Le condizioni di legittimità della nuova acquisizione coattiva sanante si possono ricavare dalla combinata lettura del comma 1 dell'art. 42-bis e della relativa rubrica, la quale riprende il riferimento del previgente art. 43 alla «utilizzazione senza titolo di un bene per scopi di interesse pubblico».
§ 1. Generalità sulle condizioni di acquisizione
Le condizioni di legittimità della nuova acquisizione coattiva sanante [241] si possono ricavare dalla combinata lettura del comma 1 dell’art. 42-bis [242] e della relativa rubrica, la quale riprende il riferimento del previgente art. 43 alla «utilizzazione senza titolo di un bene per scopi di interesse pubblico».
Anzitutto occorre allora che un bene immobile sia utilizzato per scopi di interesse pubblico. In secondo luogo, è necessario che l’utilizzo sia sine titulo, cioè il procedimento di acquisizione del bene sia degenerato in una situazione di illegittimità. Inoltre, la procedura in discorso richiede che il bene sia stato «modificato» nel corso dell’illegittima occupazione. La procedura stessa, in aggiu .... [continua]
All'indomani del deposito della sentenza n. 293/2010 della Corte costituzionale, parte della dottrina riteneva già imminente la reintroduzione di una norma sostanzialmente identica a quella censurata, ma ovviamente immune dai riscontrati vizi formali.
All’indomani del deposito della sentenza n. 293/2010 della Corte costituzionale, parte della dottrina riteneva già imminente la reintroduzione di una norma sostanzialmente identica a quella censurata, ma ovviamente immune dai riscontrati vizi formali [129]. Il legislatore, invece, attendeva ben nove mesi prima di ridisciplinare le occupazioni sine titulo, determinando un “interregno” tutto sommato piuttosto lungo tra l’art. 43 e l’art. 42-bis, durante il quale tornava a manifestarsi quello stesso disagio di fronte alle occupazioni illegittime del soggetto pubblico che trent’anni prima aveva determinato la nascita dell’occupazione acquisitiva.
L’analisi della giurisprudenza che, in questi nove mesi, «ha cercato soluzioni per la travagliata materia collegata alla realizzazione di opera pubbliche in procedimenti ablatori non conclusisi con un formale provvedimento di espropriazione» [130], .... [continua]
Nel 1998, per bilanciare gli effetti della privatizzazione del pubblico impiego e nello stesso provvedimento normativo che disponeva tale privatizzazione, il legislatore rimetteva alla giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo la materia dell'urbanistica ed edilizia, tradizionalmente caratterizzata da un'elevatissima incidenza di diritti soggettivi, specie per quanto riguarda il profilo delle espropriazioni per pubblica utilità e dei relativi risvolti patologici.
§ 2.1 Il nuovo riparto di giurisdizione
Nel 1998, per bilanciare gli effetti della privatizzazione del pubblico impiego e nello stesso provvedimento normativo che disponeva tale privatizzazione [73], il legislatore rimetteva alla giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo la materia dell’urbanistica ed edilizia [74], tradizionalmente caratterizzata da un’elevatissima incidenza di diritti soggettivi, specie per quanto riguarda il profilo delle espropriazioni per pubblica utilità e dei relativi risvolti patologici.
L’innovazione sembrava «assegnare la cosiddetta “occupazione acquisitiva” alla giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo» [75], ritenuto «più comprensivo» [76] di quello ordinario, e forse proprio per questo in seno alla Suprema Corte emergeva un orientamen .... [continua]
Nel corso del XX secolo, le occupazioni illegittime non hanno mai trovato compiuta regolamentazione in norme di legge. Le conseguenze giuridiche di tali occupazioni, quindi, erano il frutto di un'intensa opera di creazione giurisprudenziale, alla quale il legislatore e la Corte costituzionale avevano dato un contributo tutto sommato marginale.
Nel corso del XX secolo, le occupazioni illegittime [27] non hanno mai trovato compiuta regolamentazione in norme di legge. Le conseguenze giuridiche di tali occupazioni, quindi, erano il frutto di un’intensa opera di creazione giurisprudenziale, alla quale il legislatore e la Corte costituzionale avevano dato un contributo tutto sommato marginale. Vera protagonista nell’elaborazione dell’istituto era stata infatti la Corte di cassazione, alla quale l’occupazione acquisitiva [28] deve le proprie origini e la propria affermazione.
