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TAR CAMPANIA 12/11/2003: I TEMPI RISTRETTI PER LA PARTECIPAZIONE AD UN BANDO SONO MOTIVO DI URGENZA

I tempi ristretti per la partecipazione al bando regionale rappresentano indubbiamente anche una ragione qualificata d’urgenza, che, nelle ipotesi più rilevanti, può addirittura giustificare l’omissione delle garanzie di partecipazione al procedimento, individuale o collettiva.



 


 


Una recente pronuncia del TAR Napoli afferma testualmente che << i tempi ristretti per la partecipazione al bando regionale rappresentano indubbiamente anche una ragione qualificata d’urgenza, che, nelle ipotesi più rilevanti, può addirittura giustificare l’omissione delle garanzie di partecipazione al procedimento, individuale o collettiva. >> Se è fuori discussione che tale presa di posizione – di per sé – non possa essere assunta come criterio di individuazione dell’urgenza ex artt. 22 e 22 bis, certamente, tuttavia, è suscettibile di influenzare il dibattito in corso in ordine alle condizioni per ricorrere alle procedure accelerate.


 





 


 


TAR CAMPANIA, sez. V di Napoli, 12/11/2003 n. 13501 (pres. d’Alessandro, est. Martino)


 


DIRITTO


 


 


1. Con ricorso notificato il 3.7.2003 e depositato il successivo 10.7.2003, la società Co.ma.sa. impugna gli atti di approvazione del progetto preliminare e definitivo adottati dalla Giunta comunale di Casalnuovo e della Giunta comunale di Afragola al fine di realizzare una nuova strada di collegamento tra la via S. Marco e la via Napoli.


2. In primo luogo occorre esaminare l’eccezione di difetto di legittimazione passiva sollevata dal Comune di Afragola in relazione alla circostanza che gli immobili oggetto della procedura espropriativa insistono sul territorio del Comune di Casalnuovo. Quantomeno, la ricorrente non avrebbe alcun interesse a censurare atti che non esplicano alcuna valenza lesiva rispetto a beni assoggettati ad esproprio da parte di altro Comune.


2.a Osserva il Collegio che la realizzazione della nuova strada di collegamento tra via S. Marco e via Napoli risponde ad esigenze di decongestionamento e viabilità intercomunale. Perlomeno è in tale prospettiva che il Comune di Afragola si è determinato, su sollecitazione di quello di Casalnuovo, ad approvare il progetto preliminare e il progetto definitivo per la parte che ricade nel proprio territorio. La definizione delle modalità di esecuzione e gestione dell’opera sono state demandate ad un’apposita conferenza di servizi, da convocare successivamente, e comunque è evidente la volontà delle Amministrazioni intimate di agire in maniera integrata e coordinata per conseguire un obiettivo di comune interesse. Orbene, la ricorrente, insieme ad alcuni vizi di carattere formale che riguardano il procedimento espropriativo, e che pertanto sono riferibili esclusivamente agli atti adottati dal Comune di Casalnuovo, ha censurato anche il merito del progetto (come già chiarito di comune interesse).


Sotto tale profilo, deve ritenersi che essa riceva una lesione anche ad opera delle delibere del Comune di Afragola in quanto consentono la complessiva realizzazione dell’intervento avversato.


Il Comune di Afragola è stato pertanto legittimamente e correttamente evocato in giudizio.


3. Nel merito il ricorso è infondato.


3.a Con il primo motivo di ricorso si sostiene che l’approvazione preliminare dei progetti di opere pubbliche è di competenza del Consiglio e non della Giunta.


Orbene, secondo l’attuale testo dell’art. 42, comma 2, lett. b) del t.u.e.l. (in cui è stato trasfuso l’art.32, comma 2, lett. b) della l.n.142/90, nel testo da ultimo modificato con l’art. 4 della l.n.415/98), rientrano tra gli atti fondamentali di competenza del Consiglio, per quanto qui interessa, esclusivamente i programmi triennali e l’elenco annuale dei lavori pubblici. La competenza del Consiglio viene in gioco solo nell’ipotesi in cui l’approvazione del progetto preliminare avvenga ai sensi dell’art. 1, comma 5, della l.n.1/78 (nel testo sostituito dal cit. art. 4 della l.n. 415/98), e cioè comporti una variante allo strumento urbanistico generale (cfr. T.a.r. Campania, Napoli, I, n. 5317 del 7.12.2001). Nella fattispecie è stata invero stigmatizzata dalla ricorrente anche la mancanza di conformità urbanistica ma la censura è rimasta irrimediabilmente generica, là dove, nella relazione tecnica al progetto preliminare approvato con delibera n. 432 del 11.10.2001, si afferma che la nuova strada intercomunale è conforme allo strumento urbanistico vigente nel Comune di Casalnuovo. E’ stato poi versato in atti lo stralcio di P.R.G. allegato al Programma preliminare di intervento per la riqualificazione urbanistico ambientale dei quartieri periferici, approvato dal Consiglio comunale con delibera n. 12 del 20.3.2002 e finalizzato alla partecipazione al bando deliberato dalla Giunta regionale con atto n. 4869 del 12.10.2001. In tale programma è confluito il progetto in esame, ricompreso nell’ambito di intervento n.1. Anche un superficiale esame dello stralcio di P.R.G. evidenzia che l’unico interevento previsto in variante allo strumento urbanistico è estraneo alla viabilità in oggetto in quanto riguarda la realizzazione di una piazza pedonale e il miglioramento di un incrocio viario nel rione S. Marco.


