Non è illegittima l'adozione del provvedimento anche prima della scadenza del termine per la proposizione delle osservazioni, quando la ditta abbia concretamente proposto osservazioni prima dll'adozione del provvedimento. Non è rilevante l'assenza di una formale fase partecipativa, se l'interessato comunque ha avuto la possibilità di partecipare. La comunicazione deve essere fatta quando l’Amministrazione abbia già manifestato l’intenzione di assumere una certa decisione, rivelandosi altrimenti le eventuali memorie ed osservazioni nient’altro che esercitazioni astratte e prive di qualsiasi effetto pratico. La comunicazione non può avvenire pochi giorni prima dell'adozione del provvedimento." />
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CDS 27 OTTOBRE TAR PIEMONTE 29 OTTOBRE TAR LIGURIA 31 OTTOBRE TAR SALERNO 6 NOVEMBRE 2003 : GIUSTO PROCEDIMENTO SOSTANZIALE

Non è illegittima l'adozione del provvedimento anche prima della scadenza del termine per la proposizione delle osservazioni, quando la ditta abbia concretamente proposto osservazioni prima dll'adozione del provvedimento. Non è rilevante l'assenza di una formale fase partecipativa, se l'interessato comunque ha avuto la possibilità di partecipare. La comunicazione deve essere fatta quando l’Amministrazione abbia già manifestato l’intenzione di assumere una certa decisione, rivelandosi altrimenti le eventuali memorie ed osservazioni nient’altro che esercitazioni astratte e prive di qualsiasi effetto pratico. La comunicazione non può avvenire pochi giorni prima dell'adozione del provvedimento.



 


 


 


 


