Occorre una motivazione puntuale e specifica per ciascuna proprietà interessata in caso di reiterazione del vincolo con variante speciale, ovvero una motivazione riferita alla stessa scelta urbanistica in caso di reiterazione con variante generale." />
TERRITORIO - il network sulla gestione del territorio
DEMANIO MARITTIMO - La rivista del demanio e patrimonio
URBIM - edilizia e urbanistica
TERRITORIO - il network sulla gestione del territorio
URBIM - edilizia e urbanistica
La rivista del demanio e patrimonio pubblico
CatastOnline - Aggiornamento e informazione tecnica in materia di catasto
Exeo Edizioni Digitali Professionali: ebook e riviste web per professionisti
ANNO XVI
ISSN 1971-9817
   
AVVERTENZE REGISTRAZIONE ABBONAMENTI CONTATTI  
Ricerca
Print Page
  • HOME
  • Notizie
  • TAR TOSCANA 24/11/2003 - TAR EMILIA 25/11/2003 – LA MOTIVAZIONE PER LA RIAPPOSIZIONE DEL VINCOLO ESPROPRIATIVO
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
divisione





















     

TAR TOSCANA 24/11/2003 - TAR EMILIA 25/11/2003 – LA MOTIVAZIONE PER LA RIAPPOSIZIONE DEL VINCOLO ESPROPRIATIVO

Occorre una motivazione puntuale e specifica per ciascuna proprietà interessata in caso di reiterazione del vincolo con variante speciale, ovvero una motivazione riferita alla stessa scelta urbanistica in caso di reiterazione con variante generale.



 


 


Occorre una motivazione puntuale e specifica per ciascuna proprietà interessata in caso di reiterazione del vincolo con variante speciale, ovvero una motivazione riferita alla stessa scelta urbanistica in caso di reiterazione con variante generale.


MOTIVAZIONE DELLE SCELTE PIANIFICATORIE IN GENERALE. Nella decisione del TAR di Bologna n. 2515 del 25 novembre 2003 (conforme la n. 2514), avente ad oggetto il tormentato PRG di Rimini, il proprietario del bene vincolato a strada contesta la ragionevolezza della scelta pianificatoria, che comporta l’ennesima reiterazione del vincolo, senza particolare motivazione. Il TAR ricorda che le scelte pianificatorie discendenti dall’approvazione o da una variante generale al PRG non necessitano normalmente di una motivazione specifica poiché il comma 2 dell’art. 3 della legge 7 agosto 1990 n. 241 esclude dall'obbligo di motivazione gli atti a contenuto generale. In particolare, precisa il TAR, “le scelte urbanistiche costituiscono apprezzamenti di merito sottratte al sindacato di legittimità salvo che non siano inficiate da errori di fatto o da abnormi illogicità” e dunque “le scelte discrezionali relative alla destinazione di singole aree non necessitano di apposita motivazione oltre a quella che si può evincere dai criteri generali seguiti nell'impostazione del PRG, risultanti dalla relazione illustrativa del piano”. Un obbligo di puntuale motivazione, secondo il TAR, sussiste tuttavia laddove “sussistano particolari situazioni che abbiano creato aspettative o affidamenti in favore di soggetti le cui posizioni appaiano meritevoli di specifica considerazione; tali situazioni si concretano nel superamento degli standards minimi di cui al d.m. 2 aprile 1968 (con l'avvertenza che la motivazione ulteriore va riferita esclusivamente alle previsioni urbanistiche complessive di sovradimensionamento, indipendentemente dal riferimento alla destinazione di zona di determinate aree); nella lesione dell'affidamento qualificato del privato in rapporto a precedenti convenzioni di lottizzazione, ad accordi di diritto privato intercorsi tra il Comune e i proprietari delle aree, ovvero ad aspettative nascenti da giudicati di annullamento di dinieghi di concessione edilizia o di silenzio rifiuto su una domanda di concessione; nella modificazione in zona agricola della destinazione di un'area limitata, interclusa da fondi edificati in modo non abusivo.” Al di fuori di tali evenienze in capo al proprietario è semplicemente ravvisabile una generica aspettativa ad una reformatio in melius, non meritevole di particolare tutela.


