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TAR CALABRIA 24/11/2003 – ACCESSIONE INVERTITA E RISARCIMENTO DEL DANNO

L’accessione invertita si verifica quando, pur in presenza di una valida dichiarazione di p.u., decade il termine di occupazione legittima e il bene sia stato irreversibilmente trasformato senza che sia intervenuto il decreto di esproprio.



 


 


 


L’accessione invertita si verifica quando, pur in presenza di una valida dichiarazione di p.u., decade il termine di occupazione legittima e il bene sia stato irreversibilmente trasformato senza che sia intervenuto il decreto di esproprio. Il risarcimento del danno è dato da: indennità di occupazione legittima per il periodo in cui vi è stata, valore venale del bene al momento del verificarsi dell’accessione invertita, rivalutato fino alla data della decisione, interessi compensativi calcolati anno per anno, sul valore della somma via via rivalutata - sulla base degli indici annuali medi di svalutazione - nell'arco di tempo compreso tra l'evento dannoso e la liquidazione.


  


 


 


 






 


 


TAR CALABRIA, n. 3349 del 24/11/2003


(Mezzacapo pres. est.)


 


 


FATTO e DIRITTO


 


Espongono gli odierni ricorrenti di essere comproprietari del terreno denominato “Marcello” sito in agro del Comune di Filadelfia, dell’estensione complessiva di mq. 2.430, distinto in catasto al foglio di mappa n. 34, partita n. 1648, particella n. 2. Con decreto del Sindaco del Comune di Filadelfia n. 1/89 dell’11 luglio 1989 è stata autorizzata l’occupazione d’urgenza, tra gli altri, anche del terreno sopra richiamato per i lavori di costruzione di opere stradali ed impianto di depurazione. Le operazioni di immissione in possesso si sono dunque svolte in data 28 luglio 1989, per come comunicato al proprietario catastale dante causa degli odierni ricorrenti. In data 28 febbraio 1992 i lavori sono stati ultimati, per come risulta da certificato di ultimazione dei lavori, in atti del presente giudizio. Rappresentano dunque i ricorrenti che a seguito della detta occupazione, nonostante l’avvenuta realizzazione dell’opera, non è stata perfezionata la procedura ablativa e non è stato adottato il relativo decreto di esproprio. L’occupazione è dunque divenuta illegittima essendo scaduto il termine di durata fissato senza l’emissione del decreto di esproprio. Non essendo possibile la restituzione del bene, in ragione della intervenuta realizzazione dell’opera pubblica, i ricorrenti chiedono all’adito Tribunale di voler accertare il loro diritto al risarcimento del danno conseguente alla irreversibile trasformazione dell’area di proprietà a seguito di realizzazione di opera pubblica, al pagamento dell’indennità per il periodo di occupazione legittima, al pagamento dell’indennità per il periodo di occupazione illegittima nonché al risarcimento del danno relativo alla diminuzione di valore del residuo appezzamento di terreno, per complessive lire 150.000.000, oltre interessi legali e rivalutazione monetaria.


Si è costituito in giudizio il Comune di Filadelfia preliminarmente eccependo l’intervenuta prescrizione dell’invocato diritto al risarcimento del danno e comunque affermando la infondatezza del proposto ricorso.


Alla pubblica udienza del 21 novembre 2003 il ricorso viene ritenuto per la decisione.


Il ricorso è fondato nel sensi di seguito meglio precisati.


Occorre, innanzitutto, valutare l’eccezione sollevata dalla resistente Amministrazione comunale e concernente l’intervenuta prescrizione del diritto al risarcimento del danno invocato dai ricorrenti. L’eccezione si fonda sulla circostanza per cui i lavori, per come sopra ricordato, risultano ultimati in data 28 febbraio 1992. Ed è questo il momento, quello in cui la realizzazione dell’opera segna la irreversibile destinazione del fondo al servizio della prima, che secondo la tesi dell’Amministrazione resistente segna il dies a quo per il calcolo del termine di prescrizione quinquennale del diritto al risarcimento del danno da accessione invertita. Essendo stato il ricorso notificato solo il 3 ottobre 2001, la pretesa al risarcimento del danno sarebbe dunque oramai prescritta.


Ad avviso del Collegio l’eccezione non è fondata.