Continua incessante la giurisprudenza amministrativa volta ad attribuire un carattere sostanziale e non meramente formale alla fase partecipativa preordinata alla dichiarazione di pubblica utilità (es., sotto vari profili, Cons. Stato IV 23.11.2002 n.6436, IV 21.12.2001 n. 6346, IV 28.2.2002 n.1219). Proponiamo a questo riguardo alcune recenti pronunce. Nella prima il Consiglio di Stato IV 27 ottobre 2003 n. 6631, oltre a riaffermare il noto principio per cui non è adducibile la mancanza della comunicazione di avvio del procedimento qualora l’interessato ne abbia avuto aliunde conoscenza, e oltre a precisare che in ogni caso l’interessato deve dimostrare che avrebbe potuto apportare al procedimento rilevanti elementi di valutazione, ha ricordato in particolare come la comunicazione deve essere fatta quando l’Amministrazione abbia già manifestato l’intenzione di assumere una certa decisione, rivelandosi altrimenti le eventuali memorie ed osservazioni nient’altro che esercitazioni astratte e prive di qualsiasi effetto pratico. Il Consiglio di Stato scolpisce alcune efficaci riflessioni: << La comunicazione di avvio del procedimento, prevista dall’articolo 7 della legge 7 agosto 1990, n. 241, si inquadra nell’ambito di una nuova visione dei rapporti tra pubblica amministrazione e cittadini, imperniata sul principio della democraticità delle decisioni, quale strumento indispensabile per l’effettivo perseguimento dell’interesse pubblico con il minimo sacrificio possibile dei privati, così trovando concretamente attuazioni i principi costituzionali di legalità, imparzialità e buon andamento che devono contraddistinguere l’azione amministrativa.  Essa rappresenta quindi lo strumento previsto dal legislatore attraverso cui il cittadino, con apposite memorie ed osservazioni, interviene nel processo decisionale della pubblica amministrazione, fornendo a quest’ultima quegli elementi di conoscenza e di valutazione occorrenti ad orientare correttamente le scelte amministrative e ad adottare, quindi,  un “giusto provvedimento” (C.d.S., sez. V, 28 maggio 2001, n. 2884), idoneo a contemperare gli opposti interessi pubblici e privati in gioco (C.d.S., sez. IV, 18 ottobre 2002, n. 5699)  La finalità perseguite con l’obbligo imposto all’amministrazione di dare avviso al cittadino interessato dell’avvio di un procedimento che lo riguardi direttamente esclude che detto obbligo abbia natura meramente formale, così che esso è stato escluso non solo nel caso in cui l’interessato abbia anche aliunde avuto modo di conoscere l’esistenza del procedimento avviato dall’Amministrazione (e quindi di partecipare effettivamente alla decisione), ma anche quando (con riferimento al giudizio di appello) il ricorrente in primo grado non abbia censurato con dati reali la coerenza, logicità, completezza, adeguatezza e ponderazione dell’azione amministrativa, né abbia dimostrato che egli sarebbe stato in grado di fornire elementi di conoscenza e di giudizio tali da poter indirizzare diversamente la concreta decisione dell’amministrazione (C.d.S., sez. V, 21 gennaio 2002, n. 343) >>. Nella seconda il TAR PIEMONTE n. 1508 del 29 ottobre 2003 ha giudicato non illegittima l'adozione del provvedimento l'ultimo giorno utile per la presentazione delle osservazioni, in un caso in cui comunque la ditta aveva proposto precedentemente le proprie osservazioni, esercitando dunque il proprio diritto. Nel caso esaminato dalla terza sentenza proposta (TAR LIGURIA 31 ottobre 2003 n.1397) l'amministrazione ha riapprovato un progetto, originariamente approvato senza essere stato preceduto da un "giusto procedimento", stavolta preceduto dalla rituale fase partecipativa. Precisa in ogni caso il collegio: <<  è da ritenersi superflua, per evidente raggiungimento dello scopo cui le norme in argomento sono preordinate, la comunicazione dell'avvio del procedimento amministrativo nel caso in cui l'interessato, destinatario del provvedimento finale, sia stato in grado di recare alla amministrazione procedente ogni utile mezzo o argomento a favore della propria sfera giuridica soggettiva, di cui la p.a. stessa deve tener conto, cioè appunto lo stesso effetto cui tende la formalità della comunicazione.>> Infine secondo TAR CAMPANIA - sez. I Salerno, 1487 del 6 novembre 2003 : << l’avviso di avvio del procedimento ex art. 7 l n. 241/90 non può costituire un vuoto simulacro formale, ma deve adempiere alla concreta finalità insita nella norma, che è quella di consentire all’interessato di partecipare al procedimento amministrativo fin dal momento del suo concreto avvio o, quanto meno, di inserirvisi in una fase che non sia avanzata o, peggio, conclusiva altrimenti risultandone del tutto eluse le finalità partecipative e di trasparenza dell’azione amministrativa nella stessa norma insite (Cons. St. Sez. V 5 giugno 1997 n. 603 – 604- 605 – 606).  Per tali considerazioni il provvedimento amministrativo deve ritenersi illegittimo se la comunicazione di avvio del relativo procedimento sia stata data pochi giorni prima della sua conclusione (Cons. St. Sez. V n. 603/97). (...) Nel caso di specie, (...), non ricorre l’ipotesi della violazione  dell’indefettibile modulo partecipativo, atteso che la parte è stata comunque posta a conoscenza, in tempo utile, dell’esistenza del relativo procedimento e comunque non ha provato che, ove avesse potuto tempestivamente partecipare al procedimento stesso, avrebbe potuto presentare osservazioni ed opposizioni che avrebbero avuto la ragionevole possibilità di avere un’incidenza causale nel provvedimento terminale (TAR Sicilia 28 gennaio 1998 n. 74; TAR Puglia Sez. I 15 settembre 1997 n. 546). >>


 






 


 


IL CONSIGLIO DI STATO IN SEDE GIURISDIZIONALE (SEZIONE QUARTA)


 


27 ottobre 2003 n. 6631


 


D I R I T T O


 