 


MOTIVAZIONE DELLA REITERAZIONE DEL VINCOLO ESPROPRIATIVO IN SEDE DI VARIANTE GENERALE. A proposito dell’apposizione del vincolo in sede di variante generale al PRG, il TAR in commento richiama la sentenza del Consiglio di Stato in Adunanza Plenaria  22 dicembre 1999 n. 24 in cui si afferma che “la reiterazione dei vincoli urbanistici preordinati all'espropriazione o che comportino l'inedificabilità non richiede una motivazione specifica circa la destinazione di zona delle singole aree, ma soltanto una motivazione circa le esigenze urbanistiche che sono a fondamento della variante medesima” . Viene ricordato in particolare come secondo l’Adunanza Plenaria in caso di reiterazione di vincoli urbanistici a contenuto espropriativo, in capo al proprietario inciso non è ravvisabile  altro che l'aspettativa generica ad una reformatio in melius, analoga a quella di tutti gli altri proprietari,  che dunque non sussiste la necessità di una motivazione "polverizzata", cioè riguardante la destinazione di ogni singola area interessata dal vincolo; fermo restando il fatto che la reiterazione dei vincoli deve essere "adeguatamente motivata in relazione alle effettive esigenze urbanistiche". A quest’ultimo proposito viene citata la sentenza della Corte Costituzionale 179/1999 la quale a sua volta rimanda al diritto vivente "secondo cui la reiterazione dei vincoli urbanistici decaduti per effetto del decorso del termine può ritenersi legittima sul piano amministrativo se è corredata da una congrua e specifica motivazione sull'attualità della previsione, con una nuova ed adeguata comparazione degli interessi pubblici e privati coinvolti, e con giustificazione delle scelte urbanistiche di piano, tanto più dettagliata e concreta quante più volte viene ripetuta la reiterazione del vincolo"; concludendo nel senso che "la reiterazione può essere ritenuta giustificata dalle esigenze appositamente valutate e motivate come attuali e persistenti". Ma, insomma, ci vuole o no una motivazione puntuale ? Secondo il TAR di Bologna, pur non dovendosi dare una motivazione polverizzata proprietario per proprietario, l’amministrazione avrebbe comunque dovuto dimostrare di aver adeguatamente valutato l’opportunità di mantenere la previsione di quell’opera, soprattutto in relazione al fatto che essa era stata inutilmente prevista nel PRG da quasi quarant’anni. In particolare “l'obbligo di motivazione sussiste non con riguardo alla posizione singolare di ogni proprietà e di ogni area interessate dalla reiterata previsione vincolistica, bensì, più in generale, in rapporto all'effettiva sussistenza di attuali esigenze idonee a giustificare la reiterazione del vincolo. Nel caso di specie non è dato ravvisare, negli atti impugnati, alcuno specifico riferimento alla scelta viabilistica contestata, che valga a motivare la rinnovata imposizione di un vincolo preordinato all'espropriazione, finalizzato alla realizzazione di una strada già prevista in passato (almeno per parte del suo tracciato) e mai realizzata nonostante il lungo periodo di tempo trascorso.


 


MOTIVAZIONE DELLA REITERAZIONE DEL VINCOLO ESPROPRIATIVO IN SEDE DI VARIANTE SPECIALE. Nella decisione del TAR di Firenze n. 5887 del 24 novembre 2003 le considerazioni sopra riportate vengono integrate dall’analisi della reiterazione del vincolo derivante non già dall’approvazione di uno strumento di variante generale al PRG, bensì di una variante particolare approvata in relazione all’approvazione di uno specifico progetto. Premesso che in caso di variante generale è ribadito quanto sopra, “diversa è, invece, l’ipotesi all’esame del Collegio - non affrontata nella richiamata sentenza dell’Adunanza Plenaria - di una variante specifica, addirittura implicita nell’approvazione di un progetto pubblico, per la quale vigono i principi generali, consolidati sull’obbligo della motivazione, che necessariamente deve estendersi alle ragioni che hanno impedito la realizzazione del progetto nel quinquennio di durata del vincolo di inedificabilità e che fanno ritenere ancora sussistente l’utilità pubblica del progetto stesso. Diversamente opinando, il diritto dominicale di proprietà risulterebbe soggetto a possibili ablazioni arbitrariamente perduranti, con lesione della sua tutela costituzionale, la quale non può essere ristretta al solo obbligo di indennizzo (peraltro, neppure soddisfatto nel caso concreto).”


