazione; perplessità; abnormità;  violazione del giusto procedimento);


7) violazione di legge  (art. 7 e ss. della L. n. 241/90  in relazione all'art. 10  della L. n. 865/71);  eccesso  di potere (difetto di istruttoria; difetto di contraddittorio; violazione del giusto procedimento; violazione del principio di buon andamento dell'azione amministrativa; scorretto esercizio del potere amministrativo).


Si sono costituiti in giudizio il Comune di Benevento ed Euro Riciclo s.r.l., deducendo l’inammissibilità e l’infondatezza del ricorso.


All'udienza pubblica del 16 ottobre 2003 il ricorso è stato chiamato per la discussione e quindi trattenuto in decisione.


2.       Si può prescindere dall'esame dei profili di inammissibilità prospettati  dalla difesa della controinteressata (salvo quanto osservato infra al punto 6), in quanto il  ricorso, alla stregua delle considerazioni che seguono, è complessivamente  infondato.


3.       Vanno anzitutto esaminati i primi tre motivi di ricorso, inerenti  ai  profili di compatibilità urbanistica dell'intervento espropriativo.


3.1     In sintesi, il ricorrente sostiene:


a) che nella specie il provvedimento di espropriazione è stato adottato dopo la scadenza della dichiarazione di pubblica utilità, che era connessa alla efficacia decennale del P.I.P. originariamente approvato con la delibera di C.C.  n. 339/87, e non sostanzialmente   modificato con la variante del 1991, con riferimento alla zonizzazione delle aree destinate a opifici industriali;


b) che con  la deliberazione del Commissario straordinario del Comune di Benevento  n. 1783/96 del 20.9.96, gli stessi vincoli urbanistici preordinati all'esproprio delle aree site in località Contrada Olivola erano stati dichiarati decaduti  per violazione dell'art. 2 della l. n. 1187/68;


c) che, anche a voler ritenere che la variante al P.I.P. adottata nel 1991 abbia inteso prorogare l'efficacia del P.I.P. originario, deve nondimeno considerarsi rilevante l'omessa approvazione della medesima variante da parte della Regione, ai sensi della vigente legislazione regionale (art.2, comma 2 della L.  n. 12/88).


3.2     Le censure sono infondate.


3.2.1   Con riferimento  alla censura di cui al punto 3.1, lettera b), va rilevato che la delibera del Commissario straordinario del Comune di Benevento  n. 1783/96 del 20.9.96, recante "Presa d'atto della decadenza di vincoli di P.R.G." fa riferimento alla decadenza del vincolo con riferimento all'area aeroportuale di Contrada Olivola, ricompresa tra le "aree esterne ai perimetri dei P.P.E., o altri piani esecutivi di iniziativa pubblica o privata"; con ogni evidenza trattasi quindi di previsione che non attiene alle aree incluse nel P.I.P., e che è quindi estranea alla materia del contendere.


3.2.2   Con riguardo al punto  3.1, lettera a), il Collegio rileva che la variante al P.I.P (adottata con delibera di C.C. n. 15 del 6.2.1991 e approvata definitivamente con delibera di C.C. n.115 dell'8.11.1991), va classificata come variante "sostanziale" o "di aggiornamento", che recepisce le modifiche apportate dalla variante al P.R.G. approvata con D.P.G.R.  n. 13325 del 10.9.1990 e diretta alla "razionalizzazione delle aree industriali, commerciali e artigianali". Queste modifiche hanno comportato nella specie, tra l'altro, una diversa perimetrazione della zona P.I.P. e un diverso indice fondiario: ne consegue quindi il decorso di un nuovo termine decennale di efficacia del vincolo (sul principio cfr. C. S. IV, 17 luglio 1996, n. 863; T.A.R. Basilicata, 22 gennaio 2002, n. 7).


3.2.3   Residua quindi il problema dell'omessa approvazione regionale della variante al P.I.P., prospettato con la censura  di cui al punto  3.1., lettera c).


La  censura è  infondata.


