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ANNO XVII
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Quando l'occupazione diventa illegittima e come si calcola l'indennità


DANIELA LAZZINI: « Quando un'occupazione temporanea diventa illegittima e come si calcola l'indennità spettante al proprietario? »


PL - La domanda è semplice, la risposta molto meno. Le espongo per larghe linee una estrema sintesi della questione, che cerco di mantenere aderente agli orientamenti che mi sembrano preferibili e prevalenti, coordinandoli, e tuttavia avvertendoLa che sussistono posizioni dottrinali e giurisprudenziali estremamente variegate. L’occupazione può diventare illegittima o esserlo fin dall’origine. Lo diventa quando scade il termine di durata fissato nel decreto di occupazione o comunque scade il termine massimo di cinque anni, senza che sia avvenuto nel frattempo il passaggio di proprietà che abbia fornito all’ente un diverso e definitivo legittimo titolo per possedere il bene (la proprietà). In tal caso l’indennità di occupazione sarà quella ordinaria per l’occupazione legittima per il periodo in cui l’occupazione è stata - appunto - legittima, sommata a quella per l’occupazione abusiva per il periodo di occupazione eccedente l’occupazione legittima, fino alla restituzione del bene al legittimo proprietario rimesso al pristino stato, salvo che il proprietario non “abdichi” alla proprietà del bene accettando di lasciarlo all’occupante in cambio del risarcimento del danno, o salvo che l’amministrazione non lo faccia comunque proprio d’autorità ai sensi dell’articolo 43 dPR 327/2001, nel qual caso il termine finale del calcolo dell’indennità di occupazione illegittima sarà la data del provvedimento di acquisizione sanante di cui all’articolo 43 o di rinuncia “abdicativa” diretta o indiretta del proprietario (il quale abbia ad esempio intentato un’azione risarcitoria anziché restitutoria). Se si ritiene che l’articolo 43 non abbia efficacia retroattiva, e che per le occupazioni che siano diventate illegittime antecedentemente all’entrata in vigore del dPR 327 cit. valga ancora l’istituto della cosiddetta occupazione appropriativa (od occupazione acquisitiva, od accessione invertita), occorre distinguere se l’irreversibile trasformazione del bene si sia verificata  prima o dopo la scadenza dell’occupazione legittima. Se si è verificata prima, non è dovuta l’indennità di occupazione illegittima perché allo scadere del termine di occupazione legittima il bene diviene automaticamente di proprietà dell’ente occupante e cessa dunque l’occupazione temporanea: in tal caso spetterà al proprietario - oltre all’indennità di occupazione legittima per il periodo in cui è stata tale - il risarcimento del danno per il trasferimento della proprietà conseguente all’occupazione appropriativa, ma non un ulteriore risarcimento per il protrarsi illegittimo dell’occupazione. Se l’irreversibile trasformazione si è verificata dopo lo spirare del termine dell’occupazione legittima, vi è chi ritiene che in tal caso scatti l’occupazione appropriativa al momento dell’irreversibile trasformazione (purché - secondo un’opinione diffusa - in quel momento non sia ancora spirato il termine finale della pubblica utilità, vertendosi altrimenti nella diversa fattispecie dell’”occupazione usurpativa”): in tal caso l’indennità per l’occupazione illegittima decorre dalla scadenza dell’occupazione legittima fino alla data dell’irreversibile trasformazione. Vi è poi la diversa problematica dell’occupazione illegittima fin dall’origine perché intrapresa in assenza di una valida dichiarazione di pubblica utilità, inizialmente carente o successivamente annullata con effetto ex tunc dal giudice amministrativo: si parla in queste ipotesi di “occupazione usurpativa”, dove non si configura l’indennità di occupazione legittima (mancando appunto un’occupazione legittima) ma solo l’indennità di occupazione illegittima. Quanto al calcolo dell’indennità di occupazione illegittima, o per essere più esatti, del risarcimento del danno per l’occupazione temporanea illegittima, sussistono attualmente varie indicazioni giurisprudenziali. Un parametro di riferimento - oggi - è  l'articolo 43 cit., il quale, al comma 6, stabilisce che il risarcimento del danno da acquisizione sanante va commisurato al valore del bene, cui si aggiungono gli interessi moratori a decorrere dal giorno in cui il terreno sia stato occupato senza titolo, interessi che vanno evidentemente a ristorare il proprietario del mancato godimento del bene. Ora, ci sono varie possibilità di calcolo di tali interessi previsti dall’art. 43, i quali possono essere applicati: A) al valore originario del bene al momento dell’occupazione sine titulo, senza rivalutazione (ex plur. TAR BO 2160/2003, CDS AP 6/1998, CDS AP 3/1998, CASS 5525/1995); B) in analogia all’indennità di occupazione legittima, al valore del bene via via rivalutato (sulla base dei prescelti indici di rivalutazione, o sulla base di un indice medio) per ciascun anno di occupazione illegittima, aggiungendosi ulteriori  interessi dalla scadenza di ogni annualità alla data del soddisfo (cfr. la sterminata giurisprudenza in materia di calcolo dell’indennità di occupazione legittima); C) al valore del bene al momento del provvedimento di acquisizione coattiva sanante, calcolandoli in un’unica soluzione a decorrere dalla data di occupazione sine titulo. In ogni caso molti dubbi si registrano in giurisprudenza riguardo all'ammissibilità degli interessi sulla rivalutazione, e in generale riguardo alla compatibilità o cumulabilità degli interessi, moratori o compensativi, con la rivalutazione. Per una serie di ragioni mi sembra preferibile la soluzione “B”, salvo il maggiore importo corrispondente ai frutti e ad ogni altra utilità che il proprietario riuscisse se del caso a dimostrare di avere perduto durante il periodo in questione. Quanto al tasso degli interessi di mora, mancano nell’art. 43 riferimenti a norme specifiche (mentre ad esempio l’articolo 12 comma 7 della legge 865/71 faceva esplicito riferimento al tasso di sconto), e pertanto mi pare non vi siano particolari ragioni per applicare il tasso stabilito ai sensi e per gli effetti dell'art. 35 del capitolato generale d'appalto per le opere di competenza del Ministero dei lavori pubblici, piuttosto che quello ai sensi del decreto legislativo 9 ottobre 2002 n. 231 (attuazione della direttiva 2000/35/CE relativa alla lotta contro i ritardi di pagamento nelle transazioni commerciali, vedasi comunicato del Ministero dell'Economia e delle Finanze nella G.U. 10 del 13.1.2006). Mi sembra che la soluzione più immediata e semplice sia quella di fare puramente e semplicemente riferimento ai generali principi del codice civile, e dunque al tasso legale ai sensi dell’articolo 1224 primo comma c.c., lasciando al proprietario la possibilità di dimostrare un eventuale maggior danno ai sensi del medesimo articolo secondo comma.


D.P.R. 327/2001
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ter quater quinquies sexies
septies octies nonies 53 54 55
56 57 bis 58 59        

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