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ANNO XVII
ISSN 1971-9817
   
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Per svincolare a favore degli eredi la somma depositata, dobbiamo richiedere la dichiarazione di successione ?


PROVINCIA DI LA SPEZIA: « CRONOLOGIA : 1988 - Versamento indennità presso Cassa DD.PP. a favore dei  2 intestatari catastali di un terreno espropriato per la realizzazione di un'opera pubblica. -  1991 - Emissione del decreto di esproprio contro gli intestatari catastali. Il provvedimento viene registrato e trascritto ma gli intestatari catastali non svincolano le polizze in attesa che si dirima un contenzioso in atto con la P.A. espropriante. - 1999 - Muore uno dei 2 intestatari catastali. - 2001 - Legge 383 che abolisce l'imposta di successione. - 2004 - Muore il 2° intestatario catastale. - 2006 - Gli eredi di entrambi gli intestatari catastali chiedono alla P.A. competente lo svincolo della polizza ognuno secondo i propri diritti. Quesito:  a quali adempimenti è tenuta la P.A. espropriante nei 2 casi sopra esposti ? Occorre chiedere una dichiarazione  di successione integrativa in cui venga  denunciato il valore della polizza  almeno nel 1° caso ? Oppure la P.A. che provvede allo svincolo ed al pagamento dell'indennità depositata  non è tenuta a richiedere la prova del pagamento dell'imposta di successione ? Come si accerta la qualità di erede in difetto di una denuncia di successione ? »


