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TAR MARCHE 21/11/2003 - PIENA CONOSCENZA PER IL RICORSO. NO ALL'AVVISO PER OGNI ATTO. LA FASCIA DI RISPETTO E' ESPROPRIATIVA

espropri indiretti, termini di impugnazione per i non espropriati, non sussistenza dell’obbligo di comunicazione di avvio per ogni atto del procedimento



 


 


TAR MARCHE 1370 21/11/2003 -  espropri indiretti, termini di impugnazione per i non espropriati, non sussistenza dell’obbligo di comunicazione di avvio per ogni atto del procedimento.


 


- L’inutilizzabilità dell’accesso ad un fondo a causa di un allargamento stradale, non è un esproprio “mascherato”, e non configura il relativo obbligo di comunicazione di avvio del procedimento.


- Ai fini della tempestività del ricorso giudiziale, la piena conoscenza è alternativa alla notifica, non alla pubblicazione. Pertanto é irrilevante nei riguardi dei soggetti per i quali non correva obbligo di notifica. “La “piena conoscenza” è, quindi, chiaramente sostitutiva dell’omessa notifica individuale, obbligatoria solo nei confronti dei diretti destinatari dell’atto, ma non è sostitutiva della pubblicazione, che invece costituisce presunzione “legale” di conoscenza, né l’obbligo della notifica individuale può essere ravvisato ogni qualvolta l’atto arrechi una lesione anche agli interessi giuridicamente tutelati dei soggetti non diretti destinatari, in quanto, essendo questa “lesione” un presupposto comunque essenziale ai fini della proponibilità del ricorso, sarebbe del tutto inutile la prevista decorrenza con la pubblicazione.”


- Viene ribadito anche in questa pronuncia (ricordiamo a titolo di esempio, tra le ultime: Cons. St. IV 27 ottobre 2003 n. 6631, TAR PIEMONTE n. 1508 del 29 ottobre 2003,  TAR LIGURIA 31 ottobre 2003 n.1397, TAR CAMPANIA - sez. I Salerno, 1487 del 6 novembre 2003) il carattere sostanziale e non meramente formale del giusto procedimento: in questa fattispecie è stata giudicata infondata la pretesa di continue comunicazioni per ogni atto della procedura, in relazione peraltro ad una situazione già conosciuta dalla ricorrente: “infondata la dedotta violazione dell’art. 7 della legge n.241/1990, dal momento che la comunicazione dell’avvio del procedimento, proprio perché riferita solo alla fase dell’avvio, non va di volta in volta rinnovata in occasione dell’adozione dei singoli atti che ne costituiscono il prosieguo; in ogni caso, è pienamente valida anche una conoscenza acquisita aliunde e quando è stata adottata la deliberazione di approvazione del progetto esecutivo, la ricorrente era già ampiamente a conoscenza del procedimento intrapreso, come dimostra, appunto, l’avvenuta presentazione del ricorso introduttivo”.



- La zona di rispetto stradale del PRG di Macerata consente l’allargamento stradale. Il collegio ritiene dunque la zonizzazione già idonea alla realizzazione dell’opera, ancorché senza l’adozione di una specifica variante per la puntuale localizzazione urbanistica dell’opera. A questo proposito la ricorrente aveva osservato che: “non sussiste la conformità urbanistica dell’opera, oltre che per il periodo precedente la variante al P.R.G. approvata nel 1998, anche per il periodo successivo: il tracciato della strada, come modificato con il progetto definitivo, sebbene insista su area destinata a verde pubblico e su area destinata a rispetto stradale, è stato approvato senza contestualmente disporre la relativa variazione di destinazione urbanistica con il procedimento previsto dal quinto comma dell’art. 1 della legge n.1/1978


 







 


TAR MARCHE n. 1370 del 21 novembre 2003


(Amoroso pres., Ranalli est.)


 


DIRITTO


 


 I- Ai sensi dell'art.52 del R.D. 17 agosto 1907, n.642, richiamato dall'art.19 della legge 6 dicembre 1971, n.1034, i due ricorsi vanno riuniti ai fini della decisione con unica sentenza, in quanto sostanzialmente, anche se in parte, oggettivamente e soggettivamente connessi .


