Con la sentenza TAR Lecce 6085 del 16 settembre 2003 viene ribadito il concetto che l'occupazione usurpativa con possibile restitutio in integrum si verifica in caso di assenza - e non mera infruttuosa scadenza - dei termini di pubblica utilità." />
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IL TAR LECCE 6085/2003 SUL RISARCIMENTO DEL DANNO

Con la sentenza TAR Lecce 6085 del 16 settembre 2003 viene ribadito il concetto che l'occupazione usurpativa con possibile restitutio in integrum si verifica in caso di assenza - e non mera infruttuosa scadenza - dei termini di pubblica utilità.



 


Con la sentenza TAR Lecce 6085 del 16 settembre 2003 viene ribadito il concetto che l'occupazione usurpativa con possibile restitutio in integrum si verifica in caso di assenza - e non mera infruttuosa scadenza - dei termini di pubblica utilità. Viene a questo proposito asserito che: "solo la mancanza iniziale della dichiarazione di pubblica utilità o il suo annullamento determina quella situazione di illiceità iniziale permanente dell’occupazione che giustifica la pretesa restitutoria del privato, nel mentre non ha rilievo a tal fine la scadenza del termine della dichiarazione di pubblica utilità (confronta Corte di Cassazione civile, I Sezione, 21 Marzo 2000 n° 3298). Pertanto, la domanda di risarcimento in forma specifica (restituzione dei terreni) proposta dai ricorrenti – sul presupposto che il Comune resistente abbia posto in essere un’occupazione “usurpativa” delle aree in questione – non può essere accolta." Il TAR condanna il Comune a proporre all'interessato una somma risarcitoria calcolata sulla base dei seguenti principi:  1) EFFETTIVO VALORE DI MERCATO; 2) RIVALUTAZIONE MONETARIA SU BASE ISTAT FINO AL DEPOSITO DELLA SENTENZA ("che segna il momento nel quale, per effetto della liquidazione giudiziale, il debito di valore si trasforma in debito di valuta"); 3) INTERESSI LEGALI DALLA MATURAZIONE AL SODDISFO.


 




<< Come diffusamente illustrato in narrativa, i ricorrenti - proprietari di aree nell’ambito della zona “D” dello strumento urbanistico generale del Comune di Racale ed incluse nel Piano per gli Insedimenti Produttivi  approvato dall’A.C. con deliberazione consiliare n° 38 del 21 Maggio 1992 – chiedono, in via principale, il risarcimento dei danni in forma specifica (cioè, la restituzione delle aree in questione) e/o per equivalente (al valore di mercato delle aree medesime) nei confronti del Comune resistente, in relazione all’occupazione (asseritamente) illecita dei predetti terreni di loro proprietà (per un’estensione complessiva di mq. 3.188) finalizzata alla realizzazione di opere viarie (“strade alla macadam”) in zona P.I.P., posta in essere in esecuzione del decreto di occupazione temporanea e d’urgenza n° 1 del 15 Marzo 2000.


In via preliminare, osserva il Collegio che trattasi di controversia rientrante, indubbiamente, nella giurisdizione esclusiva dell’adito Giudice Amministrativo, ai sensi dell’art. 34 del Decreto Legislativo 31 Marzo 1998 n° 80 e ss.mm..


Infatti, come chiarito dall’insegnamento giurisprudenziale prevalente e condivisibile, in applicazione degli artt. 34 e 35 del Decreto Legislativo 31 Marzo 1998 n° 80 (nel testo novellato dall’art. 7 della Legge 21 Luglio 2000 n° 205), appartiene alla giurisdizione esclusiva del G.A. la domanda di risarcimento del danno ingiusto conseguente ad illecito comportamento della Pubblica Amministrazione in materia espropriativa, in quanto – in forza dell’art. 34 secondo comma del citato Decreto Lgs. n° 80/1998 - la materia dell’urbanistica, che rientra in tale giurisdizione, è ampia al punto da assorbire tutti gli aspetti dell’uso del territorio, così estendosi anche alle questioni in tema di espropriazione (ex multis: Consiglio di Stato, Adunanza plenaria, 26 Marzo 2003 n° 4; Corte di Cassazione civile, Sezioni Unite, 14 Luglio 2000 n° 494; T.A.R. Puglia, I Sezione di Lecce, 17 Gennaio 2000 n° 12).


