indennità per l'occupazione, legittima o illegittima, più valore venale del bene o 7 bis al momento dell'ultimazione lavori, più rivalutazione alla data di deposito della sentenza, più interessi legali fino alla data di deposito della sentenza sulle somme progressivamente rivalutate, su tutto interessi legali dal deposito della sentenza al soddisfo 

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TAR CAMPANIA 20/11/2003 - CRITERI DI CALCOLO DEL RISARCIMENTO

indennità per l'occupazione, legittima o illegittima, più valore venale del bene o 7 bis al momento dell'ultimazione lavori, più rivalutazione alla data di deposito della sentenza, più interessi legali fino alla data di deposito della sentenza sulle somme progressivamente rivalutate, su tutto interessi legali dal deposito della sentenza al soddisfo 



 


 


Secondo TAR CAMPANIA 1622/2003 la quantificazione del danno in caso di occupazione appropriativa deve attenersi ai seguenti criteri: 1) la corresponsione di una indennità di occupazione ( occ. legittima se assistita  da decreto di occupazione esistente ed efficace, occ. illegittima  per l’ipotesi di mancanza  dello stesso ovvero per il periodo successivo alla sua scadenza e fino al verificarsi della perdita della proprietà per effetto della irreversibile trasformazione del bene);  2) il risarcimento del danno conseguente alla  occupazione acquisitiva, calcolato, se del caso, con riferimento al comma 65 dell’articolo 3 della legge n. 662/1996. “L’indennità di occupazione, poi, va calcolata  con il criterio degli interessi legali sulla somma che sarebbe spettata a titolo di esproprio per ciascun anno di occupazione e, quindi, con riferimento al risarcimento danni di cui alla legge n. 662/1996 senza la maggiorazione del 10% (cfr. Cass., S.U. n. 109/1999 e n. 10192/1998).(...)  Sulle predette somme, concernenti voci risarcitorie, è dovuta la rivalutazione monetaria, calcolata secondo indici ISTAT,  dalla data di ultimazione dei lavori (20-7-1998) e fino alla data di deposito della presente sentenza; tale ultima data costituisce , invero, il momento in cui, per effetto della liquidazione  giudiziale, il debito di valore si trasforma in debito di valuta. Sulle somme  progressivamente e via via rivalutate sono, altresì dovuti gli interessi legali, dalla data di ultimazione dei lavori  e fino alla data di deposito della presente sentenza; ciò in funzione remunerativa e compensativa della mancata tempestiva disponibilità della somma dovuta a titolo di risarcimento danno. Su tutte le somme dovute, e come in precedenza specificate, decorrono,infine, gli interessi legali dalla data di deposito della presente sentenza fino al concreto soddisfo.


 





 


 


 


TAR Campania Sezione Prima Salerno 20 novembre 2003 n. 1622


(Fedullo pres., Mele est.)


 


FATTO


 


Con ricorso notificato il 4-10-2001 e depositato il 17-10-2001 i signori Ciccariello Donato e Stanziola Antonia, nella qualità di proprietari di un terreno sito nel Comune di Centola alla via Tasso, riportato in catasto al foglio 31, partt. Nn. 262, 263 e 264, proponevano dinanzi a questo Tribunale amministrativo domanda di condanna del Comune di Centola al risarcimento dei danni ( in forma specifica ovvero per equivalente) conseguenti alla occupazione illecita e priva  di pubblica utilità di porzione del suolo di proprietà, interessato  ai lavori di costruzione di un parcheggio che ne avevano determinato l’irreversibile trasformazione.


Lamentavano che alcun atto della procedura ablatoria era stato loro notificato, rilevando in tal modo  la commissione di un illecito permanente da parte dell’amministrazione, che aveva agito in carenza di dichiarazione di pubblica utilità e di validi provvedimenti legittimanti l’ablazione del bene.


In via subordinata e , in ipotesi di esistenza di un provvedimento dichiarativo della pubblica utilità,  ne chiedevano l’annullamento.


Disposta Consulenza Tecnica di Ufficio, all’esito della stessa  i signori Ciccariello e Stanziola, con atto notificato il 14-4-2003, proponevano motivi aggiunti,  con i quali  chiedevano l’annullamento della delibera di G.M. di approvazione del progetto esecutivo dell’opera pubblica e delle successive delibere di approvazione di variante, in epigrafe specificate, contenenti anch’esse la dichiarazione di pubblica utilità, indifferibilità ed urgenza dei lavori.