 

 



 


TAR EMILIA ROMAGNA, Sez. I Bologna, n. 2515 del 25/11/2003


(Perricone pres., Testori est.)


 


DIRITTO


1) La società ricorrente contesta la destinazione urbanistica imposta su un'area di sua proprietà dal Piano regolatore generale del Comune di Rimini approvato nel 1999, lamentando la irragionevole ed immotivata reiterazione di un precedente vincolo a "strada", non compensata neppure dalla previsione di un indennizzo.


Al fine di ottenere l'annullamento degli atti impugnati ne deduce l'illegittimità, da un lato, facendo riferimento a profili attinenti al procedimento di formazione dello strumento urbanistico; dall'altro, formulando censure più puntualmente indirizzate contro le specifiche prescrizioni relative all'area di cui si tratta.


2) A pretesi vizi procedimentali fanno riferimento i primi quattro motivi di ricorso, che riguardano: le modifiche introdotte attraverso il PRG al Piano territoriale paesistico regionale (PTPR) e la conseguente competenza della Regione (in luogo della Provincia) ad approvare lo strumento urbanistico comunale; la formulazione di riserve e l'introduzione di modifiche al piano in fase di approvazione dello stesso; la mancata ripubblicazione degli atti a seguito delle proposte di modifica del piano; la possibilità di approvazione condizionata e di stralci di previsioni.


Questa Sezione si è già trovata ad affrontare censure di uguale tenore in altra controversia riguardante il medesimo PRG del Comune di Rimini e nella sentenza 22 novembre 2002 n. 1787 (citata anche dalla difesa dell’A.C. resistente) le ha ritenute inammissibili non avendo la parte ricorrente fornito alcuna prova circa il proprio specifico interesse ai profili denunciati, con riguardo al concreto pregiudizio che avrebbe subito a causa delle pretese violazioni procedimentali ed al vantaggio che poteva derivarle dalla rinnovazione degli atti in questione in relazione ad aspetti dai quali la parte stessa non aveva dimostrato di essere toccata. La situazione non è diversa nel presente giudizio e dunque alla medesima conclusione di inammissibilità si deve pervenire anche per quanto riguarda le censure qui esaminate, che peraltro risultano anche infondate. In particolare, la competenza all'approvazione del PRG da parte della Provincia di Rimini, nonostante le modifiche grafiche apportate al PTPR, discende dalla previsione di cui all’art. 13 comma 2 della L.R. 30 gennaio 1995 n. 6, in base alla quale le modalità approvative stabilite dall’art. 1 della L.R. 6 settembre 1993 n. 31 (richiamato nel ricorso a sostegno della censura di incompetenza) operavano fino alla data di trasferimento alle province del potere in questione; potere che l’art. 6 della citata L.R. n. 6/1995 faceva coincidere con la data di efficacia della delibera di approvazione del PTCP o del Piano infraregionale, che nel caso di specie è divenuto esecutivo a far tempo dal 25/10/1995. Quanto poi alle altre contestazioni relative a profili procedimentali, si richiamano in proposito le seguenti decisioni di questa stessa Sezione riguardanti il medesimo PRG di Rimini: 27 ottobre 2003 n. 2172; 13 ottobre 2003 n. 2023; 22 novembre 2002 n. 1786.


3) Prima di affrontare le ulteriori censure, sono opportune alcune precisazioni:


a) gli estremi catastali che identificano l'area in questione non emergono in modo univoco dagli scritti dalle parti e dalla documentazione acquisita al giudizio; nel ricorso, nonché negli atti di osservazioni e opposizione al PRG adottato nel 1994 si richiama il foglio 74 del NCT di Rimini, mentre la visura depositata dalla società ricorrente come documento n. 3 reca indicazione del foglio 73; ad avviso del Collegio è a tale ultima risultanza catastale che occorre fare riferimento, fermo restando che il mappale su cui insiste la proprietà di BAR risulta inequivocamente contraddistinto con il n. 37;