PL -  Le questioni sono due: a chi compete l’accertamento degli aventi diritto, e come procedere all’accertamento stesso. Per quanto riguarda la prima questione, nella procedura di svincolo dell’indennità depositata regolata dalla normativa ante TU (applicabile - ratione temporis - alla fattispecie in questione), l’autorizzazione allo svincolo trova la sua primigenia disciplina nell’articolo 55 della legge fondamentale 2359/1865, il quale la attribuisce al Prefetto, udito il Consiglio di Prefettura; la successiva legge 686/1926 all’articolo 1 sposta la competenza al Tribunale, che vi provvede con atto di volontaria giurisdizione previo certificato attestante la non opposizione rilasciato dal Prefetto. Per le opere degli enti locali, è poi intervenuto l’articolo 12 della legge 865/71 a stabilire che il pagamento delle somme depositate avviene in base al solo nulla osta del Prefetto che accerta la piena e libera proprietà del bene. Il successivo art. 106 del DPR 616/1977 ha trasferito alle Regioni le funzioni amministrative concernenti i procedimenti di espropriazione per pubblica utilità, salvo quelli relative alle opere pubbliche di spettanza dello Stato, e la Regione Liguria con l’art. 9 della LR 3/1999 art. 9 ha demandato alle Province le funzioni regionali di cui al titolo II della legge 865/71. Pertanto per le opere statali ante TU, lo svincolo continua ad essere subordinato all’autorizzazione del Tribunale preceduto dal certificato prefettizio di mancata opposizione, mentre per le opere provinciali liguri il nulla osta di cui all’articolo 12 cit. viene rilasciato direttamente dalla Provincia. E’ peraltro invalsa una prassi della Cassa DDPP di richiedere anche per le opere non statali un certificato di mancata opposizione, certificato che - tuttavia - non potrà anch’esso - in questo caso - che provenire dalla Provincia. In definitiva nella vostra regione per le procedure di esproprio ante TU per opere non statali compete alla Provincia accertare la piena e libera proprietà del bene in capo al soggetto che richiede lo svincolo, che ne risulti titolare al momento dell’emanazione del decreto di esproprio. Se quel soggetto è deceduto successivamente al decreto di esproprio, il diritto alla liquidazione della somma si è trasferito in capo agli eredi, ed è del tutto logico ritenere che alla Provincia competa autorizzare lo svincolo a favore degli eredi accertandone il diritto. Si pone a questo punto la seconda questione, quella di chiarire in che modo possa avvenire tale accertamento. Si possono verificare due situazioni: 1) è riconducibile alla volontà testamentaria del de cuius la espressa disposizione delle somme depositate; 2) non è riconducibile alla volontà testamentaria del de cuius una espressa disposizione delle somme depositate. Nel primo caso ritengo che l’amministrazione possa senz’altro attenersi alla volontà testamentaria, se pacifica, anche in assenza di una dichiarazione di successione. Nel secondo caso il documento cui fare prioritariamente riferimento dovrebbe essere la dichiarazione di successione. Sennonché, l’imposta sulle successioni, per effetto della legge 383/2001, è stata soppressa, e la nuova disciplina si applica ai beneficiari (eredi e legatari) delle successioni che sono state aperte a partire dal 25 ottobre 2001; ebbene, mentre prima di tale data la dichiarazione  doveva contenere - tra l’altro - crediti, libretti, conti correnti, titoli nonché (è ragionevole ritenere) le polizze di deposito dell’indennità, dopo tale data l’obbligo della denuncia di successione continua a sussistere solamente se nel patrimonio ereditario siano inseriti beni immobili o diritti reali sugli stessi ai fini dell’assolvimento delle imposte ipotecarie e catastali gravanti sugli stessi.  In particolare i conti correnti, i libretti di risparmio, i titoli, non devono essere più inseriti nella dichiarazione di successione, e per svincolare tali somme alcune banche richiedono l’autocertificazione resa dagli eredi, altre richiedono l’atto notorio reso da due testimoni - che non siano parenti o affini del defunto o degli eredi - dinanzi al cancelliere della pretura o dinanzi al notaio. Poiché, nel caso prospettato, uno dei due espropriati è deceduto prima dell’abolizione dell’imposta di successione, e l’altro dopo, ritengo che nel primo caso possa richiedersi l’esibizione della dichiarazione di successione che disponga delle somme depositate, mentre nel secondo caso sia idonea una autocertificazione concordante e univoca di tutti coloro che dalla dichiarazione di successione risultano eredi, o, in mancanza di dichiarazione, da parte dei soggetti legittimari. Tuttavia non ritengo che se - nel primo caso - non venga presentata la dichiarazione di successione, sia perciò stesso inibito lo svincolo. Infatti il compito della Provincia non è quello di accertare il pagamento del tributo, ma quello di accertare se i richiedenti lo svincolo ne abbiano diritto. E nulla impedisce che i richiedenti possano provare con altri mezzi il loro status di legittimi eredi delle somme depositate. Pertanto non ritengo legittimo che l’amministrazione che autorizza lo svincolo dell’indennità subordini lo svincolo stesso a condizioni ulteriori - quale il pagamento dell’imposta di successione - rispetto a quelle previste dalla legge in materia di esproprio (definitività della somma e titolarità del diritto). A completamento dell’argomento, nonostante non riguardi le fattispecie in questione ma le successioni aperte dopo il 3 ottobre 2006, faccio presente che l’obbligo generalizzato della dichiarazione di successione, e, più in generale, l’imposta di successione sotto le mentite spoglie dell’imposta di registro, sono stati reintrodotti dall’articolo 6 del DL 3 ottobre 2006 n. 262 - in attesa di conversione -, il quale ha aggiunto agli atti soggetti a registrazione di cui all’articolo 2 del DPR 131/1986 le “dichiarazioni di trasferimento per causa di morte”, da presentarsi - come le dichiarazioni di successione - all’ufficio del registro nella cui circoscrizione era l’ultima residenza del defunto entro dodici mesi dalla data di apertura della successione; rimangono esenti dall’imposta e dalla dichiarazione solamente i titoli del debito pubblico « e ogni altro bene o diritto, dichiarati esenti da imposta da norme di legge » (lettera e).


D.P.R. 327/2001
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45 46 47 48 49 50 51 52 bis
ter quater quinquies sexies
septies octies nonies 53 54 55
56 57 bis 58 59        

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