(omissis) V.2. Possono essere congiuntamente esaminate le censure sollevate dagli appellanti circa la asserita violazione dell’articolo 7 della legge 7 agosto 1990, n. 241, per omessa comunicazione dell’avvio del procedimento, nei confronti della delibera consiliare n. 81 del 2 dicembre 1998 (individuazione delle aree da inserire nel piano per gli insediamenti produttivi), della delibera consiliare n. 41 del 28 aprile 1999 (di adozione del piano per gli insediamenti produttivi) e n. 64 del 22 settembre 1999 (di approvazione del piano stesso).
     Anche tali doglianze, ad avviso della Sezioni, non sono meritevoli di positivo apprezzamento.


     V.2.1. La comunicazione di avvio del procedimento, prevista dall’articolo 7 della legge 7 agosto 1990, n. 241, si inquadra nell’ambito di una nuova visione dei rapporti tra pubblica amministrazione e cittadini, imperniata sul principio della democraticità delle decisioni, quale strumento indispensabile per l’effettivo perseguimento dell’interesse pubblico con il minimo sacrificio possibile dei privati, così trovando concretamente attuazioni i principi costituzionali di legalità, imparzialità e buon andamento che devono contraddistinguere l’azione amministrativa.


     Essa rappresenta quindi lo strumento previsto dal legislatore attraverso cui il cittadino, con apposite memorie ed osservazioni, interviene nel processo decisionale della pubblica amministrazione, fornendo a quest’ultima quegli elementi di conoscenza e di valutazione occorrenti ad orientare correttamente le scelte amministrative e ad adottare, quindi,  un “giusto provvedimento” (C.d.S., sez. V, 28 maggio 2001, n. 2884), idoneo a contemperare gli opposti interessi pubblici e privati in gioco (C.d.S., sez. IV, 18 ottobre 2002, n. 5699).


     La finalità perseguite con l’obbligo imposto all’amministrazione di dare avviso al cittadino interessato dell’avvio di un procedimento che lo riguardi direttamente esclude che detto obbligo abbia natura meramente formale, così che esso è stato escluso non solo nel caso in cui l’interessato abbia anche aliunde avuto modo di conoscere l’esistenza del procedimento avviato dall’Amministrazione (e quindi di partecipare effettivamente alla decisione), ma anche quando (con riferimento al giudizio di appello) il ricorrente in primo grado non abbia censurato con dati reali la coerenza, logicità, completezza, adeguatezza e ponderazione dell’azione amministrativa, né abbia dimostrato che egli sarebbe stato in grado di fornire elementi di conoscenza e di giudizio tali da poter indirizzare diversamente la concreta decisione dell’amministrazione (C.d.S., sez. V, 21 gennaio 2002, n. 343); d’altra parte deve ammettersi che proprio al fine di non svuotare la peculiarità della comunicazione di avvio del procedimento, è necessario che essa sia fatta quando l’Amministrazione abbia già manifestato l’intenzione di assumere una certa decisione, rivelandosi altrimenti le eventuali memorie ed osservazioni nient’altro che esercitazioni astratte e prive di qualsiasi effetto pratico.


     V.2.2. Nel caso di specie, come correttamente rilevato dai primi giudici, la delibera consiliare n. 81 del 2 dicembre 1998 del Comune di Piandimeleto, era priva di valore provvedimentale, atteso che, come si evince dal suo tenore letterale, essa rappresentava soltanto un mero atto programmatico ovvero una proposta di lavoro che sollecitava l'Amministrazione comunale ad affrontare le problematiche conseguenti all'esaurimento delle aree attualmente destinate ad attività produttive di completamento ed alle pressanti insistenze degli imprenditori locali circa la necessità di individuare nuove aree ad uso produttivo per garantire la continuità produttiva: ciò trova, del resto, puntuale conferma nell'esame del punto 3 del dispositivo della citata delibera che prevedeva il conferimento di un successivo incarico ad un professionista abilitato per la redazione del piano per gli insediamenti produttivi.


