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ANNO XVI
ISSN 1971-9817
   
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Quale indennità per una condotta idrica interrata ?


COMUNE DI SASSETTA:« Come si calcola la somma da offrire ex art.20, comma 1, nonché l'indennità di un area non edificabile priva di manufatti edilizi, per asservimento, relativamente al passaggio di una condotta idrica interrata ? »


PL - Non esistono regole precise in ordine alle modalità di calcolo dell’indennità di asservimento coattivo per pubblica utilità: l’art. 44 del dPR 327/2001 si limita infatti ad affermare puramente e semplicemente che l’indennità è dovuta. Nel caso di condotta idrica il riferimento più immediato è comunque l’articolo 1038 del codice civile in materia di indennità per l’imposizione della servitù coattiva di acquedotto (non per pubblica utilità). L’articolo 1038 stabilisce che la relativa indennità è composta da: a) il valore del suolo occupato dalle opere; b) metà del valore del suolo occupato per deposito materiali di estrazione e getto degli spurghi; c) danni diretti (piantagioni distrutte, ripristini, ecc.); d) danni indiretti (aumento dei costi di produzione, deprezzamento del fondo, intersecazione, ecc.). Va subito detto che non è chiaro se l’articolo 1038 sia applicabile tanto all’acquedotto a cielo aperto quanto all’acquedotto in condotta interrata: è evidente infatti la sperequazione nel pagare a valore pieno alla stessa maniera un terreno tanto se sia totalmente inibito all’uso di superficie (come nel caso dell’acquedotto a cielo aperto), quanto se rimanga totalmente utilizzabile in superficie (come nel caso della condotta interrata): anche la Cassazione, nella sentenza a Sezioni Unite 51/2001, afferma - tuttavia con riferimento alle fasce laterali - la legittimità del pagamento del valore pieno qualora l’utilizzo del fondo da parte del proprietario venga completamente pregiudicato (e dunque equiparato di fatto ad un esproprio della proprietà). Va in ogni caso osservato che l’articolo 1038 non fa distinzioni in ordine al tipo di opera che viene realizzata. Applicando l’articolo 1038 alla condotta interrata si perviene a riconoscere un VAM per la superficie interessata dallo scavo, (anche se la profondità alla quale viene posizionato il tubo non pregiudica la coltivazione), sommato alla metà del VAM delle eventuali fasce laterali destinate alla manutenzione, (equiparate per analogia a quelle destinate al deposito delle materie estratte e allo spurgo di cui al secondo comma dell’articolo 1038), oltre alla metà del VAM delle aree occupate per il deposito delle materie estratte e per il getto dello spurgo, e oltre agli eventuali danni diretti e indiretti. Si è parlato di VAM e non di valore venale, perché la giurisprudenza ha costantemente affermato che, mentre l’indennità civilistica è rapportata al valore venale del fondo, l’indennità di asservimento coattivo per pubblica utilità deve essere rapportata al valore di esproprio (es. CASS SSUU 51/2001, CASS 8097/2000), per scongiurare l’aberrante possibilità che l’indennità di esproprio venga a risultare inferiore all’indennità di asservimento, cioè che un detrimento maggiore (l’esproprio della piena proprietà) possa essere remunerato in misura inferiore a un detrimento minore (il semplice asservimento). La giurisprudenza indica sovente la necessità di individuare, di volta in volta in relazione al grado concreto di impatto dell’opera sul godimento del fondo, un rapporto percentuale tra l’indennità di asservimento e una virtuale indennità di esproprio, se del caso calcolata con il criterio complementare (ex plur. CASS 464/2006, CASS 21401/2005, SSUU 104/1999).


D.P.R. 327/2001
1 2 3 4 5 6 7 8 9
10 11 12 13 14 15 16 17 18
19 20 21 22 bis 23 24 25 26
27 28 29 30 31 32 33 34 35
36 37 38 39 40 41 42 bis 44
45 46 47 48 49 50 51 52 bis
ter quater quinquies sexies
septies octies nonies 53 54 55
56 57 bis 58 59        

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