In punto di fatto va rilevato che nella specie non emergono dagli atti elementi tali da porre in dubbio la conformità della  variante al P.I.P. rispetto alla variante al P.R.G. approvata nel 1990: in concreto il Comune si è servito di quest'ultimo strumento per disporre innovativamente nell'area interessata, riservando al P.I.P. i profili attuativi. Ora, la l. reg. Campania 20 marzo 1982 n. 14 dispone che gli strumenti urbanistici esecutivi, ove conformi agli strumenti urbanistici generali, sono approvati direttamente con deliberazione del consiglio comunale, con successivo controllo di conformità della sola amministrazione provinciale ed eliminazione dell'intervento approvativo regionale; mentre l'art. 24, l. 28 febbraio 1985 n. 47 che prescrive la sola trasmissione dello strumento attuativo alla regione per consentire la presentazione di osservazioni; il che nella specie è avvenuto (cfr. T.A.R. Campania, sez. I, 3 marzo 1997, n. 518).


3.2.4   Deve quindi concludersi  nel senso dell'infondatezza dei denunziati profili di insussistenza della dichiarazione di pubblica utilità, dovendosi considerare ancora efficace,  al momento dell'adozione del decreto di espropriazione, la variante al P.I.P. adottata nel 1991.


4.       Il quarto motivo di ricorso è volto a lamentare l'omessa acquisisizione, in vista dell'adozione della variante al P.I.P., del parere obbligatorio della sezione urbanistica regionale di cui alla L.R. n. 29/75.


         La censura è infondata, avendo il C.T.R. (organo competente in materia) già avuto modo di esprimersi "a monte" con il parere fornito sulla variante al P.R.G. (parere n. 26/BN90 del 18.7.1990, richiamato nel D.P.G.R. n. 13325 del 10.9.1990), ed ancor prima con il parere reso sul P.I.P. originario, ai sensi dell'art. 15 della l.R. n. 9/83,  in data 25 marzo 1987: un'ulteriore parere non avrebbe apportato ulteriori elementi di giudizio, tenuto conto, da un lato, del principio di economicità dell'azione amministrativa, dall'altro, del carattere meramente attuativo della variante al P.I.P. rispetto alla variante al P.R.G. approvata in precedenza.


5.  Con il quinto motivo il ricorrente lamenta la circostanza che il decreto di espropriazione non sia stato preceduto dalla previa immissione in possesso e dalla redazione dello stato di consistenza del terreno.


         Il motivo è infondato, in quanto la redazione dello stato di consistenza è onere propedeutico al decreto autorizzativo dell'occupazione d'urgenza, ma estraneo al procedimento di formazione del decreto di esproprio, la cui legittimità non viene intaccata dall'omissione di tale adempimento (C. S.  IV, 14 settembre 1984, n. 678), né tantomeno dall'omesso ricorso allo strumento dell'occupazione di urgenza.


6.       Con il sesto motivo il ricorrente sostiene l'insufficienza dell'istruttoria e della motivazione poste alla base del P.I.P., con particolare riferimento alla valutazione del fabbisogno, al connesso dimensionamento del piano e alla scelta delle aree.


         La censura è inammissibile, in quanto nella specie la scelta delle aree risultante dalla variante al P.I.P. è del conforme alle previsioni della variante al  piano regolatore generale, non ritualmente ed autonomamente impugnata (T.A.R. Marche, 11 novembre 1982, n. 556).


7.       Con l'ultimo mezzo di gravame il ricorrente lamenta l'omissione della tempestiva comunicazione di avvio del procedimento amministrativo preordinato all'approvazione del P.I.P.: quest'ultima è intervenuta infatti in data 10 agosto 2000, ovverosia successivamente alla dichiarazione di pubblica utilità discendente dal piano (o dalla variante allo  stesso).


         La censura è infondata: nel caso di adozione di piani di insediamenti produttivi non può contestarsi la violazione degli art. 7 ss., l. 7 agosto 1990 n. 241, per omessa comunicazione ai ricorrenti dell'avvio del procedimento:  l'art. 13 dela medesima legge esclude infatti dall'ambito di applicazione dell'obbligo di previa comunicazione di avvio del procedimento i procedimenti di pianificazione urbanistica, per i quali soccorrono le particolari norme di pubblicità e partecipazione espressamente dettate dalle disposizioni che ne disciplinano la formazione (T.A.R. Puglia Bari, sez. II, 2 novembre 2001, n. 4825).


8.Il ricorso deve conseguentemente essere respinto.


9.Sussistono giusti motivi per compensare le spese di giudizio.                                                   


 


 





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