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ANNO XVII
ISSN 1971-9817
   
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Come deve essere comprovata la sussistenza del rapporto di affitto agrario ?


COMUNE DI PONTEDERA: « Il fittavolo che presenta una semplice denuncia di affitto agrario ai sensi del dpr 26.04.1986 n. 131 e ai sensi della L.448 del 23.12.98 è sufficiente per poter percepire l'indennità prevista dal dpr 327/2001 art.37 comma 9 ? E' essenziale l'esistenza di un contratto di affitto valido e regolarmente trascritto come prevedeva la vecchia legge ? »


PL -  Ai sensi dell’articolo 1 della legge 3 maggio 1982 n. 203 « norme sui contratti agrari » i contratti di affitto a coltivatore diretto durano quindici anni. L’articolo 41 stabilisce che i contratti ultranovennali, anche se verbali o non trascritti, sono validi ed hanno effetto anche riguardo ai terzi. Ciò ha costituito, per quanto riguarda i fittavoli coltivatori diretti, il superamento della ordinaria disciplina civilistica, costituita dagli artt. 1350, n. 8, e 2643, n. 8, cod. civ., secondo la quale i contratti di locazione immobiliari ultranovennali – ivi compresi quelli agrari - debbono farsi per atto pubblico o scrittura privata, sotto pena di nullità (CASS 10651/1997). Invece l’art. 41 della legge n. 203 del 1982 non ha ripristinato per i contratti d’affitto di fondi rustici a conduttore non coltivatore diretto, il sistema a forma libera vigente anteriormente all’emanazione della legge n. 606 del 1966, atteso che, come risulta chiaramente dall’art. 23 della detta legge n. 203, l’art. 41 non si applica ai contratti d’affitto a conduttore non coltivatore diretto, sicché deve ritenersi che a tali contratti si continui ad applicare, relativamente alla prova di essi, l’art. 3 della legge n. 606, che ne richiede la prova scritta (CASS 11689/1992). Tuttavia la disciplina del contratto agrario a non coltivatore diretto non si pone ai nostri fini, volendo aderire alla costante giurisprudenza della Corte di Cassazione secondo la quale l’indennità aggiuntiva in materia di espropriazione spetta solo al fittavolo coltivatore diretto. Pertanto la forma del contratto di affitto di fondo rustico per il fittavolo coltivatore diretto è libera, e non vi è obbligo di prova scritta. Non è dunque dato all’acquirente e all’espropriante del fondo alcun mezzo legale per conoscere se sussista il contratto di affitto. Mentre l’articolo 23 comma 5 L. 1/78, aggiunto dall’art. 7 della legge 385/1980, consentiva di erogare l’indennità dietro autocertificazione (« il pagamento delle indennità aggiuntive è subordinato ad apposita dichiarazione scritta, resa nei modi e nelle forme previste dall’art. 4 della legge 4 gennaio 1968, n. 15, dalla quale risulti la qualità di fittavolo, di mezzadro, di colono o di compartecipante relativo al suolo oggetto del procedimento espropriativo »), oggi il testo unico dpr 327/2001 non si accontenta più dell’autocertificazione, richiedendo « un riscontro della effettiva sussistenza dei relativi presupposti » (art. 42). Vero è che tale precisazione è contenuta all’articolo 42 e non all’articolo 37 comma 9, ma ritengo che non sia concepibile alcuna differente modalità di accertamento dei requisiti. Pertanto il fittavolo dovrà provare la sussistenza del contratto di affitto agrario e la diretta coltivazione del terreno da almeno un anno prima della data in cui vi è stata la dichiarazione di pubblica utilità. L’onere di tale dimostrazione spetta al fittavolo medesimo, dal momento che non è imputabile all’amministrazione espropriante il fatto che tra le parti private non sia stato registrato un contratto scritto: le parti, infatti, così facendo, si sono assunte le conseguenze delle difficoltà probatorie connaturate a tale forma contrattuale. Le prove possono ad esempio essere desunte dalla dichiarazione del reddito agrario (spettante al fittavolo) nella dichiarazione dei redditi, o dalle ricevute di pagamento dei canoni annuali calcolati ai sensi della legge 203. Per quanto riguarda la denuncia del contratto di affitto agrario ai sensi dell’imposta di registro (atti di enunciazione di contratti verbali di affitto di beni immobili ex art. 22 DPR 131/1986), mi sembra senz’altro idonea se effettuata in tempi non sospetti (cioè prima che il presunto fittavolo possa aver avuto notizia dell’esproprio, direi prima della comunicazione al proprietario di avvio del procedimento preordinato alla dichiarazione di pubblica utilità in analogia all’art. 32 dpr 327, dal momento che il proprietario deve farsi carico di informare il fittavolo dell’esproprio per mettere in condizione l’amministrazione di immettersi nel bene libero da persone o cose).


D.P.R. 327/2001
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45 46 47 48 49 50 51 52 bis
ter quater quinquies sexies
septies octies nonies 53 54 55
56 57 bis 58 59        

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