Quante volte si effettuano i lavori in maniera non corrispondente al piano particellare di esproprio ? Nel caso giudicato nella sentenza in commento la colpa è stata attribuita all’impresa appaltatrice, ma è stato anche precisato quando la responsabilità può invece essere addossata all’amministrazione." />
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TAR CAMPANIA 12/11/2003 – PARTICELLA OCCUPATA FUORI PARCELLARE: RISPONDE L’IMPRESA

Quante volte si effettuano i lavori in maniera non corrispondente al piano particellare di esproprio ? Nel caso giudicato nella sentenza in commento la colpa è stata attribuita all’impresa appaltatrice, ma è stato anche precisato quando la responsabilità può invece essere addossata all’amministrazione.



 


 


Quante volte si effettuano i lavori in maniera non corrispondente al piano particellare di esproprio ? Nel caso giudicato nella sentenza in commento la colpa è stata attribuita all’impresa appaltatrice, ma è stato anche precisato quando la responsabilità può invece essere addossata all’amministrazione.


 


 





 


 


TAR CAMPANIA, sez. V Napoli, n. 13484 del 12 novembre 2003


 


DIRITTO


 


(omissis) 2.3. Per quanto riguarda la abusiva usurpazione della porzione immobiliare rientrante nella p.lla 58, è da soggiungere che la condanna al risarcimento dei danni richiede l’accertamento dei presupposti per verificare la fondatezza della relativa pretesa (lesione della situazione giuridica soggettiva, colpa o dolo, danno patrimoniale e nesso causale tra l’illecito ed il pregiudizio); ciò secondo regole e principi che preesistevano al trasferimento nell’orbita della giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo delle controversie concernenti gli aspetti di utilizzo del territorio aventi per oggetto atti, provvedimenti o comportamenti delle amministrazioni pubbliche o dei soggetti equiparati.


Orbene, quando la responsabilità dell’autorità amministrativa consiste non già nell’adozione di un atto illegittimo (rispetto al quale la “colpa” dell’amministrazione può essere generalmente presunta, a meno che l’amministrazione stessa non fornisca elementi idonei a giustificare il proprio operato) ma piuttosto in un’attività di carattere materiale, la prova dell’elemento soggettivo incombe, come di norma, sul danneggiato.


Sennonché nell’appalto in generale, compreso quello di opera pubblica, l’unico responsabile dei danni cagionati a terzi nell’esecuzione dei lavori è, di regola, l’appaltatore il quale, nonostante l’intensa ingerenza dell’amministrazione committente, ha comunque il dovere di prendere tutte le cautele necessarie per la corretta esecuzione dell’iniziativa, anche a tutela dei diritti dei terzi.


Una responsabilità dell’autorità appaltante (eventualmente concorrente, se non esclusiva) può semmai emergere solo quando il fatto dannoso sia stato posto in essere per effetto di disposizioni o di direttive impartite che abbiano, più o meno rigidamente, vincolato l’attività dell’appaltatore, in modo da diminuirne o sopprimerne la libertà decisionale (cfr. Cass., sez. III, 22/10/2002, n. 14905).


Nella specie, è però pacifico che l’apprensione della p.lla 58 non è contemplata negli elaborati progettuali e peraltro, considerato il particolare utilizzo dell’area, l’invasione di tale area sembra piuttosto imputabile ad esigenze di cantiere proprie della ditta appaltatrice dei lavori (che, tra l’altro, è estranea al presente giudizio), mentre non emergono elementi che possano ricondurre tale attività ad una condotta o ad una ingerenza dell’amministrazione. (omissis)


 




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