b) è irrilevante, ai fini del presente giudizio, la circostanza, affermata nel ricorso e contestata dalla difesa del Comune, che su altro immobile (di diversa proprietà) interessato dalla medesima prescrizione vincolistica insistano due manufatti condonati;


c) è invece incontestato tra le parti che la previsione del vincolo a "strada" contenuta nel nuovo PRG di Rimini e qui impugnata fa seguito ad analoga previsione del previgente strumento urbanistico generale (PRG del 1965 e variante generale del 1975); rispetto al passato, il PRG del 1999 si caratterizza per il fatto che la previsione viabilistica di cui si controverte contempla anche l'attraversamento del Parco Marecchia; nulla risulta modificato, però, per quanto riguarda il vincolo imposto sul terreno di proprietà della ricorrente.


4) Contro gli atti impugnati, limitatamente alla contestata previsione vincolistica, BAR deduce:


-  che la destinazione a "strada" è immotivata e irrazionale, tenuto conto che il previsto percorso stradale non è stato realizzato in oltre venti anni e che in ogni caso creerebbe problemi di traffico maggiori di quelli a cui intende ovviare; nella memoria conclusiva viene poi sottolineato che la mancata previsione di un indennizzo, a fronte della reiterazione del vincolo ed in applicazione della sentenza della Corte Costituzionale n. 179/1999, evidenzia l'inadeguata ponderazione di tutti i presupposti e gli effetti della scelta operata;


- che l'osservazione presentata in proposito dalla ricorrente è stata respinta con una motivazione inadeguata.


Nel ricorso si chiede perciò l'annullamento dei provvedimenti impugnati ovvero, in via subordinata, la condanna del Comune e della Provincia di Rimini al risarcimento dei danni o al pagamento di un indennizzo per la reiterazione del vincolo imposto sull'area di cui si discute.


5) In ordine al corredo motivazionale che deve accompagnare le scelte espresse dall'Amministrazione in sede di predisposizione dello strumento urbanistico generale, va innanzitutto ricordato che il comma 2 dell’art. 3 della legge 7 agosto 1990 n. 241 esclude dall'obbligo di motivazione gli atti normativi e quelli a contenuto generale, nel cui novero rientra lo strumento in questione. In argomento l’orientamento giurisprudenziale appare ormai consolidato (cfr. Cons. Stato, Ad. Plen. 22 dicembre 1999 n. 24; Sez. IV 6 ottobre 2003 n. 5869; 25 settembre 2002 n. 4907) nell'affermare:


a) che le scelte urbanistiche costituiscono apprezzamenti di merito sottratte al sindacato di legittimità salvo che non siano inficiate da errori di fatto o da abnormi illogicità;


b) che le scelte discrezionali relative alla destinazione di singole aree non necessitano di apposita motivazione oltre a quella che si può evincere dai criteri generali seguiti nell'impostazione del PRG, risultanti dalla relazione illustrativa del piano;



c) che l'esigenza di una più incisiva e specifica motivazione è ravvisabile solo allorché sussistano particolari situazioni che abbiano creato aspettative o affidamenti in favore di soggetti le cui posizioni appaiano meritevoli di specifica considerazione; tali situazioni si concretano nel superamento degli standards minimi di cui al d.m. 2 aprile 1968 (con l'avvertenza che la motivazione ulteriore va riferita esclusivamente alle previsioni urbanistiche complessive di sovradimensionamento, indipendentemente dal riferimento alla destinazione di zona di determinate aree); nella lesione dell'affidamento qualificato del privato in rapporto a precedenti convenzioni di lottizzazione, ad accordi di diritto privato intercorsi tra il Comune e i proprietari delle aree, ovvero ad aspettative nascenti da giudicati di annullamento di dinieghi di concessione edilizia o di silenzio rifiuto su una domanda di concessione; nella modificazione in zona agricola della destinazione di un'area limitata, interclusa da fondi edificati in modo non abusivo.


Al di fuori di tali specifiche evenienze in capo ai proprietari non è ravvisabile altro che una generica aspettativa ad una reformatio in melius, non meritevole di particolare tutela, né idonea a configurare obblighi di puntuale motivazione.