     Nella delibera in esame non vi era pertanto alcuna concreta, attuale ed effettiva scelta dell'Amministrazione comunale circa i terreni da inserire nel piano degli insediamenti produttivi (rispetto alla quale soltanto sarebbe scattato l'obbligo di comunicare l'avvio del procedimento ai relativi proprietari); al contrario, essa costituiva semplicemente il primo atto preparatorio (rilevante esclusivamente sotto un profilo squisitamente "politico") di un articolato procedimento che doveva coinvolgere tutte le forze politiche e sociali della città in modo da pervenire, nella relativa costruttiva contrapposizione dialettica, alla effettiva scelta dei terreni più adatti e più idonei a perseguire l'interesse pubblico: scelta che sarebbe stata poi consacrata nella delibera di adozione del piano per gli insediamenti produttivi.


     E' significativo, in tal senso, ad avviso della Sezione, che il punto 5 del dispositivo della citata delibera n. 81 del 2 dicembre 1988 abbia disposto la comunicazione dello stesso atto ai proprietari delle aree individuate ai fini di consentirne la partecipazione al procedimento, proprio secondo le previsioni di cui alla legge 7 agosto 1990 n. 241, proprio ai fini della scelta da consacrare nella delibera di adozione del piano per gli insediamenti produttivi (avvenuta con delibera consiliare n. 41 del 28 aprile 1999): diversamente interpretando la sequenza procedimentale degli atti in esame, secondo la ricostruzione degli appellanti, dovrebbe ammettersi che l'Amministrazione comunale di Piandimeleto abbia posto in essere un'attività amministrativa inutile, atteso che la delibera n. 41 del 28 aprile 1999 costituirebbe una mera immotivata reiterazione della precedente delibera n. 8 del 2 dicembre 1998.


     Deve pertanto escludersi che ai fini dell'adozione della più volte citata delibera consiliare n. 81 del 2 dicembre e 1998 sussistesse l'obbligo dell'Amministrazione comunale di Piandimeleto di comunicare agli interessati l'avvio del procedimento ai sensi dell'articolo 7 della legge 7 agosto 1990, n. 241.


     Ciò senza contare che, come risulta proprio dalla lettura della delibera n. 81 del 2 dicembre 1998 ed in particolare dalle considerazioni svolte dal Sindaco nell'illustrazione della proposta di deliberazione, i proprietari delle aree individuate (quale ipotesi di lavoro, come delineato) per la redazione della successiva deliberazione di adozione del piano per gli insediamenti produttivi erano a conoscenza dell'intenzione dell'Amministrazione di provvedere ad adottare un nuovo piano per gli insediamenti produttivi a causa dell'esaurimento del precedente strumento e delle pressanti richieste avanzate a tal fine dagli imprenditori locali, tant'è che erano stati invitati dalla stessa Amministrazione comunale, ma inutilmente, a presentare piani di lottizzazione privata: anche sotto tale profilo, quindi, deve escludersi che, nel caso di specie, si sia verificata la denunciata violazione delle garanzie partecipative di cui all'articolo 7 della legge 7 agosto 1990, n. 241.


     V.2.3. Le osservazioni che precedono escludono, poi, che il dedotto vizio di omessa comunicazione dell’avvio del procedimento possa in qualche modo rilevare con riferimento alle delibere consiliari n. 41 del 28 aprile 1999 e n. 64 del 22 settembre 1999, rispettivamente di adozione e di approvazione del piano per gli insediamenti produttivi.


     Peraltro deve rilevarsi che, come emerge dalla documentazione in atti, nei confronti di tali deliberazioni risultano effettivamente espletate le formalità di pubblicità prevista specificamente dalla legge, ai fini della partecipazione degli interessati.