Insomma, l’orientamento giurisprudenziale assolutamente prevalente ritiene che l’art. 34 del citato Decreto Legislativo 31 Marzo 1998 n° 80 e ss.mm. devolve alla giurisdizione esclusiva del G.A. le controversie (come quella posta all’esame del Tribunale) inerenti al risarcimento del danno per la perdita della proprietà di terreni acquisiti dalla P.A. per occupazione acquisitiva o appropriativa (c.d. accessione invertita).


Sempre in via preliminare, si rileva che, nel caso di specie, non si pone la questione inerente la c.d. “pregiuziale di annullamento” relativa ai provvedimenti amministrativi lesivi degli interessi legittimi dei privati danneggiati, poiché i ricorrenti, a ben vedere, fanno valere diritti soggettivi perfetti, lamentando in via principale l’illiceità del comportamento dell’Amministrazione Comunale resistente che, dopo averle occupate in virtù del decreto di occupazione temporanea e d’urgenza n° 1/2000, avrebbe irreversibilmente trasformato le aree di loro proprietà realizzando materialmente sulle stesse le opere di viabilità all’interno del P.I.P., senza però espropriarle antecedentemente alla scadenza del termine decennale di validità del Piano per gli Insediamenti Produttivi (approvato con delibera del Consiglio Comunale di Racale n° 38 del 21 Maggio 1992, divenuta esecutiva in data 17 Giugno 1992, a seguito della presa d’atto del CO.RE.CO.).


Deve, infatti, ritenersi ammissibile la domanda risarcitoria proposta dagli interessati, a prescindere dall’impugnazione degli atti della procedura espropriativa – intrapresa ma non portata a termine dalla P.A. –, quando il presupposto logico-giuridico di tale azione sia non l’asserita illegittimità della medesima procedura, ma l’intervenuta scadenza degli atti a suo tempo adottati dalla Pubblica Amministrazione (dichiarazione di pubblica utilità), senza che sia mai seguita l’espropriazione definitiva (T.A.R. Sicilia, I Sezione di Palermo, 11 Ottobre 2001 n° 1445).


Essenzialmente per le medesime ragioni, vanno disattese sia l’eccezione di inammissibilità sollevata dalla difesa comunale basata sul fatto che questo Tribunale ha già rigettato i precedenti ricorsi proposti dagli stessi ricorrenti avverso la menzionata delibera di approvazione del P.I.P. n° 38/1992 ed i conseguenti atti ablatori adottati dal Comune di Racale, sia le eccezioni pregiudiziali incentrate sull’asserita (ma, insussistente) genericità del ricorso introduttivo del presente processo, sulla carenza di interesse a ricorrere e sulla violazione del principio “ne bis idem”.


Nel merito, il ricorso è parzialmente fondato e va accolto nei limiti che saranno di seguito indicati.