6) Nel caso in esame non sussiste nessuna delle peculiari situazioni più sopra indicate. Il terreno di proprietà della società ricorrente è però assoggettato a un vincolo preordinato all'espropriazione, funzionale alla realizzazione di una nuova strada, che sostanzialmente riproduce analoga previsione contenuta nello strumento urbanistico generale del 1965, confermata nella variante generale del 1975. È vero che, come chiarito e documentato dalla difesa del Comune resistente, il tracciato della nuova arteria si prolunga in base alla previsione attuale (a differenza che nel passato) oltre il Parco Marecchia; resta però il fatto che il percorso (come oggi pianificato) che investe la proprietà della ricorrente ricalca quello già precedentemente previsto e dunque costituisce reiterazione di una scelta urbanistica e dei connessi vincoli già contenuti nel previgente PRG e rimasti inattuati. Nel ricorso si contesta, appunto, la scelta reiterativa in questione, che viene censurata perché irrazionale, inadeguata e immotivata.


7) Le contestazioni relative all'illogicità del tracciato previsto, alla sua inutilità o, peggio ancora, alla sua idoneità a produrre problemi maggiori di quelli a cui dovrebbe porre rimedio investono l'esercizio ampiamente discrezionale dei poteri pianificatori rimessi all'Autorità amministrativa, rispetto al quale il sindacato del giudice amministrativo resta confinato al solo ambito dei vizi di legittimità (come anche di recente ribadito da Cons. Stato, Sez. VI, 20 giugno 2003 n. 3684); si tratta peraltro di mere affermazioni, di per sé sole inidonee a convincere della improponibilità e inaccettabilità, sotto il profilo tecnico, della scelta di cui si controverte.


8) A diversa conclusione si deve pervenire per quanto riguarda il dedotto vizio di difetto di motivazione. In proposito appare decisivo il richiamo alla già citata sentenza 22 dicembre 1999 n. 24 dell'Adunanza Plenaria del Consiglio di Stato in cui si afferma (par. 4.10) che "la reiterazione dei vincoli urbanistici preordinati all'espropriazione o che comportino l'inedificabilità non richiede una motivazione specifica circa la destinazione di zona delle singole aree, ma soltanto una motivazione circa le esigenze urbanistiche che sono a fondamento della variante medesima". Per giungere a tale conclusione l'Adunanza Plenaria argomenta:


- che, in caso di reiterazione di vincoli urbanistici a contenuto espropriativo, in capo al proprietario inciso non è ravvisabile  "un'aspettativa qualificata ad una destinazione edificatoria in relazione ad una precedente determinazione dell'Amministrazione, ma soltanto un'aspettativa generica ad una reformatio in melius, analoga a quella di ogni altro proprietario di aree che aspira ad una utilizzazione più proficua dell'immobile";


- che in relazione a tanto non sussiste la necessità di una motivazione "polverizzata", cioè riguardante la destinazione di ogni singola area interessata dal vincolo; tanto più dopo che la sentenza della Corte Costituzionale 20 maggio 1999 n. 179 ha chiarito "che dopo il periodo di franchigia, la reiterazione dei vincoli implica la previsione di un indennizzo";


- che dunque, così come riconosciuto dalla medesima Corte Costituzionale anche prima dell'affermazione della indennizzabilità dei vincoli urbanistici, la reiterazione dei vincoli stessi è legittima purché "adeguatamente motivata in relazione alle effettive esigenze urbanistiche".


Ed in effetti anche la citata sentenza n. 179 del 1999 si richiama all'orientamento giurisprudenziale costituente diritto vivente "secondo cui la reiterazione dei vincoli urbanistici decaduti per effetto del decorso del termine può ritenersi legittima sul piano amministrativo se è corredata da una congrua e specifica motivazione sull'attualità della previsione, con una nuova ed adeguata comparazione degli interessi pubblici e privati coinvolti, e con giustificazione delle scelte urbanistiche di piano, tanto più dettagliata e concreta quante più volte viene ripetuta la reiterazione del vincolo"; e conclude nel senso che "la reiterazione può essere ritenuta giustificata dalle esigenze appositamente valutate e motivate come attuali e persistenti".