Le origini dell’istituto si fanno normalmente risalire alla c.d. “sentenza Bile” [29], resa appunto dalla Corte di cassazione, a Sezioni Unite, nel 1983. A dir la verità, però, la stessa sentenza riconosceva espressamente di aderire ad un orientamento precedente [30], emerso poco prima ed ancora in via di affermazione [31], ma già avvallato dalle stesse Sezioni Unite [32]. D’al .... [continua]
In caso di espropriazione per pubblica utilità, il detentore del bene espropriato, in genere il medesimo ex proprietario, può rimanere nel godimento dello stesso nonostante l'immissione in possesso, giusta l'articolo 24.4 del dPR 327/2001. Sorge in tal caso la questione se e quando possa configurarsi un'interversione nel possesso tale da consentire il decorso di un eventuale possesso ad usucapionem, nell'inerzia dell'amministrazione espropriante.
In caso di espropriazione per pubblica utilità, il detentore del bene espropriato, in genere il medesimo ex proprietario, può rimanere nel godimento dello stesso nonostante l'immissione in possesso, giusta l'articolo 24.4 del dPR 327/2001. Sorge in tal caso la questione se e quando possa configurarsi un'interversione nel possesso tale da consentire il decorso di un eventuale possesso ad usucapionem [1], nell'inerzia dell'amministrazione espropriante.
La giurisprudenza [2], riferita al regime ante testo unico dPR 327/2001, parte dal presupposto che con l'emanazione del decreto di esproprio consegue ipso iure l'impossessamento del bene in capo al beneficiario dell'esproprio, in quanto l'espropriazione avviene a titolo originario e travolge tutti i diritti incompatibili (art. 52 L. 2359/1865), non lasciando spazio «all'autonoma rilevanza di eventuali situazioni fattuali, quale il possesso». La Suprema Corte ritiene che tr .... [continua]
L'irrequietezza della disciplina delle illegittime occupazioni poste in essere dalla p.a., che sono oggetto da molti decenni di interminabili contrasti sia in dottrina che in giurisprudenza, è dovuta in larga parte alle profonde differenze che separano l'occupazione illegittima di diritto comune e quella posta in essere dal soggetto pubblico.
§ 1. Premessa
L’irrequietezza della disciplina delle illegittime occupazioni poste in essere dalla p.a., che sono oggetto da molti decenni di interminabili contrasti sia in dottrina che in giurisprudenza, è dovuta in larga parte alle profonde differenze che separano l’occupazione illegittima di diritto comune e quella posta in essere dal soggetto pubblico [1]. Tali differenze affondano le radici nello stesso concetto di pubblica amministrazione, il cui scopo istituzionale di curare il pubblico interesse ne permea tutta l’azione, dall’attività provvedimentale rispettosissima della legalità alle forme più scorrette di impossessamento del bene altrui. Se è così, però, l’interprete non potrà applicare serenamente alle occupazioni illegittime poste in essere dalla p.a. quelle stesse re .... [continua]
La violazione di legge, costituente il primo motivo di ricorso, non è stata ritenuta sussistente dai giudici marchigiani a detta dei quali «non è illegittima la prassi di unificare in un'unica comunicazione gli adempimenti di cui all'art. 20 comma 4, e 21, comma 2». Ciò che risulta invece necessario, prosegue il Collegio, «è che i termini di cui alle due suddette norme non siano sovrapposti, ma il secondo inizi a decorrere dopo la scadenza del primo», condizione rispettata dalla parte resistente.
1. Cenni sull’accettazione dell’indennità di espropriazione per pubblica utilità
Risulta utile, ai fini di un corretto inquadramento della materia oggetto della sentenza in esame, dedicare alcuni brevi cenni alla disciplina dettata dal D.P.R. 8 giugno 2001 n. 327 riguardo l’accettazione dell’indennità di espropriazione.
Nella fase sub-procedimentale dell’accettazione dell’indennità, il momento partecipativo risulta potenziato in ossequio a quanto disposto dal capo III della L. 7 agosto 1990, n. 241 e dall’art. 2, comma 2, del T.U. Espropri, a norma del quale il procedimento espropriativo si ispira ai principi fondamentali che reggono l’azione amministrativa, tra i quali, per quello che più qui interessa da vicino, il principio di pubblicità [1].