Occorre, in primo luogo, chiarire – tenuto conto, da un lato, che questa Sezione, con decisioni assunte nelle Camere di Consiglio del 21 Maggio 2003 e del 5 Giugno 2003, ha respinto nel merito tutti i precedenti ricorsi proposti dai medesimi ricorrenti per l’annullamento della delibera consiliare di approvazione del P.I.P. n° 38/1992 (avente, ai sensi dell’art. 27 della Legge 22 Ottobre 1971 n° 865, valore di dichiarazione di pubblica utilità, urgenza ed indifferibilità delle opere in esso previste) e di tutti gli atti ablatori conseguentemente adottati nei loro confronti dal Comune di Racale e, dall’altro, che lo spirare del decennio di operatività del P.I.P. (alla data del 17 Giugno 2002) fa venire meno l’efficacia della dichiarazione di pubblica utilità (derivante dalla sua approvazione) solo con effetto “ex nunc”- che nella fattispecie in questione non si verte, sicuramente, in tema di “occupazione usurpativa” (ipotesi nella quale, notoriamente, non ha luogo in favore della P.A. l’effetto estintivo-acquisitivo del fondo occupato a seguito dell’irreversibile trasformazione dello stesso) configurabile soltanto nel caso in cui la Pubblica Amministrazione si procuri la disponibilità di terreni privati mediante la loro materiale apprensione non sorretta da una dichiarazione di pubblica utilità, con la precisazione che all’assenza materiale deve essere equiparata l’assenza giuridica della dichiarazione di pubblica utilità, che si verifica allorquando il relativo provvedimento venga annullato (con effetto “ex tunc”) da parte del Giudice Amministrativo (confronta: Corte di Cassazione civile, I Sezione, 18 Febbraio 2000 n° 1814).


Alla stregua dell’insegnamento giurisprudenziale consolidato, in tema di espropriazione per pubblica utilità, solo la mancanza iniziale della dichiarazione di pubblica utilità o il suo annullamento determina quella situazione di illiceità iniziale permanente dell’occupazione che giustifica la pretesa restitutoria del privato, nel mentre non ha rilievo a tal fine la scadenza del termine della dichiarazione di pubblica utilità (confronta Corte di Cassazione civile, I Sezione, 21 Marzo 2000 n° 3298).


Pertanto, la domanda di risarcimento in forma specifica (restituzione dei terreni) proposta dai ricorrenti – sul presupposto che il Comune resistente abbia posto in essere un’occupazione “usurpativa” delle aree in questione – non può essere accolta.


Alla stregua delle risultanze dell’istruttoria disposta dalla Sezione con l’ordinanza n° 516/2003, deve invece concludersi nel senso che, nella vicenda de qua, – nonostante l’accertata legittimità dei provvedimenti amministrativi (P.I.P. ed atti ablatori) posti in essere dal Comune di Racale – si sia realizzata, con riferimento alle particelle di terreno di proprietà dei ricorrenti (distinte in Catasto al fol. 17 p.lle 1320, 1328, 1361, 1362, 1363 e 1364, estese complessivamente mq. 3.188) occupate dal Comune resistente in forza del decreto di occupazione temporanea e d’urgenza n° 1 del 15 Marzo 2000 per la realizzazione delle opere viarie del P.I.P. di Racale (“strade alla macadam”), un’ipotesi di occupazione "appropriativa”, con conseguente acquisto a titolo originario della proprietà delle aree predette in capo all’Amministrazione Comunale (c.d. “accessione invertita”) e correlativa insorgenza del diritto al risarcimento dei danni subìti dai privati (perdita del diritto di proprietà) a causa del comportamento illecito posto in essere dalla P.A. (ex plurimis: Corte di Cassazione civile, Sezioni Unite, 26 Febbraio 1983 n° 1464).


Dalla relazione di chiarimenti redatta dal Dirigente dell’U.T.C. del Comune di Racale (depositata in Segreteria in data 12 Luglio 2003) emerge, infatti, sia che le opere viarie del P.I.P. ("strade alla macadam”) localizzate sulle predette aree di proprietà dei ricorrenti sono state tutte effettivamente realizzate ed ultimate in data 11 Settembre 2000 comportando l’irreversibile trasformazione delle aree stesse, sia che il decreto di espropriazione definitiva n° 141 del 12 Aprile 2002 (adottato dall’Autorità Comunale antecedentemente allo spirare del decennio di operatività del P.I.P. approvato con la delibera consiliare n° 38 del 21 Maggio 1992) si riferiva soltanto ai (diversi) terreni di proprietà dei ricorrenti destinati dal P.I.P. alla costruzione di capannoni industriali, e non anche alle aree di cui sopra occupate in forza del decreto di occupazione temporanea e d’urgenza n° 1/2000 precipuamente al fine di realizzare le opere di viabilità contemplate dal P.I.P. ("strade alla macadam”).