     Infatti, come si ricava dalla lettura della motivazione della delibera n. 64 del 22 settembre 1999 (concernente l’approvazione del piano in questione), la precedente delibera di adozione del piano (n. 41 del 28 luglio 1999), corredata di tutti i necessari allegati, era stata ritualmente depositata presso la segreteria comunale e di tale deposito era stato dato avviso all’albo pretorio in data 8 luglio 1999, senza che nel termine stabilito fosse pervenuta alcuna opposizione o osservazione; inoltre risulta che con la nota prot. n. 3511 dell'8 luglio 1999 è stata inviata agli appellati copia della delibera di adozione del piano in questione, senza che essi abbiano svolto alcuna osservazione o controdeduzione.


     Pertanto, nel caso di specie, non si è verificata alcuna violazione delle garanzie partecipative, diversamente da quanto sostenuto dagli appellanti.


(o m i s s i s)


     V.8. Devono essere infine respinti i motivi di gravame attraverso i quali sono state riproposte le censure svolte col terzo ricorso proposto in primo grado rivolto avverso il decreto di occupazione di urgenza e le delibere della Giunta comunale di Piandimeleto di approvazione dei progetti per la realizzazione delle opere di urbanizzazione ricadenti nel piano per gli insediamenti produttivi, essendo al riguardo la decisione di primo grado del tutto corretta.


     In particolare, per quanto attiene al decreto di occupazione di urgenza, esso – com’è noto – costituisce un momento puramente attuativo della dichiarazione di pubblica utilità, indifferibilità ed urgenza dei lavori che, nel caso di specie, deriva immediatamente e direttamente non già dall’approvazione del progetto di urbanizzazione, bensì dall’approvazione del piano per gli insediamenti produttivi che comporta – come si è visto – la dichiarazione ex lege di pubblica utilità, indifferibilità ed urgenza delle opere in esse previste: è sufficiente rilevare al riguardo che la previsione della realizzazione di opere di urbanizzazione era contenuta effettivamente nelle stesse delibere di adozione e di approvazione del piano per gli insediamenti produttivi.


     Il decreto di occupazione, che correttamente risulta essere stato emanato dal dirigente dell’amministrazione, trattandosi di un atto di gestione (C.d.S., sez. IV, 10 gennaio 2002, n. 102), non doveva essere preceduto dalla comunicazione di avvio del procedimento, atteso che le garanzie partecipative si devono realizzare (così com’è avvenuto) con riferimento al provvedimento che ha comportato la dichiarazione di pubblica utilità, indifferibilità ed urgenza dei lavori, rispetto al quale il decreto di occupazione costituisce – come detto – mera attuazione, e che comunque era ben nota ai ricorrenti. (omissis)


     


 


 


IL TRIBUNALE AMMINISTRATIVO REGIONALE PER IL PIEMONTE I^ sez.


 


29 ottobre 2003 n. 1508


 


MOTIVI DELLA DECISIONE


 


(omissis) Con il primo motivo i ricorrenti denunciano il vizio procedimentale nel quale sarebbe incorsa l’amministrazione, che si sarebbe determinata, senza attendere la scadenza del termine che essa stessa aveva prefissato, perché i soggetti interessati intervenissero nel procedimento.


In fatto è accaduto che con nota 22.5.2003, n. 6031/2003 l’amministrazione comunale di Trofarello aveva comunicato agli odierni ricorrenti l’avvio del procedimento per l’adozione definitiva e per l’approvazione del progetto definitivo delle opere di urbanizzazione, infrastrutturazione indiretta  ed espropriazione delle relative aree; l’atto ha prefissato il termine sino al 26.6.2003 per il deposito di memorie o comunque di atti di intervento, ma sarebbe stato disatteso con le determinazioni gravate, che sarebbero intervenute prima della scadenza del termine previsto dal punto g) della citata comunicazione di avvio del procedimento.