 Preliminarmente, il Collegio considera infondata l’eccezione di carenza di legittimazione passiva sollevata, per il primo ricorso, dalla difesa del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, in quanto sono stati espressamente impugnati anche provvedimenti adottati dal Ministero stesso.


 II- L’interesse che la ricorrente, con il ricorso n.778/2002, afferma illegittimamente leso è l’impossibilità di utilizzare l’ingresso/accesso alla sua proprietà che sarebbe di fatto “espropriato” a causa della strada che il Comune intende realizzare con gli atti impugnati: si deduce, altresì, che tanto è conseguenza di una modifica del tracciato stradale, direttamente disposta nel progetto definitivo e diverso rispetto a quello previsto nel progetto preliminare, che, a sua volta, non interferiva con l’accesso suindicato.


 Tanto premesso, rileva il Collegio che l’effetto lesivo è, quindi, unicamente correlato a questa particolare modifica del progetto, non agli atti antecedenti, sebbene distintamente impugnati nell’epigrafe del primo ricorso: la loro diretta ed autonoma impugnazione è, quindi, inammissibile per carenza di interesse.


 Il progetto definitivo è stato approvato dalla Giunta comunale di Macerata con deliberazione 29.5.2002 n.209, pubblicata all’albo pretorio dal 31.5.2002 al 15.6.2002 e, ad avviso del Collegio, non necessitava di notifica alla ricorrente proprio perché nessuna area della sua proprietà è interessata da espropriazione (o occupazione), né l’affermata inutilizzabilità dell’accesso può essere effettivamente equiparato ad un esproprio, dal momento che la proprietà dell’area su cui insiste, o l’esercizio della servitù di passaggio, non dovrà, neppure di fatto, essere “acquisito” dal Comune: la notifica individuale prevista dall’art. 10 della legge n.865/1971 va pur sempre effettuata unicamente nei confronti dei soggetti effettivamente da espropriare e così come individuabili dagli atti catastali.


 Ai sensi dell’art. 21 della legge 6 dicembre 1971 n.1034, come modificata dalla legge n.205/2000, il ricorso deve essere proposto “entro il termine di sessanta giorni da quello in cui l’interessato ne abbia ricevuto la notifica, o ne abbia comunque avuto piena conoscenza, o, per gli atti di cui non sia richiesta la notifica individuale, dal giorno in cui sia scaduto il termine della pubblicazione, se questa è prevista da disposizioni di legge o di regolamento (..)”.


 La “piena conoscenza” è, quindi, chiaramente sostitutiva dell’omessa notifica individuale, obbligatoria solo nei confronti dei diretti destinatari dell’atto, ma non è sostitutiva della pubblicazione, che invece costituisce presunzione “legale” di conoscenza, né l’obbligo della notifica individuale può essere ravvisato ogni qualvolta l’atto arrechi una lesione anche agli interessi giuridicamente tutelati dei soggetti non diretti destinatari, in quanto, essendo questa “lesione” un presupposto comunque essenziale ai fini della proponibilità del ricorso, sarebbe del tutto inutile la prevista decorrenza con la pubblicazione.


 Per inciso, alla disciplina dell’art. 21 della legge n.1024/1971 neppure si può validamente derogare, con conseguente riammissione in termini, utilizzando il procedimento di accesso alla documentazione amministrativa prevista dalla legge n.241/1990, trattandosi di ipotesi del tutto distinte quanto a presupposti e finalità, come del tutto irrilevante è l’eventuale ed illegittima omissione della comunicazione dell’avvio del procedimento, prevista dalla stessa legge n.241/1990, essendo del tutto evidente la sua sostanziale differenza, anche in questo caso per presupposti e finalità, rispetto alla notifica cui si riferisce l’art. 21 della legge n.1034/1971, se non altro perché la legge n.241/1990 si riferisce “all’avvio” del procedimento.


 Di conseguenza, tenuto conto che la pubblicazione all’albo delle deliberazioni comunali è stabilita dall’art. 124, I comma, del D.lgs. 18 agosto 2000 n.267, il termine entro il quale doveva essere impugnata la deliberazione n.209/2002, con cui il progetto definitivo è stato approvato, iniziava a decorrere dal 16.6.2002 e scadeva, tenuto conto del periodo feriale di sospensione, il 29.9.2002, a nulla rilevando la piena conoscenza acquisita in epoca successiva solo a seguito del rilascio della documentazione chiesta al Comune, perché, si ribadisce, la piena conoscenza è alternativa all’omessa notificazione, non alla pubblicazione: più correttamente, questa successiva piena conoscenza giustificava solo la deduzione di motivi aggiunti di impugnazione ad un ricorso, però, tempestivamente proposto nei confronti della deliberazione di che trattasi.