Pertanto, considerato che – come detto – l’operatività del P.I.P. approvato dall’A.C. con la più volte menzionata deliberazione consiliare n° 38 del 21 Maggio 1992 è definitivamente venuta meno (con effetto “ex nunc”) in data 17 Giugno 2002 (allo scadere del decennio di efficacia previsto dall’art. 27 della Legge 22 Ottobre 1971 n° 865), l’occupazione delle aree destinate alla realizzazione delle opere viarie disposta (inizialmente legittimamente) dal Comune resistente, al fine specifico di dare attuazione alle previsioni del predetto P.I.P., è divenuta illecita (per il venir meno della efficacia della dichiarazione di pubblica utilità, urgenza ed indifferibilità) a partire dalla pedetta data del 17 Giugno 2002, nella quale – essendo già intervenuta l’irreversibile trasformazione delle aree stesse con l’effettiva costruzione delle opere viarie (“strade alla macadam”) – deve ritenersi perfezionato il comportamento illecito (istantaneo) pretoriamente denominato occupazione “appropriativa” o “acquisitiva”.


Né ha rilevanza la circostanza – sottolineata dalla pur pregevole difesa del Comune resistente – che con la deliberazione della Giunta Municipale di Racale n° 179/1999, di approvazione del progetto esecutivo di sistemazione delle "strade alla macadam”, siano stati fissati anche i termini per il completamento del procedimento espropriativo, attivato per l’acquisizione dei terreni dei ricorrenti necessari all’esecuzione delle predette opere viarie del P.I.P., che non sono ancora scaduti (10 Aprile 2004).


E’ agevole rilevare in proposito sia che – come esplicitamente segnalato dalla Sezione nella sentenza n° 4091/2003 resa inter partes – nelle espropriazioni volte all’attuazione dei P.I.P. i termini di cui all’art. 13 della Legge 25 Giugno 1865 n° 2359 sono, in ogni caso, da ritenere assorbiti dalle disposizioni normative speciali che limitano nel tempo “ope legis” l’efficacia dei predetti piani particolareggiati esecutivi e, quindi, l’ambito temporale per l’ultimazione degli atti espropriativi (che, nella specie, è spirato il 17 Giugno 2002), sia che il procedimento espropriativo attivato con l’approvazione del progetto esecutivo contenuta nella deliberazione della Giunta Municipale di Racale n° 179/1999 non può assolutamente essere considerato come autonomo, essendo (incontestatamente) specificamente preordinato all’attuazione delle prescrizioni del P.I.P. concernenti le opere stradali contemplate dallo strumento urbanistico esecutivo approvato con la deliberazione consiliare n° 38/1992.


Si deve, inoltre, sottolineare che il Consiglio Comunale di Racale, con la deliberazione n° 97 del 27 Novembre 1996 (richiamata dalla difesa comunale), si è, con ogni evidenza, soltanto limitato a rideterminare le indennità di esproprio ai sensi dell’art. 5 bis della Legge 8 Agosto 1992 n° 359, senza procedere ad una vera e propria riapprovazione del P.I.P. idonea ad influire sulla scadenza del termine decennale di efficacia dello stesso (decorrente, come detto, dal 17 Giugno 1992).


Va disattesa, infine, l’eccezione di prescrizione sollevata dal Comune resistente, in quanto il termine quinquennale di prescrizione del diritto di credito risarcitorio degli ex proprietari ricorrenti, sorgente per effetto dell’illecita occupazione “appropriativa” consumata dal Comune di Racale, decorre, a ben vedere, soltanto a partire dal 17 Giugno 2002 (o, tutt’al più, dalla data di irreversibile trasformazione delle aree de quibus, avvenuta l’11 Settembre 2000).