Instauratosi il contraddittorio, il Comune di Centola si costituiva in giudizio,  rilevando la tardività delle domande di annullamento proposte  ed eccependo la prescrizione del diritto al risarcimento del danno.


La causa veniva discussa e trattenuta per la decisione all’udienza del 5-6-2003. 


 


DIRITTO


 


Deve preliminarmente essere esaminata, risultando indispensabile anche ai fini della definizione della domanda risarcitoria proposta, la richiesta di annullamento degli atti dichiarativi della pubblica utilità dell’opera pubblica realizzata dal Comune di Centola.


Va al riguardo premesso che l’ente pubblico ha in proposito emanato dapprima la delibera di G.M. n. 64 del 25 novembre 1992, di approvazione del progetto esecutivo  dei “lavori di realizzazione opere stradali e parcheggi in Centola Capoluogo” e successivamente la delibera di G.M. n. 34 del 6-6-1996, ad oggetto “lavori di completamento parcheggio Centola capoluogo- perizia di variante e suppletiva”.


Come  evidenziato dalla disposta consulenza tecnica, il  piano particellare allegato al  progetto di cui alla citata delibera n. 64/1992 disponeva, quanto alla proprietà dei ricorrenti, l’ablazione della particella 264 del foglio 31 limitatamente ad are 1,50; la deliberazione n. 34/96, sostanzialmente confermativa della delibera di G.M. n. 602/1995, ampliava la superfice da acquisire, estendendola anche alle particelle n. 263 per are 0,16 e n. 262 per are 1,16, così in totale prevedendo una superfice da espropriare di are 1,94.


Il presente ricorso giurisdizionale risulta proposto solo in data 3 ottobre 2001, a distanza  di molti anni  dall’adozione dei suddetti provvedimenti; parte ricorrente, peraltro, assume la tempestività del gravame, rilevando che gli stessi non gli erano mai stati personalmente notificati, come era obbligo del Comune,  trattandosi di soggetto proprietario e, pertanto, “direttamente contemplato”  nell’atto.


L’ente pubblico, dal canto suo, deduce l’intempestività del ricorso , sulla base della considerazione che ai proprietari era stato notificato atto di offerta di indennità di esproprio e che  per la vicenda oggetto di causa si era svolto anche un giudizio possessorio dinanzi al giudice ordinario, con la conseguenza che  gli stessi non potevano non avere conoscenza degli atti  della procedura ablatoria in questa sede impugnata.


Ritiene al riguardo il tribunale di dover accogliere l’eccezione di irricevibilità per tardività  avanzata dal comune di Centola.


E’ vero, infatti,  che il soggetto proprietario del suolo oggetto di ablazione  è soggetto direttamente contemplato dal provvedimento amministrativo, con la conseguenza che  in generale il termine per l’impugnativa decorre  dal giorno in cui  lo stesso sia stato notificato al privato.


Deve, peraltro, rilevarsi che ai suddetti fini  costituisce vicenda equipollente alla notifica o comunicazione la situazione di “piena conoscenza” del provvedimento medesimo, la quale può, secondo il costante orientamento giurisprudenziale, ritenersi avvenuta  anche in presenza di indizi gravi , precisi e concordanti  da cui la stessa può essere desunta.


Il suddetto quadro va completato, a parere del Collegio, dall’operatività nel caso in esame del principio di leale collaborazione tra le parti,  che conduce alla equiparazione alla suddetta situazione di  “piena conoscenza”  della fattispecie  della  “piena conoscibilità” dell’atto,  ravvisabile tutte le volte in cui  si siano comunque verificate vicende, sia fattuali che provvedimentali,  le quali  lasciano supporre l’esercizio di determinate potestà da parte della pubblica amministrazione (presuntivamente svolgentesi secondo gli ordinari canoni della  vicenda procedimentale ex lege prevista) ed impongono al privato l’attivazione di un obbligo di diligenza, teso alla verifica, ai fini della  tutela dei propri diritti,  degli atti e degli adempimenti in concreto posti in essere dalla P.A..