Al .... [continua]
La cessione volontaria è un istituto notoriamente connotato da difficoltà concettuali particolarmente impegnative. Alla base di queste incertezze si può intravedere l'equivoco ammiccamento del legislatore ad un trasferimento che possa contemporaneamente beneficiare della coattività del diritto pubblico e della consensualità del diritto privato. Sennonché, più che giovarsi dei vantaggi dell'una e dell'altra, la cessione volontaria sembra cumularne le difficoltà ed è questo il motivo per cui in questa rivista si è giunti talvolta a sconsigliarne l'uso.
§ 1. Premessa
La cessione volontaria è un istituto notoriamente connotato da difficoltà concettuali particolarmente impegnative. Alla base di queste incertezze si può intravedere l’equivoco ammiccamento del legislatore ad un trasferimento che possa contemporaneamente beneficiare della coattività del diritto pubblico e della consensualità del diritto privato. Sennonché, più che giovarsi dei vantaggi dell’una e dell’altra, la cessione volontaria sembra cumularne le difficoltà ed è questo il motivo per cui in questa rivista si è giunti talvolta a sconsigliarne l’uso [1].
La prudenza, però, può non essere sufficiente, nel senso che anche le amministrazioni più avvedute potreb .... [continua]
Dalla lettura della disciplina del T.U. in materia di espropriazioni balza agli occhi la palmare evidenza di una vera e propria sistematica commistione tra il momento subprocedimentale della determinazione indennitaria e il procedimento amministrativo principale; necessità, questa, ben esplicitata, d'altronde, dall'art. 8 T.U., il quale sottolinea che il decreto di esproprio possa essere emanato se, tra l'altro, sia stata determinata, anche se solamente in via provvisoria, l'indennità di esproprio.
§ 1. Premessa
Dalla lettura della disciplina del T.U. in materia di espropriazioni balza agli occhi la palmare evidenza di una vera e propria sistematica commistione tra il momento subprocedimentale della determinazione indennitaria e il procedimento amministrativo principale; necessità, questa, ben esplicitata, d’altronde, dall’art. 8 T.U., il quale sottolinea che il decreto di esproprio possa essere emanato se, tra l’altro, sia stata determinata, anche se solamente in via provvisoria, l’indennità di esproprio [1].
Non potrebbe essere diversamente partendo dal presupposto che l’avocazione alla mano pubblica di un bene di proprietà privata possa avvenire solamente dietro un ragionevole ristoro, sussistendo un vero e proprio principio di obbligatorietà dell&rsqu .... [continua]
La chiara disposizione normativa - non toccata dal recente decreto 28/2011 - non lascia adito a dubbi circa l'attribuzione del carattere di pubblica utilità (ed anche di indifferibilità e urgenza alle opere necessarie non solo per la realizzazione degli impianti alimentati da fonti rinnovabili, ma anche di tutte le opere connesse e le infrastrutture indispensabili alla costruzione e all'esercizio degli stessi impianti.
§ 1. Comma 1
Le opere per la realizzazione degli impianti alimentati da fonti rinnovabili, nonché le opere connesse e le infrastrutture indispensabili alla costruzione e all’esercizio degli stessi impianti, autorizzate ai sensi del comma 3, sono di pubblica utilità ed indifferibili ed urgenti.
§ 2. Commento al comma 1
La chiara disposizione normativa – non toccata dal recente decreto 28/2011 - non lascia adito a dubbi circa l’attribuzione del carattere di pubblica utilità (ed anche di indifferibilità e urgenza [1] alle opere necessarie non solo per la realizzazione degli impianti alimentati da fonti rinnovabili, ma anche di tutte le opere connesse e l .... [continua]
Con la Sentenza 181/11 la Corte Costituzionale integra il percorso avviato con le Sentenze 348 e 349 del 2007, a seguito del recepimento della modifica del Titolo V della Costituzione. Percorso volto a fornire indirizzi di matrice comunitaria, in materia di indennità di esproprio, alle azioni del legislatore e dell'esecutore amministrativo.