Il giudice rileva che l’atto in questione indicava il 26.6.2003 come termine ultimo di deposito, ed il provvedimento lesivo è stato adottato nell’ultimo giorno concesso per il deposito di memorie. Va tuttavia notato che le parti interessate avevano depositato una memoria il 19.6.2003, per cui si deve considerare che ebbero la possibilità di spiegare l’intervento procedimentale. La fissazione di un termine per il deposito delle memorie ai sensi della legge 7 agosto 1990, n. 241 non può comportare l’obbligo dell’amministrazione alla sospensione dell’attività, una volta che gli interessati hanno dato corso alle attività di loro competenza.


Ne consegue che la censura è infondata perché la p.a. si è determinata nell’ultimo giorno fissato per pronunciarsi, ed anche perché l’atto è stato adottato quando gli interessati erano già intervenuti, con il deposito (19.6.2003) di una memoria illustrativa .


Con   la seconda doglianza i ricorrenti ripropongono parte delle censure dedotte con le argomentazioni già esaminate; essi lamentano che l’abbreviazione dei termini del procedimento fu decisa unilateralmente dalla p.a., per cui fu loro precluso il deposito della memoria integrativa che avevano in animo di rassegnare all’esame del Comune; si lamenta poi che la p.a. ha trattato soltanto con la deliberazione di giunta impugnata gli argomenti toccati dalla memoria da loro prodotta.


Il giudice rileva che la questione relativa all’abbreviazione dei tempi del procedimento è già stata decisa allorché fu preso in esame il primo motivo, per cui il rilievo va respinto; neppure la seconda doglianza può trovare accoglimento, poiché le osservazioni presentate dagli interessati riguardavano le modalità di esecuzione delle opere di urbanizzazione sui terreni espropriati, e non avrebbero potuto trovare ingresso nelle deliberazioni consiliari, che si occuparono della conformazione del territorio.  


Anche il secondo motivo è pertanto infondato e va respinto. (omissis)


 


 


 


 


IL TRIBUNALE AMMINISTRATIVO REGIONALE PER LA LIGURIA I^ sez.


 


31 ottobre 2003 n. 1397


 


D I R I T T O


 


(omissis) Con il primo motivo di ricorso, parte ricorrente lamenta la violazione degli artt. 7 e 8 l. 24190, per mancata comunicazione di avvio del procedimento ai proprietari interessati, anteriormente alla delibera n. 104 del 1998 di prima approvazione del progetto preliminare.


La censura è infondata.


Per un verso la delibera richiamata risulta sostanzialmente priva di effetto, in quanto superata dalla successiva n. 23 del 1051999, avente ad oggetto una nuova approvazione del progetto preliminare; al riguardo, tale provvedimento risulta a sua volta preceduto dalla comunicazione datata 421999 (cfr. documenti depositati in via istruttoria in data 29112000) ai proprietari interessati.


Per un altro verso, nel caso di specie appare raggiunto lo scopo posto a fondamento dell’obbligo di garanzia partecipativa, di cui alla comunicazione di avvio in contestazione. Al riguardo, va richiamato il principio fatto proprio dalla prevalente opinione giurisprudenziale, per cui nell’ambito dell’attività amministrativa il rispetto di certe formalità è in realtà sostanza, nel senso che il corretto adempimento di passaggi procedimentali appare diretto all’acquisizione della pluralità di interessi coinvolti dal procedimento per una completa e consapevole determinazione finale; in tale ottica, va ribadito in generale che è da ritenersi superflua, per evidente raggiungimento dello scopo cui le norme in argomento sono preordinate, la comunicazione dell'avvio del procedimento amministrativo nel caso in cui l'interessato, destinatario del provvedimento finale, sia stato in grado di recare alla amministrazione procedente ogni utile mezzo o argomento a favore della propria sfera giuridica soggettiva, di cui la p.a. stessa deve tener conto, cioè appunto lo stesso effetto cui tende la formalità della comunicazione. Nel caso in esame, le delibere di approvazione oggetto di impugnazione risultano essere state precedute dalla formulazione di osservazioni (datate 2221999) da parte dei proprietari interessati, a loro volta prese in specifica considerazione ed oggetto di valutazione (della cui adeguatezza peraltro può discutersi unicamente alla stregua della deduzioni di ulteriori censure). (omissis)


