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TAR CAMPANIA 18/11/2003 - IL DIRIGENTE NON PUO' MODIFICARE IL PIANO PARTICELLARE. NESSUN AVVISO AL LOCATARIO

Il dirigente non può approvare, confermare o modificare il piano particellare di esproprio, il quale riguarda la dichiarazione di pubblica utilità, non trattandosi pertanto di atto di mera gestione.



 


 


 


 


L’avvio del procedimento va comunicato al solo proprietario catastale, e non anche ai locatari.


 


Il dirigente non può approvare, confermare o modificare il piano particellare di esproprio, il quale riguarda la dichiarazione di pubblica utilità, non trattandosi pertanto di atto di mera gestione. Nel caso esaminato nella sentenza riportata il dirigente – dopo una sommaria valutazione delle osservazioni pervenute dagli interessati – aveva confermato una dichiarazione di pubblica utilità a suo tempo approvata dalla Giunta e poi annullata perché non preceduta da un’adeguata fase partecipativa.


 





 


 


TAR CAMPANIA, sez. V Napoli, n. 13660 del 18/11/2003


(D’Alessandro pres., Martino est.)


 


DIRITTO


 


1. Con ricorso notificato il 16.6.2003 e depositato il successivo 24.6.2003 sono impugnati la riapprovazione, con determinazione dirigenziale, dei lavori di riqualificazione ed adeguamento funzionale della strada provinciale Lufrano, del piano particellare di esproprio, nonché il pedissequo decreto di occupazione d’urgenza emesso dal Comune di Volla e i verbali di immissione in possesso. E’ impugnata altresì la delibera di Giunta provinciale n.377 del 2.6.99 con cui è stato originariamente approvato il progetto esecutivo dei lavori in questione.


2. Con il primo motivo di ricorso lamentano l’omissione delle garanzie di partecipazione al procedimento le società F.lli Riccardi s.r.l, Socofe s.r.l e Socofe s.n.c. le quali, come chiarito in fatto, conducono in locazione ad uso commerciale alcuni dei suoli oggetto di esproprio.


A tanto replica la Provincia, facendo rilevare che dette società non erano soggetti facilmente individuabili in quanto non esiste un registro pubblico delle locazioni. Osserva il Collegio che, in linea generale, ai fini delle garanzie di partecipazione al procedimento, la procedura di espropriazione va promossa e proseguita nei confronti dei proprietari iscritti in catasto, a nulla rilevando, fra l’altro, che le risultanze catastali corrispondano o meno all'effettiva situazione proprietaria ed alle successive variazioni che dovessero intervenire nelle more della procedura (T.a.r. Napoli, V, 2 agosto 2001, n.3690). Infatti la procedura espropriativa prevista dalla l. 22 ottobre 1971 n. 865, per quanto riguarda la individuazione del soggetto passivo, si svolge esclusivamente nei confronti dei proprietari iscritti negli atti catastali (art. 10), l'elenco dei quali deve essere allegato a corredo della relazione esplicativa dell'opera da realizzare, e prosegue nei confronti di detti soggetti fino alla pronuncia del decreto di espropriazione, che deve essere effettuata (Art. 13) "sulla base dei dati risultanti dalla documentazione di cui all'art. 10".


Il motivo, pertanto, è infondato.


3. Con il secondo motivo si lamenta, in sostanza, la solo parziale rinnovazione del procedimento di dichiarazione di pubblica utilità posto che non si è tenuto conto di tutte le indicazioni conformative derivanti dalla sentenza n. 5861/2002 di questa Sezione. Tale sentenza ha infatti annullato una determinazione dirigenziale, analoga a quella oggi impugnata, in quanto ha autonomamente apportato una variante al progetto approvato con delibera di G.P. n.377/99, adottando sostanzialmente un nuovo piano particellare di esproprio, e prorogando, o meglio fissando ex novo, nuovi termini per l’inizio e il compimento dei lavori e delle procedure espropriative rispetto a quelli contenuti nella medesima delibera.


3.a Il motivo è fondato. Rileva il Collegio che, nella fattispecie, il Dirigente dell’Area Viabilità e Lavori Pubblici, si è limitato a riprodurre il contenuto della delibera annullata, “confermando” la pubblica utilità, indifferibilità e urgenza dell’opera, ancorché sulla scorta di una sommaria valutazione dei rilievi formulati dai proprietari espropriandi, nei confronti dei quali, in precedenza, era stata omessa qualsivoglia comunicazione.


A tanto, si è ritenuto legittimato in quanto la dichiarazione di pubblica utilità rappresenterebbe atto di mera gestione, e quindi di competenza dirigenziale.


Osserva il Collegio che, nonostante l’ampio trasferimento di funzioni e attribuzioni dagli organi di governo ai dirigenti, operato dalle riforme degli anni 90, questi ultimi sono pur sempre deputati ad eseguire gli obiettivi e i programmi “definiti con gli atti di indirizzo adottati dai medesimi organi” di governo (art.107, comma 3, del t.u. n.267/2000). Pertanto, nella fattispecie, il Dirigente non era competente ad approvare ex novo il progetto in precedenza deliberato dalla Giunta, posto che i termini fissati dalla delibera di G.P. n.377/99 erano ormai scaduti. Va ancora soggiunto che il progetto approvato con la determinazione dirigenziale n. 2315/2003, come già quello di cui alla determinazione n. 6798/2001, non si limita ad apportare aggiustamenti di dettaglio al progetto definitivo ed esecutivo approvati dalla Giunta, ma modifica il precedente tracciato come pure il piano particellare di esproprio. Inoltre, se anche si volesse ipotizzare che, dopo l’approvazione, da parte del Consiglio, del programma triennale dei lavori pubblici e dell’elenco annuale, i successivi livelli di progettazione rientrano nella mera competenza dei Dirigenti, senza alcuna intermediazione da parte della Giunta, nella fattispecie, l’opera stradale in esame non rientrava più in alcun quadro programmatorio in quanto, sebbene inserita nel Piano triennale degli interventi relativi alle strade provinciali per il triennio 1999/2001, non risulta che sia stata inclusa anche nei successivi aggiornamenti, e dunque nel Piano vigente all’epoca della determinazione dirigenziale impugnata.


La riapprovazione del progetto di cui alla delibera n.377/99, con la non irrilevante modifica del piano particellare di esproprio a suo tempo approvato dalla Giunta, e con la fissazione di nuovi termini, non costituisce pertanto un atto di gestione, ma una iniziativa del tutto autonoma, svincolata dagli indirizzi programmatici elaborati dal Consiglio e dalla Giunta e soprattutto dalla rinnovata valutazione del permanente interesse pubblico alla realizzazione dell’opera da parte degli organi a ciò deputati.


Il ricorso pertanto, assorbita ogni altra censura, merita accoglimento, con l’unica precisazione che l’annullamento, mentre travolge tutti gli atti della nuova sequenza ablatoria, successivi alla sentenza n. 5861/2002, non si estende ovviamente alla precedente delibera n. di G.P. n.377/99. Essa è infatti ormai intangibile, sia per la preclusione derivante dal giudicato formatosi sulla sentenza summenzionata (che aveva dichiarato irricevibile la medesima impugnativa da parte degli odierni ricorrenti), sia in quanto, a ben vedere, si tratta di un atto ormai privo di effetti, essendo ampiamente scaduti tutti i termini in essa previsti. (omissis)




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