 Il ricorso n.778/2002 è stato notificato il 4.10.2002, dopo il termine di sessanta giorni come sopra individuati: come fondatamente eccepito dalla difesa comunale, l’impugnazione del progetto definitivo è, pertanto, irricevibile ed irricevibile - oltre che inammissibile per il motivo in precedenza indicato dal Collegio - è anche l’impugnazione degli atti precedenti quali atti presupposti del progetto definitivo, in quanto tutti puntualmente indicati nella deliberazione n.209/2002 anche nel loro contenuto dispositivo.


 In definitiva l’intero ricorso introduttivo risulta in parte inammissibile ed in parte irricevibile, restando assorbito l’esame dell’eccezione di carenza di legittimazione attiva, sollevata dalle difese resistenti perché l’accesso non sarebbe affatto pregiudicato dalla realizzanda strada.


 III- Con i motivi aggiunti notificati il 16/17.1.2003 e depositati il 29.1.2003 la prof.ssa Chiatti Anna Giulia ha impugnato la deliberazione 30.11.2002 n.459, unitamente al progetto “esecutivo” approvato, alla dichiarazione di conformità urbanistica resa dal progettista ai sensi dell’art. 2 della legge n.662/1996 ed alla validazione del progetto, resa dal responsabile del procedimento ai sensi dell’art. 47 del d.P.R. n.554/1999, deducendo:


- la sua illegittimità in conseguenza dell’illegittimità degli atti presupposti per i motivi di gravame dedotti nel ricorso introduttivo e contestualmente riproposti;


- la mancata comunicazione personale dell’avvio del procedimento di approvazione del progetto esecutivo, sebbene la Giunta comunale, allorché ha menzionato nelle premesse il ricorso come sopra proposto dalla prof.ssa Chiatti, fosse consapevole del pregiudizio che l’opera da realizzare arrecava all’accesso della sua proprietà;


- l’inesistenza dell’affermata conformità urbanistica, perché anche il progetto esecutivo, in quanto approvato ai sensi del IV comma e non con il procedimento del V comma dell’art. 1 della legge n.1/1978, non è conforme allo strumento urbanistico vigente, interessando il relativo tracciato aree destinate ad verde attrezzato e a zona di rispetto stradale, a nulla rilevando, per queste ultime, quanto previsto nell’art. 32 delle N.T.A. del P.R.G., contestualmente impugnato perché le ha illegittimamente ampliate oltre i limiti stabiliti dalla legge;


- l’illegittimità del progetto esecutivo e della sua validazione effettuata dal responsabile del procedimento i sensi dell’art. 47 del d.P.R. n.554/1999, non essendo state affatto risolte le carenze istruttorie del progetto definitivo (omissione della valutazione di impatto ambientale, illegittimità della dichiarazione di compatibilità paesistico ambientale rilasciata dal Dirigente comunale, omissione degli approfondimenti richiesti dal CTA a causa del vincolo idrogeologico che interessa la zona, mancata valutazione del pregiudizio che la realizzazione dell’opera arreca alle essenze arboree protette, inadeguata redazione dello studio di fattibilità) e non essendo stato neppure accertata la difformità del tracciato rispetto al progetto preliminare: in definitiva, anche la progettazione esecutiva approvata è del tutto carente dei requisiti stabiliti dalla legge n.109/1994 e dal d.P.R. n.554/1994, tant’è che la relazione generale a corredo di questo progetto è sostanzialmente identica a quella del progetto definitivo, sebbene le richiamate disposizioni legislative e regolamentari le distingua nettamente, né è possibile in sede di progettazione esecutiva ottenere pareri, autorizzazioni o deleghe non acquisite in precedenza, mentre nel caso specifico, l’approvazione è stata subordinata alla delega del Ministero dei lavori pubblici.