 


 


 


IL TRIBUNALE AMMINISTRATIVO REGIONALE PER LA CAMPANIA I^ sez. SALERNO


 


6 novembre 2003 n. 1487


 


 


D I R I T T O


(omissis) Come pacificamente ammesso dalle costituite parti, la comunicazione ex art. 7 l. n. 241/90 risulta essere stata inviata ex ante e notificata ai ricorrenti in data 7 maggio 2002, mentre l’atto deliberativo recante approvazione del progetto di ampliamento e dichiarazione di pubblica utilità, indifferibilità ed urgenza (deliberazione di G. M. n. 144/2002) risulta essere stato approvato soltanto in data 20 maggio 2002.
Da qui la doglianza in ordine alla brevità del tempo assegnato  per la partecipazione al procedimento.
4.a.- Non sfugge al Collegio che la comunicazione di avvio del relativo procedimento non può essere trasmessa al soggetto interessato in un momento in cui il procedimento poteva ritenersi pressoché concluso : infatti l’avviso di avvio del procedimento ex art. 7 l n. 241/90 non può costituire un vuoto simulacro formale, ma deve adempiere alla concreta finalità insita nella norma, che è quella di consentire all’interessato di partecipare al procedimento amministrativo fin dal momento del suo concreto avvio o, quanto meno, di inserirvisi in una fase che non sia avanzata o, peggio, conclusiva altrimenti risultandone del tutto eluse le finalità partecipative e di trasparenza dell’azione amministrativa nella stessa norma insite (Cons. St. Sez. V 5 giugno 1997 n. 603 – 604- 605 – 606).
 Per tali considerazioni il provvedimento amministrativo deve ritenersi illegittimo se la comunicazione di avvio del relativo procedimento sia stata data pochi giorni prima della sua conclusione (Cons. St. Sez. V n. 603/97).
4.a.1.- Nella specie, tuttavia, l’atto deliberativo pregiudizievole dei diritti dominicali dei ricorrenti risulta essere stato adottato dopo tredici giorni dalla notifica della relativa comunicazione di avvio del procedimento, senza che da parte degli interessati sia stata trasmessa all’ente locale procedente neppure un’istanza semplice di accesso agli atti del relativo procedimento; per la verità alcuna  richiesta – come riferito dall’Amministrazione comunale a pag. 5 della memoria depositata il 10 luglio 2002 e non contestato dai ricorrenti – risulta essere stata inviata da questi ultimi all’Amministrazione comunale neppure successivamente a tale data e comunque fino al 4 giugno 2002, epoca alla quale essi hanno avuto conoscenza dell’avvenuta adozione della delibera impugnata, a mezzo della notifica del decreto di occupazione d’urgenza.
4.b.- A ciò comunque aggiungasi che, come è stato osservato dalla giurisprudenza del Consiglio di Stato (Sez. V 22 maggio 2001 n. 2823), le regole della partecipazione non possono essere interpretate ed applicate in modo formalistico ed acritico, ma vanno lette alla luce dei criteri generali che governano lo svolgimento dell’attività amministrativa ed individuano i contenuti fondamentali del rapporto tra esercizio della potestà pubblica e tutela delle posizioni delle parti interessate : ragionevolezza, proporzionalità, logicità ed adeguatezza.
In particolare, secondo questa corretta prospettiva, la pretesa partecipativa dei soggetti interessati va razionalmente correlata all’interesse strumentale del destinatario dell’atto ed alla peculiarità della vicenda procedimentale in cui essa si colloca.
Si tratta di un canone interpretativo di portata generale per definire la rilevanza della riscontrata difformità tra l’atto amministrativo e le regole che ne disciplinano l’emanazione.