§ Premessa
Con la Sentenza 181/11 la Corte Costituzionale integra il percorso avviato con le Sentenze 348 e 349 del 2007, a seguito del recepimento della modifica del Titolo V della Costituzione. Percorso volto a fornire indirizzi di matrice comunitaria, in materia di indennità di esproprio, alle azioni del legislatore e dell’esecutore amministrativo.
Sotto il profilo estimativo, a cui questo contributo dedica specifica attenzione, appare palese il riferimento della Consulta al valore di mercato degli immobili assoggettati a procedura ablativa, tanto che si tratti di aree edificabili quanto di suoli non edificabili.
E poiché il valore di mercato conforma e indirizza l’approccio del valutatore, risulta necessario capire entro quali limiti storici e prospettici le indicazioni del Giudice delle Leggi vadano ricondotte, al fi .... [continua]
L'art. 42-bis, la cui rubrica è rimasta immutata rispetto a quella dell'art. 43, detta una disciplina che, per molti e significativi aspetti, si differenzia rispetto a quella della norma caducata a seguito della nota pronuncia della Consulta n. 293/10.
L’art. 42-bis, la cui rubrica è rimasta immutata rispetto a quella dell’art. 43, detta una disciplina che, per molti e significativi aspetti, si differenzia rispetto a quella della norma caducata a seguito della nota pronuncia della Consulta n. 293/10.
Le modifiche di maggiore rilievo si ravvisano nella formulazione del comma 1 dello stesso articolo ove, anzitutto, è espressamente previsto che il bene è acquisito al patrimonio dell’autorità “non retroattivamente”; precisazione, quest’ultima, che va in controtendenza rispetto all’interpretazione dell’art. 43 fornita dalla prevalente giurisprudenza, volta ad estendere, in via retroattiva, l'ambito di applicazione temporale della disciplina di cui al predetto art. 43, tanto da parlarsi di “acquisizione coattiva sanante”.
Altra differenza rispetto al passato va individuata nella previsione, in luogo del risarciment .... [continua]
Anche in occasione di questa storica pronuncia che ha finalmente restituito dignità ai terreni in edificabili,la sola preoccupazione dei nostalgici della ipotizzata equazione valore del fondo=suscettività edificatoria,delusi dalla precedente sentenza 348/2007,che non ha fornito spunti utili al riguardo, è stata quella di chiedersi se tra le righe della decisione sia possibile leggervi un ritorno anche per via indiretta alla nozione dell'edificabilità di fatto,naturalmente intesa come era stata elaborata dalla giurisprudenza degli anni 60' di semplice presenza nella zona delle principali opere di urbanizzazione primaria,o di vicinanza a terreni edificabili (o edificati);e quindi considerata sinonimo di edificabilità reale in contrapposizione a quella di edificabilità legale relegata,invece ai soli terreni gravati da vincoli idrogeologici,paesistici o da alcune tipologie di limitazioni legali.
I. Anche in occasione di questa storica pronuncia che ha finalmente restituito dignità ai terreni in edificabili,la sola preoccupazione dei nostalgici della ipotizzata equazione valore del fondo=suscettività edificatoria,delusi dalla precedente sentenza 348/2007,che non ha fornito spunti utili al riguardo, è stata quella di chiedersi se tra le righe della decisione sia possibile leggervi un ritorno anche per via indiretta alla nozione dell’edificabilità di fatto,naturalmente intesa come era stata elaborata dalla giurisprudenza degli anni 60’ di semplice presenza nella zona delle principali opere di urbanizzazione primaria,o di vicinanza a terreni edificabili (o edificati);e quindi considerata sinonimo di edificabilità reale in contrapposizione a quella di edificabilità legale relegata,invece ai soli terreni gravati da vincoli idrogeologici,paesistici o da alcune tipologie di limitazioni legali. Anche perché a sostegno di .... [continua]
Metodologie statistico matematiche di stima | Esempio di funzione di stima del valore dei terreni agricoli
§ Metodologie statistico-matematiche di stima
La ricerca sperimentale nell’ambito della disciplina dell’estimo, ferma restando la validità degli incontrovertibili principi della dottrina classica, già da molti anni ha individuato strumenti di analisi definibili di tipo scientifico (modelli estimativi, statistico-matematici), fondati sulla rilevazione di dati immobiliari (prezzi di mercati e caratteristiche intrinseche ed estrinseche degli immobili) e la loro elaborazione massiva.