Orbene, nel caso oggetto del presente giudizio risultano le seguenti circostanze:


si è verificata l’occupazione del fondo,


in data 25-8-1995 il sig. Ciccariello  sottoscriveva un atto in cui dichiarava la disponibilità  a cedere il terreno di proprietà occorrente ai fini della realizzazione del parcheggio; in tale  dichiarazione  è contenuto espresso riferimento sia al progetto di variante, che si assume  “visto”, sia alle specifiche particelle oggetto di ablazione ed alla relativa superficie;


in data 18-2-1998 veniva notificato al Ciccariello il decreto sindacale n. 95/97, contenente l’offerta della indennità provvisoria di esproprio nonché riferimento  agli … atti espropriativi comprendenti: piano particellare, elenco proprietari; tutti relativi ai beni da espropriare per il completamento dell’opera sopraindicata”;


negli anni 1996/1997 si svolse dinanzi alla Pretura ed al Tribunale di Vallo della Lucania  un giudizio possessorio avente ad oggetto il terreno per cui è causa e l’azione occupativa del Comune di Centola; nel ricorso introduttivo e  nei verbali di causa è fatto espresso riferimento  agli atti deliberativi adottati dall’ente pubblico.


Ritiene il Tribunale che i suddetti elementi, complessivamente considerati,  depongono univocamente per  la conoscenza, in capo alla parte ricorrente, degli atti adottati dal comune di Centola  in questa sede impugnati e, comunque, evidenziano una situazione tale da  imporre alla parte ricorrente, secondo l’ordinaria diligenza, un obbligo di attivarsi presso l’ente al fine di verificare la effettiva situazione procedimentale e provvedimentale dell’azione amministrativa svolta, finalizzata all’ablazione dell’immobile di proprietà.


Al contrario,  il privato  ha proposto ricorso solo dopo molti anni  dalla  conoscenza  (o dalla acquisita piena conoscibilità) dei provvedimenti dichiarativi della pubblica utilità, lesivi della propria sfera giuridica.


Ne consegue, risultando decorso il termine decadenziale di sessanta giorni  previsto per la proposizione del ricorso giurisdizionale, che l’azione impugnatoria proposta ( sia con il ricorso principale  che con i motivi aggiunti)  va dichiarata irricevibile per tardività.


La ritenuta irricevibilità  della domanda di annullamento lascia in vita  gli atti dichiarativi della pubblica utilità, in uno alla loro efficacia ed esecutorietà,  qualificando  necessariamente la vicenda ablatoria  per cui è causa in termini di  “occupazione appropriativa”.


Invero,  come emerge dalla documentazione acquisita  al fascicolo di causa,  si  è in presenza di una occupazione del suolo assistita da dichiarazione di pubblica utilità valida ed efficace, non seguita però dalla tempestiva adozione del decreto di espropriazione.


I termini ex art. 13 della legge n. 2359/1865 risultano, infatti, fissati, ai fini dell’inizio e del completamento della procedura espropriativa, in  mesi 12  ed anni cinque dall’approvazione della delibera di G.M. n. 64/1992.


Di poi, l’irreversibile trasformazione del fondo, secondo quanto acclarato dalla disposta consulenza tecnica,  si è verificata  in data 5-8-1996, epoca di consegna parziale dell’opera al Comune, con conseguente collocazione temporale della stessa  nell’ambito di operatività ed efficacia della citata dichiarazione di pubblica utilità (sia la delibera  n. 64/1992 che la delibera n. 334/1996 erano state approvate in epoca precedente).


Sulla base della evidenziata qualificazione della vicenda appropriativa  verificatasi e  della relativa connotazione temporale, può, pertanto, procedersi all’esame della domanda  risarcitoria proposta.      


Al riguardo va preliminarmente  vagliata l’eccezione di prescrizione del diritto al risarcimento del danno sollevata dal comune di Centola, il quale evidenzia l’avvenuto decorso del termine di cinque anni  dalla data di irreversibile trasformazione dell’area ai fini dell’opera pubblica ( giugno/luglio 1996)  a quella di proposizione del ricorso giurisdizionale (notificato il  3-10-2001), evidenziando la conseguente estinzione del diritto al risarcimento.


L’eccezione è, peraltro,  infondata, evidenziandosi nella vicenda oggetto di causa un atto interruttivo della prescrizione, costituito dall’offerta dell’indennità di espropriazione, fatta dal Comune di Centola  con atto del 22-9-1997, notificato il successivo 18-2-1998.