E’ noto, infatti, che allorquando (come nella specie) la radicale trasformazione del fondo di proprietà privata avviene durante il periodo di occupazione legittima effettuata in base ad apposito provvedimento amministrativo, l’effetto estintivo-acquisito del diritto di proprietà (ovvero l’occupazione “appropriativa”) si realizza solo quando il termine di occupazione legittima sia scaduto senza che il decreto di esproprio sia stato emanato dalla Autorità espropriante.


In conclusione, considerato che il Comune resistente ha posto in essere una condotta illecita (riconducibile allo schema dell'illecito aquiliano di cui all’art. 2043 del Codice Civile) consistente nella occupazione “appropriativa” delle predette aree di proprietà dei ricorrenti, deve essere accolta l’azionata domanda di condanna al risarcimento dei danni (per equivalente pecuniario), correlativamente subìti dagli stessi, per la perdita del diritto dominicale sulle aree in questione (estese complessivamente mq. 3.188).


Trattandosi di occupazione “appropriativa” intervenuta in epoca successiva al 30 Settembre 1996 e non essendo dunque applicabile il criterio liquidatorio previsto dall’art. 5 bis, comma settimo bis, della Legge 8 Agosto 1992 n° 359, il risarcimento danni spettante agli ex proprietari ricorrenti va commisurato all’effettivo valore di mercato posseduto dalle aree de quibus (estese complessivamente mq. 3.188) all’epoca della scadenza del P.I.P. (avvenuta, come detto, il 17 Giugno 2002).


Poichè si è in presenza di una controversia devoluta alla giurisdizione esclusiva del Giudice Amministrativo, il Collegio ritiene possibile ed opportuno, ai sensi dell’art. 35 secondo comma del Decreto Legislativo 31 Marzo 1998 n° 80 e ss.mm., limitarsi a pronunciare la condanna generica del Comune di Racale al risarcimento dei danni patrimoniali subìti dai ricorrenti in conseguenza dell’illecito comportamento di cui sopra, stabilendo i seguenti criteri generali per la liquidazione del quantum, in base ai quali l’Amministrazione Comunale resistente dovrà proporre, a favore delle parti ricorrenti, il pagamento della somma dovuta a titolo risarcitorio, entro il termine di 60 (sessanta) giorni decorrenti dalla comunicazione in via amministrativa o dalla notificazione della presente sentenza: 1) risarcire ai ricorrenti il danno patrimoniale subìto per la perdita della proprietà delle aree di che trattasi in misura pari all’effettivo valore di mercato posseduto dalle aree stesse alla data del 17 Giugno 2002; 2) sulle somme liquidate ai sensi del precedente punto, che riguardando il risarcimento del danno consistono in un debito di valore, deve riconoscersi la rivalutazione monetaria, secondo indici I.S.T.A.T., dalla predetta data del 17 Giugno 2002 sino a quella di deposito della presente sentenza (che segna il momento nel quale, per effetto della liquidazione giudiziale, il debito di valore si trasforma in debito di valuta); 3) pagare gli interessi legali sulle somme dovute per le causali di cui sopra dalla maturazione al soddisfo.


Le spese processuali, ex art. 91 c.p.c., seguono la soccombenza e sono liquidate come da dispositivo.   


P.Q.M.


Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Puglia – Prima Sezione di Lecce - accoglie parzialmente il ricorso indicato in epigrafe nei limiti precisati in motivazione e, per l’effetto, condanna, ai sensi dell’art. 35 secondo comma del Decreto Legislativo 31 Marzo 1998 n° 80 e ss.mm., il Comune di Racale, in persona del Sindaco pro-tempore, al risarcimento dei danni patrimoniali subìti dai ricorrenti in conseguenza dell’illecito comportamento consistente nell’occupazione "appropriativa" delle aree già di proprietà dei predetti (distinte in catasto al fol.17 p.lle 1320, 1328, 1361, 1362, 1363 e 1364, estese complessivamente mq. 3.188), da liquidare su accordo delle parti e in base ai criteri generali indicati in motivazione, entro il termine di 60 (sessanta) giorni decorrenti dalla comunicazione in via amministrativa o dalla notificazione della presente sentenza. >>




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