L’accertato contrasto tra la fattispecie concreta ed il paradigma astratto delineato dalla norma non determina, per ciò solo, l’invalidità dell’atto.
L’invalidità dell’atto può essere affermata solo quando la violazione della regola provoca una lesione dell’interesse, ancorchè meramente strumentale, perseguito dal ricorrente.
Sulla scorta delle riferite precisazioni, la giurisprudenza ha espunto dal novero dei casi caratterizzati dall’indefettibile modulo partecipativo, una serie di ipotesi, tra le quali meritano di essere ricordate :
-la conoscenza acquisita in tempo utile per realizzare la partecipazione al procedimento (Cons. St. Sez. IV 18 maggio 1998 n. 836)
-il caso in cui il procedimento consegue, con un preciso   nesso di derivazione necessaria, da una precedente attività amministrativa già conosciuta dall’interessato (Cons. St. 30 dicembre 1998 n. 1968);
-i procedimenti amministrativi ad istanza di parte.
In particolare, si è sostenuto che l’omissione della comunicazione ex art. 7 l. n. 241/90 comporta l’illegittimità dell’atto conclusivo del procedimento soltanto nel caso in cui il soggetto non avvisato possa poi provare che, ove avesse potuto tempestivamente partecipare al procedimento stesso, avrebbe potuto presentare osservazioni ed opposizioni che avrebbero avuto la ragionevole possibilità di avere un’incidenza causale nel provvedimento terminale (TAR Sicilia 28 gennaio 1998 n. 74; TAR Puglia Sez. I 15 settembre 1997 n. 546).
Non sfugge al Collegio che la giurisprudenza è altresì orientata a ritenere necessaria la comunicazione dell’avvio del procedimenti ogni volta che intende emanare un atto di secondo grado (annullamento, revoca, decadenza) incidente su posizioni giuridiche soggettive originate dal precedente atto, oggetto della nuova determinazione amministrativa di rimozione (Cons. St. Sez. V 24 novembre 1997 n. 1365).
4.b.1.-Nel caso di specie, dunque, non ricorre l’ipotesi della violazione  dell’indefettibile modulo partecipativo, atteso che la parte è stata comunque posta a conoscenza, in tempo utile, dell’esistenza del relativo procedimento e comunque non ha provato che, ove avesse potuto tempestivamente partecipare al procedimento stesso, avrebbe potuto presentare osservazioni ed opposizioni che avrebbero avuto la ragionevole possibilità di avere un’incidenza causale nel provvedimento terminale (TAR Sicilia 28 gennaio 1998 n. 74; TAR Puglia Sez. I 15 settembre 1997 n. 546).
Da qui la reiezione della doglianza :
-sia con riferimento al procedimento relativo all’approvazione del progetto recante dichiarazione di pubblica utilità dell’opera;
- sia con riferimento al decreto di occupazione di urgenza dell’area, che, com’è noto, non richiede alcuna comunicazione atteso che, “il giusto procedimento ha ragion d’essere nell’ambito della dichiarazione di pubblica utilità, che conserva momenti di scelte discrezionali, ma non più nell’ambito dell’occupazione d’urgenza, meramente attuativa dei provvedimenti presupposti” (vedi Cons. St. Ad. Plen. n. 14/99).
- sia con riferimento al provvedimento recante revoca della precedente procedura espropriativi, atteso che siffatto provvedimento, in quanto volto a ripristinare l’originaria posizione dei proprietari delle aree incise, risulta estraneo al dato normativo dell’art. 7 l n. 241/90 che obbliga la P.A. all’indefettibile modulo partecipativo laddove l’attività amministrativa arrechi un pregiudizio alla parte, e non anche, per quanto già detto innanzi, l’attività in questione si conformi ai desiderata degli interessati. (omissis)
    


 




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