Orbene, componendo il contrasto giurisprudenziale  verificatosi in seno alle sezioni della Corte di Cassazione,  le Sezioni Unite,  con sentenza  n. 485 del 21 luglio 1999, hanno definitivamente chiarito che il suddetto atto, costituendo in ogni caso il riconoscimento del diritto dell’ex proprietario ad un ristoro patrimoniale, configura atto interruttivo della prescrizione del diritto al risarcimento dei danni derivanti dalla perdita della proprietà.


Ciò premesso,  va verificato se sussistano gli elementi costitutivi della responsabilità aquiliana in capo alla pubblica amministrazione: danno ingiusto, comportamento colposo o doloso del soggetto pubblico e nesso di causalità tra la condotta e l’evento ( cfr. Cons.stato, VI, 3-4-2003, n. 1716).


Tali elementi possono dirsi certamente nel caso in esame sussistenti.


Invero, il danno ingiusto consiste nella privazione del bene di proprietà in difetto dei procedimenti ablatori tipici a ciò preordinati dal legislatore. L’avvenuta apprensione del bene sine titulo, in difetto di decreto di occupazione di urgenza e successivamente di provvedimento espropriativo  evidenzia, poi, lo svolgimento di un’azione amministrativa connotata da rilevanti margini di negligenza, rinvenibili nella assoluta obliterazione dello strumento provvedimentale ( e non nella mera adozione di atti illegittimi di occupazione e di espropriazione).


Evidente è, infine, il nesso eziologico tra l’azione appropriativa posta in essere dal Comune di Centola e il danno patito dal privato per effetto della sottrazione del bene.


Può  a questo punto passarsi all’analisi dell’istituto dell’acquisizione appropriativa e delle sue conseguenze  sul piano della ristorabilità della posizione giuridico-soggettiva del privato oggetto di lesione e delle relative modalità.


Tale istituto opera nell’ipotesi in cui, pur in presenza di una dichiarazione di pubblica utilità valida ed efficace, il decreto di esproprio non venga  affatto adottato ovvero non sia emanato nel termine  fissato per il completamento della procedura.


In tal caso l’occupazione diviene automaticamente illecita alla scadenza del periodo di legittima occupazione temporanea, ovvero alla data  ( se precedente) di irreversibile trasformazione del fondo, che segna il momento in cui il diritto di proprietà del privato deve considerarsi estinto e, dunque, il momento perfezionativo della  cd. “occupazione acquisitiva”.


In presenza di  una occupazione ormai sine titulo della p.a.,  l’avvenuta trasformazione del fondo diviene anche limite alle possibilità di tutela giurisdizionale  praticabili dal privato.


Se non vi è stata  “irreversibile trasformazione”, infatti, questi può scegliere tra  la restituzione del bene ed il risarcimento del danno per equivalente; ove, invece, il fondo sia stato trasformato e definitivamente destinato all’opera pubblica, l’avvenuta estinzione del diritto dominicale lascia sussistere la tutela nella esclusiva forma del ristoro patrimoniale, sub specie di risarcimento del danno per equivalente.


Quest’ultima è  la sola forma di tutela accordabile nella fattispecie in esame ai ricorrenti, considerato che l’opera pubblica risulta essere stata in concreto realizzata, avendo il CTU individuato il momento di irreversibile trasformazione  del fondo  al  5-8-1996 e  la data di ultimazione dei lavori al 20-7-1998.


La tecnica risarcitoria individuata dalla giurisprudenza per il caso di “occupazione appropriativa” prevede: 1) la corresponsione di una indennità di occupazione ( occ. legittima se assistita  da decreto di occupazione esistente ed efficace, occ. illegittima  per l’ipotesi di mancanza  dello stesso ovvero per il periodo successivo alla sua scadenza e fino al verificarsi della perdita della proprietà per effetto della irreversibile trasformazione del bene);  2) il risarcimento del danno conseguente alla  “occupazione acquisitiva”, calcolato con riferimento al comma 65 dell’articolo 3 della legge n. 662/1996  e, pertanto, pari alla media aritmetica tra il valore venale dell’area ed il coacervo del reddito dominicale rivalutato, il tutto maggiorato del 10%.


L’indennità di occupazione, poi, va calcolata  con il criterio degli interessi legali sulla somma che sarebbe spettata a titolo di esproprio per ciascun anno di occupazione e, quindi, con riferimento al risarcimento danni di cui alla legge n. 662/1996 senza la maggiorazione del 10% (cfr. Cass., S.U. n. 109/1999 e n. 10192/1998).