Questi modelli mirano a spiegare le relazioni di tipi causa-effetto esistenti tra un insieme di variabili fisiche, tecniche, economiche, ecc., (caratteristiche immobiliari), dette variabili esplicative o indipendenti, e la variabile spiegata (dipendente) costitui .... [continua]
L'art. 42 bis DPR 327/2001 fa il suo ingresso nelle aule giudiziarie, come del resto era facilmente prevedibile, considerato il diffuso fenomeno delle occupazioni sine titulo, quello stesso fenomeno che ha gettato nello sconforto molte amministrazioni, “costrette” a rinunciare al provvedimento acquisitivo ex art. 43 TU, dopo la sentenza della Corte Cost. n. 293/2010.
L'art. 42 bis DPR 327/2001 fa il suo ingresso nelle aule giudiziarie, come del resto era facilmente prevedibile, considerato il diffuso fenomeno delle occupazioni sine titulo, quello stesso fenomeno che ha gettato nello sconforto molte amministrazioni, “costrette” a rinunciare al provvedimento acquisitivo ex art. 43 TU, dopo la sentenza della Corte Cost. n. 293/2010.
Dai primi interventi giurisprudenziali possono già evincersi alcuni spunti di riflessione.
Il TAR PG 229/2011, dopo aver percorso rapidamente le tappe dell'evoluzione giurisprudenziale e legislativa in materia di occupazione sine titulo di un bene per scopi di pubblico interesse, dall'istituto dell'occupazione acquisitiva, all'art. 43 TU, alla dichiarazione d’illegittimità costituzionale di quest'ultimo, conclude affermando: «Occorre considerare che, da ultimo, è intervenuto il d.l. 6 luglio 2011, n. 98, recante &ldquo .... [continua]
A chi non è capitato di esaminare un tipo redatto prima della circolare 2/88 e accorgersi in sede di materializzazione della linea dividente di non trovare rispondenza sui luoghi? Molto spesso i punti di appoggio delle misure erano inesistenti o le chiusure sui “termini” non quadravano mai con differenze spesso metriche. Il sospetto che tale tipo anziché essere derivato da rilievi sul posto, fosse frutto di misure effettuate con lo scalimetro sull'estratto di mappa, sorgeva spontaneo.
A chi non è capitato di esaminare un tipo redatto prima della circolare 2/88 e accorgersi in sede di materializzazione della linea dividente di non trovare rispondenza sui luoghi? Molto spesso i punti di appoggio delle misure erano inesistenti o le chiusure sui “termini” non quadravano mai con differenze spesso metriche. Il sospetto che tale tipo anziché essere derivato da rilievi sul posto, fosse frutto di misure effettuate con lo scalimetro sull’estratto di mappa, sorgeva spontaneo nella mente.
Il DPR 650/72 prima, le circolari catastali 2/87 e 2/88 con Pregeo dopo, hanno introdotto la formazione della maglia dei punti fiduciali con relative monografie, in modo che i punti appoggio del rilievo fossero certi e riconoscibili. Con questa metodologia generata dalla procedura Pregeo le nuove geometrie dei tipi sono ricostruibili sui luoghi con precisione centimetrica. A tal proposito cito la circ. 2/88: «La perfetta rispondenza degli ar .... [continua]
Fino alla introduzione del criterio del valore agricolo medio ad opera della L. 865 del 1971 (successivamente modificata dalla L. 10 del 1977) il quadro della legislazione in materia di indennità di espropriazione era caratterizzato dalla vigenza del criterio del valore venale che solo in casi specifici e particolari veniva derogato dal legislatore attraverso la previsione di diverse modalità di indennizzo.
§ 1.1 la giurisprudenza del serio ristoro: difficoltà di porre un limite alla discrezionalità del legislatore; i criteri indennitari mediati
Fino alla introduzione del criterio del valore agricolo medio ad opera della L. 865 del 1971 (successivamente modificata dalla L. 10 del 1977) il quadro della legislazione in materia di indennità di espropriazione era caratterizzato dalla vigenza del criterio del valore venale che solo in casi specifici e particolari veniva derogato dal legislatore attraverso la previsione di diverse modalità di indennizzo.
E' in questo contesto che si forma la giurisprudenza del "serio ristoro".