Ben conosce il Collegio l’orientamento secondo cui la prescrizione quinquennale per il risarcimento del danno derivante dall'irreversibile trasformazione di bene occupato abusivamente decorre dalla modifica dello stato anteriore del bene, perché è in quel momento che si verifica la fattispecie della cosiddetta accessione invertita o occupazione acquisitiva, con l'acquisto della proprietà a titolo originario a favore della Pubblica amministrazione e la corrispondente estinzione del diritto del proprietario, con la conseguenza che è da quel momento che quest'ultimo può esercitare la pretesa di riparazione del danno subito per essere stato privato del suo diritto (Cfr. Cass. Civ. I Sezione, 30 gennaio 2002 n. 1232 e T.A.R. Lazio,  III Sezione, 17 dicembre 2002 n. 12488). Ritiene tuttavia aderire al diverso avviso giurisprudenziale il quale afferma che il termine (quinquennale) di prescrizione del diritto al risarcimento dei danni conseguenti all'occupazione di terreni, in mancanza della tempestiva emanazione del decreto di esproprio, inizia a decorrere dalla data di scadenza del periodo di occupazione legittima, e non dalla data di ultimazione dell' opera. In particolare, la realizzazione dell'opera pubblica anteriormente allo scadere del termine dell'occupazione legittima non perfeziona la c.d. occupazione acquisitiva, cioè l'acquisto a titolo originario del bene del privato, realizzandosi tale effetto solo con lo scadere del detto termine e senza che sia nel frattempo intervenuto il decreto di espropriazione del bene stesso (cfr. Cass. Civ. I Sezione, 21 aprile 2000 n. 5250; T.S.A.P., 15 febbraio 2001 n. 17 nonché Tar Lecce, 27 agosto 2001 n. 4680). A ben considerare, la mancata emissione del decreto di esproprio entro il periodo di occupazione autorizzata, nel quale la Pubblica amministrazione può procedere a tutte le operazioni dirette alla realizzazione dell' opera pubblica, rende illegittima l' impossibilità di restituzione del fondo alla scadenza, da cui logicamente consegue la perdita, della proprietà del privato e l' acquisto a titolo originario a favore dell' Ente pubblico: ne consegue che è dalla scadenza dell'occupazione autorizzata, che decorre il termine di prescrizione del diritto al risarcimento del danno (cfr. Cass. Civ., I Sezione, 21 dicembre 1999, n. 14357).


Ciò posto, ad avviso del Collegio la pretesa dei ricorrenti al risarcimento del danno non si è prescritta. Se è vero, infatti, che l’occupazione legittima perdura non oltre cinque anni dalla data di immissione in possesso, l’occupazione autorizzata è scaduta, nel caso di specie, il 27 luglio 1994, essendo l’immissione in possesso avvenuta il 28 luglio 1989 in forza del decreto di occupazione di urgenza dell’11 luglio 1989. Orbene, in data 26 gennaio 1999, per come risulta da atti del presente giudizio, è stata inoltrata al Sindaco del Comune di Filadelfia specifica richiesta di risarcimento del danno in ordine alla vicenda di cui è questione nel presente ricorso.


Il diritto al risarcimento del danno non si è dunque prescritto, avuto poi riguardo alla data di instaurazione del presente giudizio.


La resistente Amministrazione comunale eccepisce poi, invero senza argomentare a differenza di quanto rilevato con riguardo alla prima eccezione, la mancanza di un idoneo titolo di proprietà in capo ai ricorrenti.


L’eccezione appare infondata in fatto. I ricorrenti allegano elementi documentali che dimostrano la legittimazione attiva e, del resto, non risulta che l’Amministrazione abbia corrisposto ad altri soggetti l’indennità di esproprio per la procedura di cui è questione.