Da quanto precede si deduce pertanto anche l’infondatezza del 2° e 8° motivo di ricorso.


4. Con il terzo motivo, si censura la mancanza di una espressa dichiarazione si indifferibilità e urgenza. Come già chiarito però l’approvazione del progetto definitivo è avvenuta ai sensi dell’art. 1 della l.n.1/78, all’epoca vigente, alla stregua del quale “L'approvazione dei progetti di opere pubbliche da parte dei competenti organi statali, regionali, delle province autonome di Trento e Bolzano e degli altri enti territoriali equivale a dichiarazione di pubblica utilità e di urgenza ed indifferibilità delle opere stesse.” (comma 1).


5. Con il quarto motivo si censura la mancanza o comunque incerta indicazione dei c.d. quattro termini previsti dalla legge fondamentale del 1865 in quanto la delibera n.220/2002 non ancora a date certe i termini di inizio e compimento dei lavori e delle procedure espropriative.


La censura è infondata per tabulas. Si legge infatti in tale delibera che i lavori debbono essere iniziati entro tre anni dalla data di approvazione del progetto definitivo e terminati entro due anni dall’inizio delle procedure stesse. Le procedure espropriative debbono invece avere inizio entro un anno dall’approvazione del progetto definitivo e debbono essere terminate entro cinque anni dalla data di inizio delle procedure.


In altre parole i termini in questione sono stati ancorati, quanto alla decorrenza iniziale, alla stessa approvazione del progetto definitivo contestualmente approvato e hanno quindi una decorrenza certa e prefissata.


In particolare, il termine di ultimazione dei lavori risulta così fissato in complessivi cinque anni dall’approvazione del progetto definitivo.


Analogamente, deve ritenersi che lo stesso termine sia stato fissato per il compimento delle procedure espropriative, atteso che l’espressione stigmatizzata dalla ricorrente (“inizio delle procedure”) non può che essere riferita alla stessa approvazione del progetto definitivo, nel quale è implicita la dichiarazione di pubblica utilità e che rappresenta pertanto il primo atto della sequenza ablatoria.


6. Con il sesto motivo si censura la mancanza di comunicazione individuale dell’avvio di procedimento espropriativo, non essendovi ragioni qualificate d’urgenza, soprattutto ove si consideri che i finanziamenti regionali con i quale si intende almeno in parte realizzare il programma di intervento per il recupero dei quartieri periferici non sono stati ancora erogati.


Dal canto suo il Comune ha documentato di avere accelerato i tempi di redazione dei progetti proprio per partecipare alla selezione regionale e che comunque, poiché le procedure espropriative per la realizzazione del programma coinvolgono circa 150 proprietari, ha proceduto, in applicazione dell’art. 8, comma 3, della l.n.214/90, ad effettuare una “comunicazione di massa” . In particolare, il programma preliminare di intervento, unitamente agli stralci del P.R.G. relativi alle aree interessate dal programma e all’elenco delle aree interessate dagli interventi, sono stati depositati presso il Settore Lavori pubblici del Comune in data 5.4.2002, e di tale deposito si è data pubblicità, oltre che con l’Affissione all’Albo Pretorio, mediante la pubblicazione di apposito avviso nel Corriere della Sera e nel Corriere del Mezzogiorno. In tale avviso era altresì specificato che gli interessati avevano a disposizione un termine di sette giorni per presentare osservazioni in forma scritta.


6.a Il Collegio osserva, benché non sia stato depositato il bando regionale n.4869 del 12.10.2001 per la concessione dei finanziamenti collegati all’eliminazione del degrado urbanistico delle periferie, che, dal tenore del comunicato stampa in data 22.4.2003, versato in atti dal Comune di Casalnuovo, lo stesso prevedeva, quale requisito di ammissione, o comunque, di selezione, il livello definitivo di progettazione. Inoltre, non è seriamente contestabile che la partecipazione al concorso prevedesse tempi ristretti (90 giorni dalla pubblicazione del bando per la consegna dei progetti definitivi – cfr. le premesse della relazione descrittiva allegata al programma preliminare di intervento, pag. 2). Ad ogni buon conto, i primi finanziamenti risultano assegnati già nel mese di aprile 2003 (cfr. il medesimo comunicato stampa della Regione Campania, summenzionato).


