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ANNO XVII
ISSN 1971-9817
   
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Quale indennità per una galleria artificiale ?


ALESSANDRO PARIS: « Nel caso in cui vi sia in progetto per nuova viabilità stradale, la costruzione di una galleria artificiale completamente sviluppata sotto il piano campagna, come devo calcolare l'area d'esproprio della stessa? E' valida la sola proiezione sulla superficie del terreno, o devo tener conto di eventuali fasce di rispetto? E se si, in base a quale normativa vigente? »


PL - A parte gli imbocchi della galleria, che vanno sempre espropriati e indennizzati come esproprio, nessuna indennità - e nessuna servitù - deve essere prevista per il prosieguo del tracciato se la galleria si inoltra a tale profondità che il proprietario non abbia interesse ad escluderla (art. 840 c.c.). Se la galleria non è a simile profondità, ed è causa di una effettiva riduzione della possibilità di esercizio della proprietà, deve essere imposta una servitù perpetua di galleria, ovvero, a seconda degli orientamenti, un diritto di superficie, il cosiddetto “dominio sotterraneo”, e corrisposta al proprietario del fondo asservito o gravato del diritto di superficie sotterranea la relativa indennità: a meno che l’impatto dell’opera sulla proprietà non sia tale da comprometterne in toto il godimento, dovendosi in tal caso procedere all’esproprio anziché all’asservimento. Il calcolo dell’indennità per tale genere di procedura ablatoria non è scritto da nessuna parte. In giurisprudenza si è affermato l’orientamento in base al quale, ai fini della determinazione dell’indennità di asservimento, la virtuale indennità di esproprio funge da parametro cui va applicata la percentuale ritenuta più adeguata in relazione al contenuto della servitù imposta ed agli eventuali danni verificatisi (es. CASS 12.1.2006 n. 464). L’applicazione pratica di questo criterio si scontra con la obiettiva difficoltà di individuare in maniera non apodittica la suddetta percentuale. Il criterio principe rimane sicuramente quello basato sul più probabile valore complementare (es. CASS 7.4.1994 N. 3290), commisurando l’indennità alla differenza tra quanto valeva il fondo prima dell’opera e quanto vale dopo, e prendendo come riferimento - secondo ormai consolidata giurisprudenza - non il valore di mercato, ma quello di esproprio. L’applicazione di questo criterio presuppone in ogni caso l’esistenza di un mercato per la valutazione del terreno nella situazione in cui viene a trovarsi ad opera compiuta. A livello di prassi sono poi diffuse varie metodologie che attingono più o meno creativamente alle sporadiche norme regolatrici l’indennità di asservimento: l’articolo 1038 c.c. per la servitù di acquedotto, l’articolo 1053 c.c. per la servitù di passaggio, l’articolo 123 TU RD 1775/1933 per la servitù di elettrodotto (articolo abrogato dal dPR 327/2001). Questa ultima norma in particolare (che prevede il ristoro della diminuzione di valore del fondo ovvero, in ogni caso, il valore del terreno occupato dai basamenti allargato alla zona di rispetto, sommato ad un quarto del valore del terreno per la parte strettamente necessaria al transito per il servizio delle condutture all’interno della proiezione dei conduttori, e sommato a tutti i danni prodotti durante la costruzione della linea  e col servizio della conduttura) potrebbe fornire una qualche (comunque discutibile) analogia.


D.P.R. 327/2001
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19 20 21 22 bis 23 24 25 26
27 28 29 30 31 32 33 34 35
36 37 38 39 40 41 42 bis 44
45 46 47 48 49 50 51 52 bis
ter quater quinquies sexies
septies octies nonies 53 54 55
56 57 bis 58 59        

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