Nell'ipotesi di cui si controverte, dunque, l'obbligo di motivazione sussiste non con riguardo alla posizione singolare di ogni proprietà e di ogni area interessate dalla reiterata previsione vincolistica, bensì, più in generale, in rapporto all'effettiva sussistenza di attuali esigenze idonee a giustificare la reiterazione del vincolo.


Nel caso di specie non è dato ravvisare, negli atti impugnati, alcuno specifico riferimento alla scelta viabilistica contestata, che valga a motivare la rinnovata imposizione di un vincolo preordinato all'espropriazione, finalizzato alla realizzazione di una strada già prevista in passato (almeno per parte del suo tracciato) e mai realizzata nonostante il lungo periodo di tempo trascorso. Come emerge dalla memoria della difesa comunale, la Relazione illustrativa allegata al PRG si limita ad evidenziare la necessità "di ridisegnare il resto della rete stradale cittadina, mirando a un ragionevole equilibrio tra scorrevolezza del traffico e vivibilità dei quartieri attraversati" e "di proteggere la rete carrabile del centro storico per poter decidere le opportune limitazioni del traffico". La genericità di tali enunciazioni non concreta certo quella "congrua e specifica motivazione sull'attualità della previsione" a cui fa riferimento la sentenza della Corte Costituzionale n. 179 del 1999; e non risulta molto più significativa l'affermazione del Consiglio Comunale di Rimini (con cui è stata respinta  l'osservazione formulata dalla ricorrente contro la previsione del PRG adottato) secondo cui "l’infrastruttura in oggetto è da considerarsi di fondamentale importanza nel dispositivo di circolazione urbana……"; per ciò che riguarda, infine, le argomentazioni sviluppate dalla difesa del Comune nella sua memoria circa gli obiettivi di eliminare il traffico pesante sul Ponte di Tiberio e di consentire un ulteriore collegamento tra le due parti della città separate dal Parco Marecchia e dal Porto Canale, si tratta evidentemente di inammissibili integrazioni postume della motivazione carente. In sostanza, dunque, il vizio esaminato sussiste nei sensi indicati e tanto basta per ritenere illegittima la scelta urbanistica di cui si discute in questa sede e che incide sul terreno di proprietà della ricorrente, vincolandolo all'espropriazione (l'obbligo di motivazione in caso di reiterazione di vincoli urbanistici decaduti è stato recentemente ribadito dal giudice amministrativo d'appello nelle sentenze della Sez. IV 26 maggio 2003 n. 2827 e della Sez. V 12 maggio 2003 n. 2509). In parte qua il ricorso va perciò accolto e gli atti impugnati vanno annullati nei limiti suindicati, con assorbimento delle residue censure e delle domande proposte in via subordinata; rispetto a queste, peraltro, non appare comunque inopportuno evidenziare (anche al fine di fornire corretti indirizzi alla futura azione amministrativa) che, dopo la sentenza della Corte Costituzionale n. 179 del 1999, è illegittima la reiterazione di vincoli urbanistici scaduti, preordinati all'espropriazione, se non accompagnata dalla previsione di un indennizzo.


 





 


 


TAR TOSCANA, Sez. I, n. 5887 del 24/11/2003


(Vacirca pres., Di Nunzio est.)


DIRITTO


1. Preliminarmente, il Collegio riunisce i quattro ricorsi in epigrafe, attesa la loro connessione soggettiva e oggettiva.


2. Esaminando il ricorso proposto per primo (n. 829/89), si rileva la fondatezza dell’eccezione di improcedibilità sollevata dall’Amministrazione resistente.


Le impugnate delibere consiliari di approvazione e modifica del progetto generale e del progetto esecutivo, indicate in epigrafe, per la realizzazione del Centro Sportivo “La Palagina”, che facevano applicazione della legge sulle espropriazioni del 1865, sono state, infatti, sostanzialmente sostituite da quelle successive relative all’approvazione del medesimo progetto, con diversi termini e in applicazione dell’art. 1L. 1/78, anche in epigrafe indicati, impugnato col successivo ricorso n. 1512/90.