La Corte Costituzionale fin dal 1957 affermò, infatti, che l'indennizzo assicurato all'espropriato dall'art. 42, comma terzo, Cost., non deve costituire una integrale riparazione della p .... [continua]
I fattori estrinseci ed intrinseci | Scheda di rilevazione | Guida per la compilazione | Utilizzazione delle schede di rilevazione nelle stime puntuali | Elaborazione delle schede di rilevazione
§ Premessa
La valutazione di un bene immobile è un’operazione complessa in quanto si tratta di andare ad attribuire un valore di mercato ad un determinato bene, con una delle varie metodologie previste dalla disciplina dell’estimo.
Per valore si intende il prezzo, espresso in quantità di moneta, che la pluralità di acquirenti e venditori sarebbe rispettivamente disposta a corrispondere per la cessione ed acquisto di un bene in una libera contrattazione, condotta nei tempi ordinari in cui i beni similari sono offerti sul mercato locale.
Le metodologie di stima prevedono diversi approcci che consentono di risolvere tutte le possibili situazioni che possono presentarsi in rapporto allo stato specifico del bene, alla presenza .... [continua]
L'adozione di un provvedimento di acquisizione dovrebbe essere di per sé una garanzia sufficiente dell'assenza di colpa grave: a ben vedere, anzi, si tratta della miglior garanzia possibile, perché non si vede come si possa essere più diligenti di colui che, preso atto dell'esistenza di un'occupazione illegittima, si adopera per riportarla nell'alveo della legalità, anche a costo di far scattare a carico dell'ente di appartenenza uno scomodo obbligo risarcitorio, che comunque, prima poi, l'autorità occupante dovrà necessariamente sopportare.
§ 1. Premessa: l’obbligo di trasmettere alla Corte di conti il provvedimento di acquisizione
Tra le più rilevanti innovazioni dell’art. 42-bis d.P.R. 327/2001 rispetto al precedente art. 43 - del quale per molti aspetti la nuova norma ricalca le orme - spicca senz’altro l’obbligo, previsto dal comma 7, di trasmettere alla Corte dei conti il provvedimento di acquisizione [1].
Stimolando l’azione della procura erariale, il comma in parola gioca un ruolo fondamentale nell’economia dell’art. 42-bis. Al momento di valutare se riportare la procedura illegittima nell’alveo della legalità, infatti, gli operatori dell’ufficio competente sono ora tenuti a considerare, tra i pro e i contra delle loro azioni, anche il rischio di essere condanna .... [continua]
La legislazione in materia di espropriazioni per pubblica utilità, come noto, ha origine nella c.d. legge fondamentale n. 2359 del 1865 e arriva sino al d.P.R. 327/2011 (e successive modifiche), lungo un articolato percorso che ha visto susseguirsi pronunce dei vari livelli giurisdizionali italiani, ordinari e amministrativi, senza contare le pronunce della Corte Costituzionale e della Corte Europea dei diritti dell'uomo, alle quali il legislatore, non di rado, ha dovuto conformarsi, come dimostra il recentissimo intervento contenuto nel decreto legge 98/2011 (Disposizioni urgenti per la stabilizzazione finanziaria), che ha reintrodotto nel Testo unico espropriazioni l'articolo 43, dichiarato incostituzionale nel 2010, rinumerandolo nell'articolo 42-bis, il quale ha già avuto modo di suscitare un vivo dibattito nei primi commentatori.
§ 1. Premessa
La legislazione in materia di espropriazioni per pubblica utilità, come noto, ha origine nella c.d. legge fondamentale n. 2359 del 1865 e arriva sino al d.P.R. 327/2011 (e successive modifiche), lungo un articolato percorso che ha visto susseguirsi pronunce dei vari livelli giurisdizionali italiani, ordinari e amministrativi, senza contare le pronunce della Corte Costituzionale e della Corte Europea dei diritti dell’uomo, alle quali il legislatore, non di rado, ha dovuto conformarsi, come dimostra il recentissimo intervento contenuto nel decreto legge 98/2011 (Disposizioni urgenti per la stabilizzazione finanziaria), che ha reintrodotto nel Testo unico espropriazioni l’articolo 43, dichiarato incostituzionale nel 2010, rinumerandolo nell’articolo 42-bis, il quale ha già avuto modo di suscitare un vivo dibattito nei primi .... [continua]