Ciò posto, per  la determinazione concreta delle somme spettanti alla parte ricorrente  il Tribunale può fare riferimento alle esaustive risultanze della disposta Consulenza Tecnica, che, per la completezza delle analisi svolte, la correttezza dei criteri seguiti e l’esauriente iter argomentativo  adoperato,  risulta pienamente condivisibile.


Il tecnico incaricato ha, in primo luogo, individuato l’estensione delle aree di proprietà dei ricorrenti oggetto di effettiva occupazione ed apprensione da parte dell’ente pubblico  (foglio 31, part. 264 per are o,19; foglio 31, part. 262 per are 0,72; in totale are 0,91).


La determinazione dei prezzi unitari di riferimento, poi, è stata eseguita  con il criterio della valutazione del valore venale in comparazione con suoli aventi caratteristiche omologhe e di cui sono noti i prezzi di vendita (cfr., ex multis, Cass. 12-10-1989, n. 4080). Al riguardo  il CTU ha correttamente evidenziato la collocazione in centro cittadino e le caratteristiche di pertinenzialità a fabbricato delle aree in questione, elementi che hanno costituito la base  della valutazione; in tal modo, pur nelle differenti caratteristiche delle particelle 262 e 264 (orto-giardino ed area esterna attrezzata),  si è potuto tenere conto anche dell’ulteriore profilo di danno consistente nel deprezzamento conseguente alla occupazione parziale del fondo attoreo.  Il terreno della particella n. 264 è stato valutato in L. 466.000/mq  alla data del 20/7/1998 (25% del valore  venale unitario di mercato di cui risultava pertinenza), mentre quello della particella 262   in L. 93000/mq, pari al 5% del valore unitario di mercato del fabbricato medesimo.


Applicando  i criteri di cui al citato art. 65, comma 3 della legge n. 662/1996  per l’area edificabile di diritto o di fatto ( media aritmetica tra valore venale dell’area e coacervo decennale del reddito dominicale rivalutato più il 10%, all’epoca di ultimazione dei lavori) si ottiene  il seguente importo  dovuto a titolo di risarcimento danni: 15.550.000 (valore venale totale al 20-7-1998)  + 7920 / 2  +10% =  7.780.960 + 776.896 = 8.556.856 lire ( pari ad euro 4419,24) al 20-7-1998 (data di ultimazione dei lavori).


L’indennità di occupazione dovuta, invece, per il periodo che va dal 19-6-1995 ( data di  effettivo inizio dei lavori, in mancanza di decreto di occupazione e di verbale di immissione in possesso) al 20-7-1998 (data di ultimazione dei lavori), calcolata con riferimento al risarcimento danni senza la maggiorazione del 10% (lire 7.778.960)  risulta essere pari a lire 1.793.050 (euro 926,03)  ( 7.778.960  x 1,53 x 10% ,per il periodo in cui il tasso legale degli interessi è stato del 10%, fino al 31-12-1996,  + 7.778.960 x 1,55  x 5%  per il periodo successivo, con tasso di interesse legale al 5%).


Sulla base di tutti gli elementi sopra esposti, pertanto, il Comune di Centola deve essere condannato al pagamento, in favore dei ricorrenti, delle seguenti somme:


 euro 4419,24  a titolo di  risarcimento danni per la perdita del suolo di proprietà;


euro  926,03  a titolo di indennità di occupazione.


Sulle predette somme, concernenti voci risarcitorie, è dovuta la rivalutazione monetaria, calcolata secondo indici ISTAT,  dalla data di ultimazione dei lavori (20-7-1998) e fino alla data di deposito della presente sentenza; tale ultima data costituisce , invero, il momento in cui, per effetto della liquidazione  giudiziale , il debito di valore si trasforma in debito di valuta.


Sulle somme  progressivamente e via via rivalutate sono, altresì dovuti gli interessi legali, dalla data di ultimazione dei lavori  e fino alla data di deposito della presente sentenza; ciò in funzione remunerativa e compensativa della mancata tempestiva disponibilità della somma dovuta a titolo di risarcimento danno.


Su tutte le somme dovute, e come in precedenza specificate, decorrono,infine, gli interessi legali dalla data di deposito della presente sentenza fino al concreto soddisfo.




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