 Tanto premesso, il Collegio considera:


- inammissibili, atteso il noto principio processuale ne bis in idem, i motivi di gravame già dedotti nel ricorso introduttivo nei confronti del progetto definitivo e degli atti antecedenti e, di conseguenza, infondata l’illegittimità derivata del progetto esecutivo;


- infondata la dedotta violazione dell’art. 7 della legge n.241/1990, dal momento che la comunicazione dell’avvio del procedimento, proprio perché riferita solo alla fase dell’avvio, non va di volta in volta rinnovata in occasione dell’adozione dei singoli atti che ne costituiscono il prosieguo; in ogni caso, è pienamente valida anche una conoscenza acquisita aliunde e quando è stata adottata la deliberazione di approvazione del progetto esecutivo, la ricorrente era già ampiamente a conoscenza del procedimento intrapreso, come dimostra, appunto, l’avvenuta presentazione del ricorso introduttivo;


- per un verso inammissibile e per altro verso infondata ed irricevibile la dedotta violazione della conformità urbanistica.


 Infatti, poiché non si contesta una ulteriore modifica del tracciato stradale del progetto esecutivo rispetto al progetto definitivo, l’approvazione ai sensi e per gli effetti del IV comma dell’art.1 della legge n.1/1978 era stata già disposta dalla Giunta comunale con la deliberazione n.209/2002 di approvazione, appunto, del progetto definitivo: questa deliberazione è stata, però tardivamente impugnata per i motivi in precedenza indicati dal Collegio, e poiché la precedente approvazione non è stata revocata o annullata, sia pure in parte, la nuova approvazione ai sensi del IV comma dell’art. 1 della legge n.1/1978 anche del progetto esecutivo è, sostanzialmente, solo una mera conferma della precedente.


 Inoltre - a parte l’irrilevanza delle eventuali difformità urbanistiche del progetto preliminare e dei tracciati stradali indicati negli atti antecedenti al progetto esecutivo, essendo, invece, esenziale che questa conformità sussista al momento della sua approvazione - la destinazione di aree del territorio comunale a verde “attrezzato” è istituzionalmente destinata alla realizzazione di servizi pubblici, anche se diverse dalla strade, né è stata fornita prova che questa modifica comporta, eventualmente, una riduzione del relativo standard in misura inferire al minimo consentito.


 Inoltre, le zone di rispetto stradale, nel caso specifico ed ai sensi dell’art. 32 delle N.T.A. del P.R.G. di Macerata, possono essere utilizzate anche per la realizzazione o gli ampliamenti dei tracciati stradali, mentre la subordinata impugnazione di questa norma regolamentare è senz’altro tardiva: anche ammettendo che la ricorrente possa far valere in giudizio un interesse altrui, si tratta, infatti, di disposizione immediatamente lesiva sin dall’approvazione della variante urbanistica disposta dalla Giunta provinciale con la deliberazione n.344/1998, dal momento che la concreta individuazione dei limiti delle aree “vincolate” a rispetto stradale era stata già effettuata nelle planimetrie della variante;


- inammissibile la dedotta carenza istruttoria e documentale del progetto esecutivo in conseguenza della carenza istruttoria o documentale dedotta per il progetto definitivo, perché, si ribadisce, la validità di quest’ultimo progetto deve essere comunque ritenuta a causa della sua tardiva impugnazione.


 Sono, invece, da valutare infondate le censure di violazione della legge n.109/1994 e del relativo regolamento quali illegittimità proprie del progetto esecutivo, perché ciò che è essenziale, ai fini dell’effettiva configurabilità di siffatta progettazione non è la relazione illustrativa, ma l’effettivo livello di specificazione - ai fini della successiva e materiale esecuzione dell’intero progetto dell’opera pubblica - risultante da tutti gli elaborati che lo compongono e, comunque, la rilevata identità tra la relazione generale al progetto definitivo con la relazione generale del progetto esecutivo sussiste unicamente per quelle parti che sono ripetitive di valutazioni e provvedimenti intervenuti nella precedente fase di progettazione, ma non si estende affatto agli aspetti propriamente tecnici della progettazione esecutiva.


 Per inciso, irrilevante si appalesa anche il provvedimento di vincolo emesso il 128.7.2003 dalla Soprintendenza regionale delle Marche sull’edicola e l’area antistante in quanto - a parte che il vincolo non si estende anche all’area della strada vicinale Orti di Trodica, pur sempre indicata come “confinante” - si tratta di un provvedimento intervenuto dopo l’approvazione del progetto esecutivo ed è noto principio di diritto che la legittimità degli atti amministrativi va esaminata in relazione alla situazione di fatto e di diritto esistente al momento della loro emanazione.