3. Detto ricorso è fondato nell’assorbente profilo di violazione dell’art. 2 L. 1187/68.


Il predetto progetto ex art. 1 L. 1/78 - implicante variante del piano urbanistico normativo, poi approvato con la delibera regionale anche impugnata - comporta il superamento del limite di cinque anni di durata dei vincoli di inedificabilità di cui all’art. 2 L. 1187/68.


Tale superamento è pacifico, così come incontestato è che sia avvenuto senza alcuna motivazione in ordine alle ragioni che non hanno consentito il rispetto del limite quinquennale e che sorreggono la perdurante attualità del progetto.


L’illegittimità di tale omissione di motivazione, anche dopo che la Corte Costituzionale, con sentenza n. 179/99, ha stabilito comunque l’obbligo di indennizzo in caso di reiterazione dei vincoli preordinati all’espropriazione, non è contraddetta dalla pronuncia dell’Adunanza Plenaria del C. d. S. 22/12/99 n. 24, invocata dalla resistente.


Tale pronuncia, sia con riferimento alla fattispecie concreta sia con riferimento alle fattispecie esaminate incidentalmente, esclude l’obbligo di motivazione specifica (in specie: motivazione c.d. polverizzata) in caso di reiterazione dei vincoli con piano normativo, ovvero con variante generale di P.R.G. (per di più, nella fattispecie concreta, dovuta ope legis per la zonizzazione degli standards).


In queste ipotesi, si possono applicare i principi generali sui limiti della motivazione degli atti generali e pianificatori e, quindi, ritenere, in assenza di precedenti affidamenti specifici per i soggetti lesi, in re ipsa la motivazione della loro perdurante attualità, contemperando l’interesse pubblico alla disciplina del territorio con quello del privato proprietario leso ma, almeno, indennizzato.


Diversa è, invece, l’ipotesi all’esame del Collegio - non affrontata nella richiamata sentenza dell’Adunanza Plenaria - di una variante specifica, addirittura implicita nell’approvazione di un progetto pubblico, per la quale vigono i principi generali, consolidati sull’obbligo della motivazione, che necessariamente deve estendersi alle ragioni che hanno impedito la realizzazione del progetto nel quinquennio di durata del vincolo di inedificabilità e che fanno ritenere ancora sussistente l’utilità pubblica del progetto stesso.


Diversamente opinando, il diritto dominicale di proprietà risulterebbe soggetto a possibili ablazioni arbitrariamente perduranti, con lesione della sua tutela costituzionale, la quale non può essere ristretta al solo obbligo di indennizzo (peraltro, neppure soddisfatto nel caso concreto).


 




Vai a : 

D.P.R. 327/2001
1 2 3 4 5 6 7 8 9
10 11 12 13 14 15 16 17 18
19 20 21 22 bis 23 24 25 26
27 28 29 30 31 32 33 34 35
36 37 38 39 40 41 42 bis 44
45 46 47 48 49 50 51 52 bis
ter quater quinquies sexies
septies octies nonies 53 54 55
56 57 bis 58 59        

Login Utente
Inserire il vostro Token
Oppure utilizzate le vostre :
Email:
Password:
Ricorda i miei dati
- Registrazione gratuita
- Recupera password
- Problemi di accesso
























 
Coordinatore scientifico e direttore responsabile: PAOLO LORO
Rivista professionale nella materia dell'espropriazione per pubblica utilità
Registro Stampa Tribunale di Padova n° 2067 del 19.2.2007. COPYRIGHT © 2002-2017. Exeo srl - www.exeo.it CF PI RI 03790770287 REA 337549 ROC 15200/2007 DUNS: 339162698 cap. soc. 10.000 i.v. sede legale: piazzetta Modin 12 351129 Padova. PEC: exeo.pec@mail-certa.it. TUTTI I DIRITTI RISERVATI. Le opere presenti su questo sito hanno assolto gli obblighi derivanti dalla normativa sul diritto d'autore e sui diritti connessi. La riproduzione, la comunicazione o messa a disposizione al pubblico, la pubblica diffusione senza l'autorizzazione dell'autore e dell'editore è vietata. Alle violazioni si applicano le sanzioni previste dagli art. 171, 171-bis, 171-ter, 174-bis e 174-ter L. 633/1941.
Powered by Next.it