Fermo quanto sopra considerato, non vi è contestazione in fatto sulla originaria proprietà dell’area interessata dalla realizzazione dell’opera pubblica di cui è questione in capo agli odierni ricorrenti né sull’irreversibile trasformazione dell’area medesima in ragione della presenza sul territorio delle opere progettate, e dunque eseguite pur in difetto del perfezionamento della procedura ablatoria. Ciò posto, ribadita preliminarmente la propria giurisdizione in ordine alla presente controversia, in linea con la più recente e oramai costante giurisprudenza amministrativa, salvo quanto concerne la pretesa dei ricorrenti in ordine all’indennità per il periodo di occupazione legittima, la cui cognizione era e resta riservata al’Autorità giudiziaria ordinaria, ritiene il Collegio che ricorrono, nella specie, le tre condizioni (esistenza originaria della dichiarazione di p.u.; irreversibile trasformazione del bene occupato; scadenza del termine di occupazione legittima senza la pronuncia dell'espropriazione) cui la giurisprudenza della Corte di cassazione (I Sez., 21 marzo 2000 n. 3298) riconnette - anche indipendentemente dall'ordine in cui le ultime due condizioni (trasformazione e scadenza del termine) sopravvengono - l'inverarsi della c.d. accessione invertita (od occupazione acquisitiva). La conseguenza è l'avvenuto trasferimento della proprietà del suolo. Nel caso dell'occupazione appropriativa, la giurisprudenza della Corte di Cassazione è dell'avviso che la mancata emissione, nei termini, del decreto di esproprio non comporti l'illegittimità ab origine dell'occupazione (cosicché tutto quanto si produce nel periodo di occupazione autorizzata ha, per definizione, carattere di legittimità ed è improduttivo di danni ai sensi dell'art. 2043 Cod. civ.); mentre, soltanto dal momento in cui cessa l'occupazione legittima, può concettualmente realizzarsi l'illecito aquiliano (Cass. Civ., I Sez., 19 maggio 1998 n. 4985; 12 giugno 1998 n. 5879; 28 maggio 1997 n. 4723).  Ne deriva, coerentemente, un duplice diritto del privato: - sia ad una indennità per il periodo di occupazione legittima (invero, come si è già detto, non richiedibile a questo giudice); - sia ad una somma commisurata al valore del bene, quale corrispettivo della sua perdita (che è il petitum principale del presente ricorso). In tal senso, si è, infatti, espressa da tempo la giurisprudenza del giudice ordinario (Tribunale Reggio Calabria, 22 marzo 1991 e 23 dicembre 1991; Tribunale Latina, 7 marzo 1991); ed anche la Corte di cassazione (Cass. Civ., II Sezione, 3 dicembre 1999 n. 13512) riconosce che, in caso di accessione invertita, oltre al risarcimento del danno, è dovuta la suddetta indennità. Per quanto concerne, in particolare, la somma dovuta a titolo di risarcimento del danno derivante dalla perdita della titolarità del bene, la giurisprudenza della stessa I Sez. della Corte di cassazione è nel senso che vale la regola secondo la quale la liquidazione del danno deve essere commisurata al valore sul mercato del terreno stesso al momento della scadenza dell'occupazione legittima, e cioè nel caso di specie alla data del 27 luglio 1994.  Si pone, poi, il problema della incidenza del decorso del tempo sulle somme come sopra determinate. Ora, è pacifico (cfr. Cass. I Sez., 3 gennaio 1998 n. 13) che il fenomeno dell'occupazione acquisitiva integri un illecito extracontrattuale, per cui sulla somma liquidata a titolo di risarcimento per la perdita di un suolo, a seguito di trasformazione irreversibile, concorrono sia gli interessi legali, che hanno natura compensativa del mancato godimento della somma liquidata; sia la rivalutazione monetaria, che tende alla reintegrazione del danneggiato nella situazione patrimoniale antecedente il fatto illecito.


In particolare, la somma liquidata deve essere aggiornata, al fine della necessaria attualizzazione dell'espressione monetaria del debito, sulla base dell'inflazione sopravvenuta fino alla data della decisione (Cass., I Sez., 11 agosto 2000 n. 10696); mentre gli interessi legali devono essere calcolati (cfr. sentenza n. 13 del 1998, citata) non sul suddetto importo rivalutato, ma, anno per anno, sul valore della somma via via rivalutata - sulla base degli indici annuali medi di svalutazione (Cass., I Sez., 5 agosto 1997 n. 7192) - nell'arco di tempo compreso tra l'evento dannoso e la liquidazione.


L'an del danno risulta, di conseguenza, adeguatamente circoscritto; quanto al quomodo per la sua determinazione, il Collegio ritiene che  ricorrano, nella specie, i presupposti per farsi applicazione del particolare meccanismo previsto dall'art. 35 comma 2 D.L. vo n. 80 del 1998. La norma citata dispone che per le controversie che rientrano nella sua giurisdizione esclusiva il giudice amministrativo può stabilire i criteri in base ai quali l'amministrazione pubblica o il gestore del pubblico servizio devono proporre a favore dell'avente titolo il pagamento di una somma entro un congruo termine. Se le parti non giungono ad un accordo, con il ricorso previsto dall'articolo 27, primo comma, numero 4), del testo unico approvato con regio decreto 26 giugno 1924, n. 1054, può essere chiesta la determinazione della somma dovuta. In sostanza, i criteri di liquidazione sono stati già enunciati, essi essendo il valore venale delle aree (a destinazione agricola) alla data del 27 luglio 1994 ed interessi e rivalutazione calcolati per come sopra ricordato. E ciò con riferimento all’area già di proprietà dei ricorrenti oggetto del segnalato meccanismo dell’accessione invertita. Non può essere accolta, infatti, poiché estremamente generica e priva del benché minimo principio di prova la richiesta di accertamento del diritto al risarcimento del danno derivante dalla perdita di valore di altre aree di proprietà dei ricorrenti evidentemente non interessate in via diretta dall’accessione invertita. Invero, nulla è detto sulla loro estensione sul come e perché la realizzazione dell’opera pubblica ha comportato una diminuzione del loro valore.


Rimane, infine, da definire la tempistica per il risarcimento dovuto nei limiti sopra indicati, al riguardo disponendo il Collegio che il responsabile dell’Ufficio espropri ovvero della struttura ratione materiae competente del Comune di Filadelfia provveda, nel termine di sessanta giorni dalla notificazione ovvero dalla comunicazione della presente decisione, a presentare ai ricorrenti una proposta complessiva di risarcimento, conseguente ai criteri enunciati nella presente sentenza.




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D.P.R. 327/2001
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