 Inoltre, la conformità del progetto esecutivo ai fini della “validazione” prevista dall’art. 47 del d.P.R. n.554/1999 deve essere accertata proprio in relazione al progetto definitivo, come si desume chiaramente dall’art. 35, I comma, del d.P.R.R. 21 dicembre 1999 n.554, mentre la verifica cui si riferisce il successivo il citato art. 47, I comma, riguarda, più correttamente, non il “progetto” preliminare, ma il “documento preliminare alla progettazione”, cioè il documento menzionato nel quarto comma del precedente art. 15.


 L’incarico, infine, conferito al Dirigente del Servizio comunale lavori pubblici di trasmettere la deliberazione di approvazione del progetto esecutivo al Ministero dei lavori pubblici è stata disposta nel punto 5 del dispositivo non ai fini dell’ottenimento della delega alla progettazione, già conferita al Comune con il D.M. 201/1999, ma per la “individuazione delle modalità di affidamento dell’intervento”, cioè dell’appalto dei lavori.


 In definitiva il primo atto con cui sono stati proposti motivi aggiunti al primo ricorso va dichiarato in parte inammissibile ed irricevibile ed in parte va respinto in quanto infondato e tanto ancora a prescindere dall’eccezione di carenza di legittimazione attiva sollevata dalla difesa comunale sul presupposto della incofigurabilità di un concreto pregiudizio all’accesso sulla proprietà della ricorrente.


 IV - Con il secondo ricorso sono state impugnate le deliberazioni n.44/1999 e n.110/2003, la relazione di ricognizione delle strade consortili da acquisire al demanio comunale, la relazione tecnica del 2.12.2002 e la convocazione del 30.4.2003 dell’assemblea del Consorzio Orti di Trodica.


 Gli stessi atti e per gli stessi motivi sono stati impugnati anche con motivi aggiunti al primo ricorso: a parte la loro evidente inammissibilità per il noto principio processuale ne bis in idem, il loro esame può essere senz’altro assorbito, esaminandosi, invece, unicamente il secondo ricorso.


 Tanto premesso, il Collegio considera inammissibili le impugnazioni:


- della deliberazione n.44/1999 del Commissario straordinario, in quanto atto meramente programmatico senza alcun immediato effetto provvedimentale ai fini della contestata acquisizione;


- della nota 30.4.2003 con cui il Presidente del Consorzio Orti di Trodica ha convocato la relativa assemblea ai fini, tra l’altro, dell’esame dell’acquisizione proposta del Comune, in quanto si tratta chiaramente di un atto privo di efficacia provvedimentale;


- della relazione 19.9.2000, di ricognizione e disamina delle strade da acquisire e la relazione tecnica 2.12.2002 perché, anche in questo caso, si tratta di relazioni con finalità istruttorie-propositive, prive di autonoma efficacia provvedimentale.


 Inammissibile è, infine, anche l’impugnazione della deliberazione 16/17.12.2002 n.110.


 A parte l’evidente carenza di interesse al suo annullamento nella parte in cui prevede il trasferimento al demanio comunale delle strade consortili diverse da quella Orti di Trodica, dal suo esame non risulta disposta alcuna acquisizione mediante procedura di esproprio, o comunque “coattiva”, non solo di questa strada, ma anche delle aree private adiacenti eventualmente necessarie ad un allargamento del suo tracciato, tant’è che queste aree dovranno ancora essere concretamente individuate: la deliberazione, più correttamente, si inserisce nell’ambito delle iniziative intraprese dal Comune per un trasferimento “consensuale” delle strade consortili, come dimostra chiaramente:


- la prevista acquisizione a titolo gratuito, implicitamente ma chiaramente giustificata del fatto che, con il trasferimento al demanio comunale, i consorziati non dovranno più sostenere le spese di manutenzione;


- le convocazioni delle assemblee consortili disposte, allo scopo, appunto, di deliberare se aderire o meno alla proposta comunale.


 In definitiva, l’intero secondo ricorso risulta inammissibile per carenza di interesse.


V - Le spese di giudizio seguono la soccombenza e sono liquidate nell’importo in dispositivo indicato.


 


 




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