Il numero delle proprietà coinvolte dal Programma (che comprende, oltre alla nuova viabilità in esame, numerosi altri interventi), è di circa 150.


Reputa pertanto il Collegio che il Comune abbia fatto buon governo della summenzionata disposizione della l.n. 241/90 secondo cui “qualora per il numero dei destinatari la comunicazione personale non sia possibile o risulti particolarmente gravosa, l'Amministrazione provvede a rendere noti gli elementi di cui al comma 2 mediante forme di pubblicità idonee di volta in volta stabilite dall'Amministrazione medesima” (art. 8, comma 3).


A conforto di siffatto apprezzamento può oggi richiamarsi anche un preciso dato positivo, sebbene non ancora vigente all’epoca dei fatti per cui è causa, rappresentato dall’art. 11, comma 2, del <> di cui al D.P.R. n.327 del 8 giugno 2001, così come sostituito dall’art.2 del d.lgs. 27.12.2002, n.302, alla stregua del quale “L'avviso di avvio del procedimento è comunicato personalmente agli interessati alle singole opere previste dal piano o dal progetto. Allorché il numero dei destinatari sia superiore a 50, la comunicazione è effettuata mediante pubblico avviso, da affiggere all'albo pretorio dei Comuni nel cui territorio ricadono gli immobili da assoggettare al vincolo, nonché su uno o più quotidiani a diffusione nazionale e locale e, ove istituito, sul sito informatico della Regione o Provincia autonoma nel cui territorio ricadono gli immobili da assoggettare al vincolo. L'avviso deve precisare dove e con quali modalità può essere consultato il piano o il progetto. Gli interessati possono formulare entro i successivi trenta giorni osservazioni che vengono valutate dall'autorità espropriante ai fini delle definitive determinazioni.” Nella fattispecie, risulta invero accordato, per la presentazione delle osservazioni, il termine assai contenuto di sette giorni, ma, come già in precedenza argomentato, i tempi ristretti per la partecipazione al bando regionale rappresentano indubbiamente anche una ragione qualificata d’urgenza, che, nelle ipotesi più rilevanti, può addirittura giustificare l’omissione delle garanzie di partecipazione al procedimento, individuale o collettiva.


7. Con il settimo motivo la ricorrente ha poi censurato nel merito la strada in progetto. L’unica argomentazione sviluppata al riguardo consiste nella circostanza che, a fronte del sacrificio rappresentato dall’ablazione di parte della strada privata di accesso allo stabilimento, non sussiste alcun apprezzabile interesse pubblico in quanto un collegamento tra via S. Marco e via Napoli esiste già. Tuttavia, già nel progetto preliminare risalente al 2001, si legge che la necessità di realizzare la nuova arteria stradale è stata determinata da esigenze di decongestionamento del traffico che attualmente confluisce sul corso Umberto I. Il collegamento via S. Marco – via Napoli rappresenta il terzo tratto della nuova arteria destinata ad aggirare la parte più densa del centro abitato e a migliorare complessivamente la viabilità intercomunale. Le scelte dei Comuni intimati non possono perciò considerarsi né illogiche né irrazionali specie ove si consideri che sono state correttamente inserite in un quadro più ampio e coordinato di interventi, destinati al recupero dei quartieri periferici degradati.


8. Per quanto si riferisce al Comune di Afragola, la ricorrente ha sollevato le stesse censure di cui ai nn.1 – 9 proposte avverso le delibere del Comune di Casalnuovo, oltre che una censura autonoma, rappresentata dalla circostanza che le procedure espropriative non potrebbero essere delegate, come è nella fattispecie avvenuto, ad un Comune diverso da quello su cui insistono i beni da espropriare.


Rispetto a tale mezzo di gravame vi è però una evidente carenza di interesse atteso che i beni della ricorrente sottoposti ad esproprio insistono sul territorio di Casalnuovo che ha pertanto proceduto non già come Ente delegato ma come titolare dell’intera procedura, sotto il profilo pianificatorio, progettuale ed espropriativo. L’unico motivo di ricorso riferibile anche al Comune di Afragola, è dunque quello relativo al merito del Programma, le cui scelte, come si è chiarito, non sono però seriamente scalfite dalle censure proposte.


9. In definitiva, per tutto quanto argomentato, il ricorso deve essere respinto.


 


 


 




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